State of the Union. Una brexit matrimoniale firmata Hornby e Frears

State of the Union ***

Il programma del Primo Ministro britannico Boris Johnson è chiaro: la priorità del suo governo è assicurare la partenza del Regno Unito dall’Unione Europea il prossimo 31 ottobre. Johnson è il capo di governo che ha tentato di sospendere l’attività del Parlamento per cinque settimane, decisione giudicata illegittima dalla Corte Suprema. La Gran Bretagna sta attraversando un periodo che definire turbolento è un eufemismo, una fase di estrema incertezza iniziata il 23 giugno 2016 con il referendum sulla Brexit dall’esito inatteso. Lo scenario post 31 ottobre, ammesso che sia questa la deadline e non venga pattuito un ulteriore rinvio, potrebbe implicare contraccolpi severi per l’economia britannica, dalla ripercussione sulla libera circolazione delle merci e dei lavoratori a possibili complicazioni per quanto riguarda l’approvvigionamento farmaceutico e alimentare. Cosa succede adesso? Compromesso in extremis? Uscita senza accordo? Nuove elezioni per rafforzare la posizione dei sostenitori duri e puri del Leave? Un secondo referendum? Il nodo dei controlli doganali da ripristinare tra le due Irlande, materia di delicatissima contrattazione e oggetto di un’intesa sul “recesso ordinato”, stipulata il 17 ottobre tra Juncker e Johnson, rischia di riaccendere le tensioni nell’Ulster. Mentre leggete queste righe, il Parlamento di Londra forse si sarà già pronunciato in proposito. Intanto, la Scozia minaccia iniziative per ottenere l’indipendenza. Un spettro si aggira nell’isola e il suo nome è “emergenza”. Un’emergenza che i conservatori pensano di superare “rienergizzando” il Regno Unito con misure patriottiche, un’emergenza che gli europeisti gradirebbero evitare, sostituendo l’inquilino di Downing Street in tempi rapidi. A dire il vero, l’opposizione pare divisa. Tutto lascia pensare che il futuro della Gran Bretagna sia una grande incognita. What’s next?

Il 2019 ci ha consegnato due miniserie di produzione britannica che fanno dell’emergenza il concetto su cui innestare l’intero dispositivo narrativo. Una, State of the Union, tratta di una crisi di coppia, l’altra, Years and Years, ci prepara a scenari sociali e politici segnati da un continuo precipitare di eventi. La Brexit è l’innesco morale di entrambe le storie. Lo spirito del tempo è caratterizzato da questa cesura epocale. Era quindi inevitabile che la sfera della serialità ne risultasse contagiata. Nel presente articolo ci soffermeremo sui dieci microepisodi di State of the Union, mentre nel prossimo, che pubblicheremo a breve, andremo a Manchester alla scoperta della famiglia Lyons.

Louise e Tom si ritrovano, sempre lo stesso giorno della settimana e presumibilmente sempre alla stessa ora, davanti a un calice di vino bianco, lei, e a una pinta di onesta birra London Pride, lui. È un classico pub inglese di un tipico suburb. Louise e Tom sono sposati da quindici anni. Tuttavia, sono anche in grave crisi. Louise è una geriatra, una donna brillante e in carriera. Tom è un critico musicale disoccupato. Lei lo ha tradito con un certo Matthew, lui ha perso il lavoro e non sa reagire. I due vanno dalla dottoressa Kenyon Long, terapista di coppia, per capirci qualcosa. Aprirsi a una sconosciuta è difficile, ma è anche l’unica strada da provare per salvare il matrimonio. Le loro miniriunioni alcoliche anticipano le sedute. Tom è restio a presentarsi davanti alla counselor, donna e dal nome così bizzarro. Al momento di affrontare il primo colloquio terapeutico, addirittura Tom gira i tacchi e scappa.

