Il gioco di Gerald

Il gioco di Gerald **1/2

L’imponente produzione letteraria di Stephen King, sin dall’esordio con Carrie nel 1974, ha avuto moltissimi riduzioni cinematografiche, creando esse stesse un corpus che andrebbe prima o poi razionalizzato e studiato.

Il gioco di Gerald, uno dei suoi romanzi più adulti, edito nel 1992, non era tuttavia mai arrivato sul grande schermo, forse perchè si fonda su una premessa assai poco cinematografica: Gerald e Jessie, per ravvivare il loro matrimonio, decidono di trascorrere il weekend nella loro casa sul lago. un piccolo cottage isolato, immerso nella natura.

Gerald coinvolge la moglie in un gioco erotico, ammanettandola al letto: nonostante l’aiuto delle pillole blu, tuttavia, tra i due sembra esserci solo risentimento. Improvvisamente però un attacco di cuore stende Gerald, che cade dal letto battendo la testa e perdendo anche molto sangue.

Jessie rimane così legata al letto, senza possibilità di muoversi.

Se nel racconto di King la follia indotta dalla situazione, creava nella testa della protagonista una cacofonia di voci diverse, Mike Flanagan promettente astro nascente del nuovo horror americano, decide di semplificare e rendere fisico l’incubo di Jessie.

Davanti a lei compare quindi il fantasma del marito e un’altra se stessa, che la spingono a ricordare un episodio della sua infanzia che ha avuto un ruolo decisivo, sulla sua vita e sulle sue relazioni sentimentali.

Costantemente in bilico tra sonno e veglia, incubo e immaginazione, Jessie vede arrivare nella sua stanza un cane randagio, incrociato per caso, arrivando al cottage, e un gigante deforme, che sembra un emissario della morte, venuto a prendere anche lei, dopo il marito Gerald.

La realtà sarà molto più concreta…

Il film conferma la bravura di Flanagan nella messa in scena di un orrore assai meno misterioso e insensato di quanto ci si potrebbe attendere.

I fan dello splatter è meglio che si astengano, perchè il racconto ha forse un solo momento piuttosto crudo, preferendo indagare l’origine psicologica e personale dell’orrore, le sue radici intime e familiari, i suoi condizionamenti duraturi.

Non c’è nulla di davvero soprannaturale ne Il gioco di Gerald, solo una teoria di abusi e violenze, a cui si deve trovare il coraggio di ribellarsi.

Peccato solo che Flanagan abbia ripreso in modo piuttosto fedele anche il finale del racconto, che appare, sullo schermo, ancor più consolatorio di quanto non fosse sulla pagina scritta. E’ un vizio minore, tuttavia.

Assieme a IT (…e al mediocre La torre nera), Il gioco di Gerald rappresenta la conferma di quanto fecondo sia il rapporto di King con il cinema. E di quanto seminale e decisivo sia il suo lavoro.

Il film è prodotto e distribuito da Netflix. Lo troverete quindi online e non in sala.

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