Berlinale 2019. Conferenza stampa di Mid90s

Jonah Hill è diventato grande.

L’attore pacioccone che, a partire dal 2005, si è conquistato i cuori di milioni di ragazzini interpretando il simpatico sfigatello nelle commedie americane ad alto contenuto di Steve Carell e Seth Rogen, oggi è un uomo. La trasformazione da bruco a farfalla è iniziata con la presa in carico di un ruolo in Moneyball (2011), per cui è approdato agli Oscar con una nomination per il Migliore attore non protagonista. Due anni dopo, il copione si ripete con The Wolf of Wall Street (2013), passando per una collaborazione con Tarantino per Django Unchained (2012). Da allora, Jonah si è impegnato a mantenere ascendente la sua parabola, caricando di una vena matura i suoi monologhi di stand up comedy e scavandosi una nicchia professionale di tutto rispetto.

Evitato l’insidioso effetto McConaughey, il passo successivo per la sua carriera non poteva essere che il mettersi dietro alla macchina da presa. E così, nel gennaio 2019 esce nelle sale il suo debutto alla regia Mid90s, presentato nella sezione Panorama della 69esima Edizione del Festival Internazionale di Cinema di Berlino. La pellicola è incentrata su un gruppo di ragazzini preadolescenti alle prese con le difficoltà dell’ingresso nel mondo reale.

“La sfida alla base era fare sì che questi giovani ragazzi – la categoria più refrattaria del mondo a esprimere sentimenti – si mostrassero vulnerabili e mi dessero fiducia”, commenta Hill in conferenza stampa, “è grazie a un lungo processo di apertura reciproca che siamo riusciti a creare una chimica così forte nel gruppo”.

Fra i membri della crew figura un volto d’eccezione: “Avevo la certezza matematica che tutti avrebbero iniziato a dire che il mio è un remake stinto di Kids”, spiega Hill, “il collegamento è assolutamente ovvio, ma per far vedere che ci arrivavo persino io ho deciso di assegnare una parte minore ad Harmony Korine [n.b. il regista di Kids]”. In pratica, l’equivalente di una risatina ironica. E, tornando a parlare di cast, all’appello manca proprio Jonah: “Ormai sono nel circuito da un po’ e sapevo che, se avessi recitato anche io, tutti i nostri sforzi per dare vita a un’opera sperimentale e autonoma si sarebbero ridotti a ‘il nuovo film con Jonah Hill’”, spiega, “preferivo fossero i ragazzi e l’idea di fondo a spiccare”.

A conti fatti, esperimento riuscito: “Ho realizzato che fare il regista ha molto a che vedere col diventare un collante fra tutti gli individui coinvolti nella realizzazione del prodotto finale”, continua, “abbiamo lavorato bene, siamo stati trasparenti e con l’aiuto di attori straordinari sono riuscito a trasformare in narrazione collettiva un disagio personale attinto dai miei 20 anni, passati a seguire le regole di qualcun altro, completamente sprovveduto e senza direzione”.

Infine, un pensiero sul futuro:  “Sono sempre stato riconosciuto per lo humour facile delle commedie in cui ho recitato – che comunque adoro –, sento che continuando su questa strada potrò offrire ai ragazzini delle opportunità di intrattenimento diverse, che li facciano sentire compresi senza dover ridere di qualcun altro”, chiude, “nel mio piccolo, vorrei impattare in positivo il modo in cui le nuove generazioni guardano alla società”.

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