La dimensione del lavoro introduce già una variabile importante. Uomo bianco mediamente colto, con ogni probabilità di formazione umanistica, Tom, triturato dalla svolta digitale che ha messo in ginocchio le professioni intellettuali e la carta stampata, ha votato per il Leave, un po’ per reazione istintiva, un po’ per provocazione verso gli amici progressisti della moglie. Louise, ovviamente, è per il Remain. Già nel secondo episodio i loro dialoghi sono un florilegio di analogie tra il divorzio e la Brexit. “L: Quali sono le opportunità di grande cambiamento di cui parli? T: Non resteremo impantanati in tutta quella burocrazia. Possiamo fare i nostri accordi. L: Mi sono persa completamente. Non voglio più parlare della nazione. Voglio capire perché una Brexit coniugale sarebbe una grossa opportunità per te…”

I dialoghi di State of the Union sono stati scritti da Nick Hornby e la regia affidata a un mostro sacro della cinematografia britannica, il sempreverde Stephen Frears. Una solida coppia di autori assecondata dalle performance di due attori in stato di grazia, Rosamund Pike, che per la sua interpretazione ha vinto con merito un Emmy, e Chris O’Dowd, attore irlandese versato in ruoli brillanti e già protagonista di un’altra serie di successo, Get Shorty. State of the Union è una commedia dal formato particolare, dieci episodi da dieci minuti (scarsi) l’uno. Il minutaggio è quello giusto? La perfetta resa drammaturgica, priva di passaggi a vuoto o cadute di stile, suggerisce di sì. Il ritmo è avvincente, gli scambi dialogici calibrati al secondo. Questa creatura trasmessa in origine da Sundance TV, frutto del collaudato binomio Frears-Hornby, alleanza artistica rodata fin dai tempi di High Fidelity (2000), è un’opera di stampo cinematografico tagliata per lo sguardo contemporaneo.

Frears accompagna il flusso verbale con tocchi discreti. Abbondano i primi piani, un modo per centrare l’espressività dei volti. La bravura degli attori è tale che la complessità semantica degli intrecci argomentativi è spesso risolta dall’accentuazione di un’inflessione vocale, da un sorriso nervoso o dalla gestualità di uno dei contendenti. La macchina da presa abbandona le inquadrature strette solo nelle battute finali di ogni episodio, quando la coppia esce dal pub per recarsi dalla counselor. La puntata si chiude nell’attimo in cui i due suonano alla porta. Cosa accada tra le mura dello studio, lo possiamo intuire dalle conversazioni dell’episodio successivo. Meglio ancora: è sufficiente la disposizione attorno al tavolino di Tom e di Louise, la prossimità tra i corpi, i cangianti abiti di lei o le trasformazione del look di lui, ad indicarci un’evoluzione, un’involuzione, uno step raggiunto o mancato.

L’esperimento letterario è accattivante (l’omonimo libro è stato da poco pubblicato in Italia dalla casa editrice Guanda). Hornby concede allo spettatore una finestra limitata, costringendolo a prestare un’attenzione maniacale al testo, una sorta di attaccamento voyeuristico alla parola. I contenuti degli scambi sono graffianti e lo script densissimo. Tom e Louise ricorrono a vari espedienti retorici e ad un linguaggio altamente figurativo per decostruire gli anni di matrimonio: metafore, digressioni, ipotesi di futuri alternativi. Mettiamo che… Immaginiamo che tu… “L: Insomma, se noi… continuiamo a vivere separati, è quello che faremo. Ci diremo: Ciao. Come va? I ragazzi se la passano bene, no? Hai qualche bella foto della laurea. Felice di conoscerti, Naomi. T: Chi è Naomi? L: O Jenny o Jackie o quello che è, la tua nuova compagna. T: E questo non ti fa star male neanche un po’? L: No, non proprio. Cioè, se davvero ci separassimo, mi piacerebbe che tutti noi andassimo d’accordo. T: ‘Tutti noi’ include il tuo nuovo compagno, suppongo. Il tuo Colin o… Roger o Nigel? L: Oh, grazie. T: Sono solo esempi di nomi. L: Nomi davvero orrendi”.

