Dumbo

Dumbo **1/2

Il film originale del 1941 era stato commissionato da Walt Disney ai suoi animatori, negli anni della Seconda Guerra Mondiale, a partire dalla storia storia scritta da Helen Aberson e illustrata da Harold Pearl, per il prototipo di un nuovo giocattolo.

Pensato prima come un cortometraggio e poi allungato sino a 63 minuti, Dumbo avrebbe dovuto essere un lavoro semplice, meno raffinato e complesso nelle animazioni, rispetto ai tre precedenti lungometraggi Disney, capace così di rientrare velocemente dei costi, recuperando le perdite che Pinocchio e Fantasia avevano accumulato l’anno prima.

Ed in effetti, rivedendo oggi il film del 1941 mostra esplicitamente i suoi intenti e i suoi limiti, riscattati da un paio di numeri musicali rimasti giustamente celebri, quello surrealista con gli elefanti rosa e quello finale con i corvi, che spingono Dumbo a volare.

Il nuovo adattamento, firmato da Ehren Kruger e portato sullo schermo da Burton, fa propri alcuni elementi dell’originale, affiancando alla storia del piccolo elefante, nato con le orecchie enormi, in un circo itinerante in Florida, quella di Holt Farrier, una star della compagnia diretta dal Sig. Medici, tornato dalla Grande Guerra senza un braccio e costretto a rinunciare al suo numero.

Siamo nel 1919 e Holt si occupa del piccolo elefante, assieme ai suoi due figli: questi ultimi scoprono presto che, grazie ad una piuma, il piccolo impacciato Jumbo jr è capace di volare.

Quando la notizia si diffonde per il Paese, l’imprenditore senza scrupoli V. A. Vandemere, convince Medici a entrare in società con lui, portando quello che ormai tutti chiamano Dumbo – dopo un numero andato male – e le altre sue attrazioni a Dreamland, un enorme parco giochi che sta inaugurando a New York e che ha bisogno di numeri strabilianti e sensazionali, per convincere il rude banchiere J.Griffin Remington a sostenerne i costi.

Ma all’interno della grande macchina da spettacolo immaginata da Vandemere, le cose non vanno come Medici avrebbe sperato…

Questa nuova versione di uno dei personaggi più amati del mondo Disney, se da un lato mantiene le premesse dell’originale – rivolgendosi prevalentemente al pubblico dei più piccoli, ampliando il percorso identitario dell’elefantino ed affiancandogli due co-protagonisti in carne ed ossa, ovvero i figli di Holt Farrier – dall’altro sembra essere per Burton una nuova occasione di fare i conti con se stesso e con il suo ruolo nell’industria cinematografica americana.

La storia originale diventa così il preambolo su cui si innesta questa nuova avventura: il film non si ferma più alla scoperta delle qualità eccezionali dell’elefantino dalle orecchie grandi, deriso da tutti. Ma mostra come la macchina dello spettacolo ne sfrutti senza scrupoli la deformità.

Burton aggiunge un altro capitolo alla sua galleria di freaks messi ai margini della società e poi usati senza scrupoli, perchè lo spettacolo ha la meglio su tutto.

Ma la riflessione di Burton, tra The Elephant Man e Venere Nera, si accontenta invece di rimanere in superficie, di non affondare mai davvero il colpo. Forse perchè, in fondo, questo è davvero un film per bambini e a loro è rivolto, ma certo si sente che la parte adulta avrebbe meritato uno spazio maggiore.

Rimane invece più in evidenza la metafora dello stesso Burton che, come Medici, è costretto dal successo a confrontarsi e venire a patti con il grande capitale, con le major, che costringono in catene, che mettono in ridicolo, che pretendono si voli senza rete, per appagare l’occhio prima che il cuore.

Questa immaginifica Dreamland newyorkese assomiglia tanto alle tentazioni della città dei balocchi, da cui si risveglia sempre con le orecchie d’asino e da cui non si può che fuggire.

E’ evidente che Burton ormai si identifichi con l’anziano Medici, artigiano irretito dalla fama e dal successo, ma capace ancora di riportare tutto alla sua dimensione più vera, liberando gli animali in gabbia e tornando ai numeri di sempre, in cui la magia è nella finzione, nell’immaginazione, nel trucco.

Se certamente il film non aggiunge molto alla carriera di Burton, è forse perchè le sue ambizioni sembrano essersi ridotte e la sua voce, un tempo così originale, tra grottesco e meraviglioso, si è fatta poco più che una firma, in calce ad un lavoro su commissione.

Eppure il suo Dumbo è un film che si muove perfettamente nel perimetro che si è scelto, ovvero quello della favola per bambini, segnando una sorta di armistizio tra Burton e la Disney, dove il giovane animatore diciottenne aveva mosso i suoi primi passi, al debutto degli anni ’80, prima di abbandonarla, per passare alla Warner e dar vita alle sue ossessioni più conosciute, che mettevano proprio in discussione il canone e la tradizione disneyana.

Qui Burton accetta di confrontarsi con quello stesso canone, facendo del suo Dumbo sia una dichiarazione d’indipendenza, sia un omaggio al giovane Walt, che proprio nel 1919, tornando dalla guerra, venne assunto in un’agenzia pubblicitaria, dove conobbe Ub Iwerks, responsabile con lui della creazione di Mickey Mouse.

E nella parte finale della rivolta e dell’incendio in cui tutto finisce in cenere, Burton sembra volerci dire che, come una fenice, il suo cinema – e anche quello della Disney – possono ancora rinascere in forme diverse e meno prevedibili.

Memorabile la scena degli elefanti rosa, rifatta da Burton con le bolle di sapone, quasi a volerci dire che la magia, lo stupore, l’incanto ci sono ancora, a volerli davvero vedere.

Perfetto il cast degli attori, guidato dai burtoniani Danny De Vito e Michael Keaton e supportato dai malinconici Farrell e Green, preziosa l’animazione del piccolo elefantino, che ha nell’espressività dei grandi occhi la sua vera forza.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.