Hill House: una famiglia affronta i fantasmi del suo passato

Hill House è il racconto della famiglia Crain: Olivia (Carla Gugino) e Hugh (Timothy Hutton), due architetti che girano per gli Stati Uniti alla ricerca di vecchie case da acquistare, rimettere a nuovo e rivendere; per far questo sono obbligati a soggiornarvi per qualche tempo con i loro cinque figli. Arrivati nel Massachusetts sono alle prese con un’antica dimora gotica, Hill House appunto. L’incipit è travolgente: “…..”. I primi  episodi sono interamente dedicati all’esplorazione di queste sette personalità e del loro rapporto con la casa in una prospettiva temporale che alterna presente e passato nella ricomposizione di un puzzle emotivo turbato da un tragico episodio: il suicidio di Olivia avvenuto ormai più di vent’anni fa e su cui non è stato mai fatto pienamente luce.

L’episodio 5 ‘La donna dal collo storto’ segna una cesura narrativa: una svolta drammatica porta le vicende dei figli, fino a questo momento presentate come slegate, a ricongiungersi. Abbiamo assistito alle difficoltà che ciascuno dei protagonisti deve affrontare nella propria vita: Steven (Michiel Huisman) anche se ha fatto successo scrivendo un libro su Hill House non ha mai accettato realmente il proprio passato, Theodora (Kate Siegel) ha difficoltà nella relazione interpersonale, Luke (Oliver Jackson-Cohen) è tossicodipendente, Shirley (Elizabeth Reaser) è una maniaca del controllo e Nell (Victoria Pedretti) continua ad essere ossessionata dai fantasmi di Hill House ed in particolare da una ‘donna con il collo storto’. Nella straordinaria sequenza finale del quinto episodio non solo scopriremo chi è questa donna, ma ci spingeremo oltre all’idea di linearità del tempo.

I primi cinque episodi lasciano nello spettatore la sensazione di essere di fronte ad un dramma familiare più che ad un horror, come se i fenomeni paranormali fossero una tecnica per tener desta l’attenzione e il genere un contenitore di una storia che vuole parlare di altro. Una spia di quella contaminazione dei generi di cui abbiamo avuto modo di scrivere in altri articoli e che sembra rappresentare una necessità per la serialità contemporanea.

Dal sesto episodio sarà tutto diverso: i figli ed il padre si troveranno uniti e saranno in qualche modo costretti ad andare fino in fondo nell’affrontare i propri demoni e, quindi, Hill House. Sarà un doppio temporale ad accompagnarli:  quello che oggi avvolge un serrato confronto tra i Crain e quello che allora aveva avvolto la casa, in una serata altrettanto rivelatrice. La regia di Mike Flanagan (Il gioco di Gerald) è straordinaria e nel sesto episodio utilizza i movimenti di camera in modo strepitoso; tutti gli attori forniscono prove di grande effetto, cariche di tensione e di pathos. Se il quinto episodio era dotato di una coerenza narrativa così serrata da poter essere estrapolato e visionato da solo, il sesto presenta qualità artistiche di assoluta eccellenza  e merita più di una visione per essere apprezzato pienamente.

Al di là del riferimento a questi due episodi, tutta la serie si esprime su livelli molto alti, non solo di regia e interpretazioni, ma anche di fotografia: il passaggio dalle atmosfere claustrofobiche della casa a quelle asettiche dell’agenzia di pompe funebri è reso con sapienza, così come i colori spenti dei motel e quelli allucinati delle strade dove si incontrano i tossici trasmettono tutta la solitudine e la fragilità dei protagonisti che si trovano, soli, ad affrontare i propri demoni.  La cura dei dettagli è altissima, come si evince dalle numerose apparizioni di fantasmi, non gridate, ma quasi sussurrate là dove lo sguardo è limitato da un corpo (parete, statua, vetro) oppure dal buio: serve il fermo immagine per poterle cogliere tutte!

Il testo è poi ricco di segni cromatici. La porta della stanza chiusa, il cuore della casa, è rossa: il colore del Dio della guerra, Marte, il colore dello spargimento di sangue che è infatti proprio quello che accadrà quando la stanza sarà aperta. Il rosso è anche il colore dello zolfo nel simbolismo alchemico: dietro quella porta si cela qualcosa di tremendo. E’ anche il colore dell’azione, mentre il verde che avvolge la camera mortuaria dove avviene il confronto di famiglia richiama l’acqua (quindi un momento di svelamento) e l’idea della difesa. In effetti è l’ultimo momento in cui ciascuno difende il proprio io dagli attacchi verbali degli altri membri della famiglia.

Ma i riferimenti simbolici potrebbero essere estesi anche alla numerologia: più volte i membri della famiglia e Luke in special modo si affidano al numero 7 per rassicurarsi e pensare che tutto andrà bene. Il numero Sette è la somma di tutti i membri della famiglia: esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, gli antichi riconobbero nel sette la totalità di maschile e femminile.

Non fatevi distrarre dal titolo: il romanzo di Shirley Jackson (L’incubo di Hill House) è soprattutto un richiamo, una stella polare più che un tracciato da ripercorrere. Si ritrova un bagliore lontano nei nomi dei protagonisti, nella descrizione della casa, nell’atteggiamento di alcuni, nel tono complessivo della vicenda e nello stile misurato della narrazione. Le strade sono però molto diverse, così come le sensazioni che lasciano nello spettatore al termine della visione. Una cosa in comune ce l’hanno: entrambi raggiungono  livelli di eccellenza.

Se esiste un bollino di qualità di Dark Mirrors è proprio per serie come questa.

CONSIGLIATA: per quelli che pensano che i sentimenti e le dinamiche familiari possano fare molta più paura di un mostro sanguinolento o di un fantasma nascosto nel buio.

SCONSIGLIATA: a quelli che amano gli horror che ti tolgono il respiro e che ogni tre per due ti fanno sobbalzare sulla sedia ed urlare di paura.

VISIONI PARALLELE: Secrets & Lies, Mike Leigh, Uk, 1996. Un muro di segreti da abbattere, una cena come luogo della manifestazione invece di una casa stregata. Lo stesso stile pacato e sussurrato, la stessa regia raffinata, la stessa tensione ma in un contesto di genere molto diverso.

L’incubo di Hill House, Shirley Jackson, edizione Adelphi. Raffinata e caustica, S.J. ha scritto uno dei capolavori della letteratura horror del secolo scorso.

TITOLO ORIGINALE:  The haunting of Hill House
NUMERO DI EPISODI: 10
DURATA DEGLI EPISODI: ca. 1 ora  
DISTRIBUZIONE: Netflix, dal 12 Ottobre

UN’IMMAGINE: La stanza rossa, come il cuore della casa. Anzi lo stomaco, che divora tutti quelli che passano da lì.

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