La coppia inasprisce talvolta il tono delle voci ma non arriva mai al punto di rottura. Entrambi sembrano sperimentare una tecnica o un’arte di cui conoscono o scrivono essi stessi le regole di fondo. Il termine di paragone più prossimo potrebbe essere il gioco degli scacchi. Nel quarto episodio Tom esibisce un’ingessatura posticcia al braccio sinistro, comprata appositamente su internet per simulare i danni di una caduta (ed effettivamente Louise, per scuoterne l’indolenza, al termine dell’episodio precedente lo spintona sulle strisce pedonali gettandolo involontariamente a terra). Louise sfodera una delle migliori battute di tutta la serie: “La Kenyon si sentirà come il primo ministro, cazzo. Ha un piano e un obiettivo ma deve sempre dare la priorità ad altro. Tu che scappi. Tu che cadi… tu che fingi di avere il braccio rotto e non lo è”.

Il sesso, prosecuzione della comunicazione umana con altri mezzi, diviene allegoria del tempo storico. “T: Possiamo fare sesso post-Brexit? L: No. Io ho votato per la permanenza e tu no. Ti odio per questo. T: Ma potremmo trovare un compromesso. L: Sì, certo… un compromesso. Una stretta di mano e poi si scopa come ricci. T: Funziona così, no? Stavamo… andando avanti amichevolmente finché non sei andata a letto con un altro. L: Farò finta di non aver sentito”. I protagonisti guardano le altre coppie uscire dallo studio della consulente, per entrare poi nel pub dove siedono anche loro, oppure sostare per strada, sollevate o sconvolte. Sono gli unici momenti di distrazione per Tom e Louise. Dopo una seduta, un uomo, coetaneo di Tom, si rifugia nel bar, devastato dalla sofferenza. La moglie lo raggiunge e si confronta con lui. I protagonisti li osservano con ansia da cronista, spettegolano, esorcizzando così le proprie paure in un tipico esercizio di proiezione psicoanalitica. Il desiderio di espellere da sé il disagio spinge i protagonisti a concentrarsi sugli estranei, compresi due anziani, e a ricamare fantasie sullo stato delle relazioni altrui. Hornby ci incastra senza pietà. Noi osserviamo Tom e Louise, loro osservano gli altri. Possiamo liberarci da questo abbraccio? Anche se ci sentiamo assolti, siamo ugualmente coinvolti.

La moda dei gialli svedesi, i mondiali di calcio, l’onnipresente Shakespeare, le consolle di videogiochi, il rap britannico, le serie tv come collante delle serate familiari: Hornby nella sceneggiatura frulla ossessioni letterarie, frammenti della cultura pop contemporanea, cara alla classe media. In cento minuti la ricchezza, la fragilità, la bellezza del mestiere di vivere è messa magistralmente a nudo. L’affievolimento della passione è assimilabile a un mazzo di chiavi smarrito? L’amicizia è una possibilità reale tra un uomo e una donna al primo appuntamento? Il ritorno di un uomo all’amore è paragonabile ad una scarcerazione? L’espressione “I love you” galleggia sulla superficie di una relazione sentimentale o la sostiene nel profondo? Quanto può essere potente la noia nello scardinare la solidità di un matrimonio? Nick Hornby si è dichiarato disponibile a lavorare ad una seconda stagione, con differenti protagonisti. Avvertenza finale: con State of the Union resistere alla tentazione del binge-watching è uno sforzo vano…

Titolo originale: State of the Union
Numero degli episodi: 10
Durata media ad episodio: 10 minuti
Distribuzione originale: Sundance TV
Genere: Comedy, drama, satires

Consigliato a chi: procede nella vita facendosi un sacco di domande, ha votato un partito alle elezioni solo per fare un dispetto a qualcuno, crede che una chiacchierata di cinque minuti sia più utile di un’ora di counseling.

Sconsigliato a chi: pensa che mettersi in discussione sia un segno di debolezza, detesta parlare per metafore, non comprende come ci si possa appassionare ai cruciverba.

Visioni, letture e ascolti paralleli:

– La serie tv per eccellenza sulla psicoterapia: In Treatment, preferibilmente la versione americana interpretata da Gabriel Byrne;

– Un romanzo su Brexit e innamoramento: Il taglio di Antony Cartwright (66thand2nd Editore, 2019);

– Un disco sui chiaroscuri e i patemi dell’amore: No more shall we part di Nick Cave (2001)

Una scena clou: Tom che rivela ad una coppia di amici, casualmente incontrata al pub, ciò che non avrebbe mai dovuto rivelare.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.