Venezia 2018. Peterloo

Peterloo **

Il nuovo film di Mike Leigh, Leone d’Oro con Vera Drake, quasi quindici anni fa, comincia a Waterloo, sul campo di battaglia dove Napoleone è stato sconfitto dagli eserciti inglesi e prussiani. Ma a Leigh non interessa il grande imperatore, bensì l’ultimo dei soldati inglesi, un giovane trombettiere di Manchester che, distrutto dalla guerra, ritorna a piedi verso casa. Esausto riabbraccia finalmente la sua famiglia, incapace di proferir parola.

Manchester in quegli anni viveva la sua prima rivoluzione industriale e gli operai dei grandi telai meccanizzati cominciavano ad organizzarsi, per chiedere quelle riforme del suffragio e della rappresentanza, che ancora l’aristocrazia terriera negava loro.

Per due ore assistiamo quindi ai discorsi dei principali leader riformatori, che raccolgono attorno a sè folle sempre più convinte, mentre il governo ed i suoi infiltrati capiscono il pericolo che questi agitatori possono portare e schierano i solerti e zelanti magistrati a tutela dell’ordine costituito.

Quando a Manchester però si organizza in St.Peter’s Field una grande manifestazione per il 16 agosto 1819, con il formidabile agitatore Henry Hunt, un proprietario terriero pacifista, oratore trascinante e convinto della necessità di una riforma, le autorità si preparano a reprimere nel sangue ogni spirito ribelle.

Nonostante i manifestati – donne, bambini, famiglie di tutto il north england – fossero arrivato in piazza festoso e pacifico, per ascoltare il famigerato Hunt, la guardia nazionale e la polizia a cavallo trasformeranno quel lunedì d’estate in una delle pagine più nere della storia del movimento operaio.

Il film di Mike Leigh vuole raccontare non solo il massacro di St. Peter’s Field, ma i protagonisti di quel nascente riformismo radicale, attraverso le parole e i discorsi di quasi tutti i principali leader dell’epoca. Il film si dilunga nel mostrare i comizi, gli incontri, le riunioni, le discussioni ad ogni livello, nei giornali, nelle fabbriche, nelle famiglie, ma anche a corte, nel governo e in parlamento.

E’ la parola che Leigh mette al centro del suo film, lo scontro delle idee, la pura retorica dei discorsi politici. Salvo poi occultare completamente proprio il discorso di St.Peter’s Field.

In questi anni di populismo trionfante, di abbandono di ogni riformismo in favore di vuoti e compiacenti appelli al popolo, il film di Leigh sembra però arrivare fuori tempo e suona curiosamente sinistro, ambiguo, lasciando freddo proprio il pubblico a cui vorrebbe rivolgersi.

E’ vero, le parole sono importanti e la comunicazione già allora, ma oggi ancor di più assume un ruolo decisivo per la costruzione del consenso, per giustificare l’applicazione del diritto, per rendere autorevole un provvedimento, persino semplicemente per conferire onorificenze o nei ringraziamenti pubblici. C’è una retorica diversa per ogni occasione e il film di Leigh ha l’ambizione esplorarle tutte.

Perchè però raccontare così la storia di Peterloo, lasciando solo alla fine le immagini potenti del massacro? Leigh non si è accorto forse che la stessa retorica, gli stessi appelli al popolo, sono oggi proprio il patrimonio comune e il brodo di coltura di chi sta smantellando quelle conquiste sociali e politiche che il film vorrebbe celebrare, attraverso la parola?

I fischi e i dissensi alla fine della proiezione stampa serale alla Mostra di Venezia non segnalano solo un film di esagerata lunghezza e di struttura narrativa incerta e ripetitiva, ma sembrano sottolineare soprattutto lo sfasamento culturale e politico del messaggio di Leigh, proprio in un momento in cui bisognerebbe riflettere sulle mediazioni necessarie nel rapporto tra governanti e governati.

Il racconto corale che comincia e finisce con il giovane soldato, carne da macello al fronte come a casa, suscita più interrogativi di quanto avrebbe dovuto.

Peraltro Raul Peck nel suo Il giovane Karl Marx racconta il movimento operario, che porterà alla stesura del Manifesto, con bel altro spessore ed efficacia narrativa, senza perdersi in un’apologia stucchevole degli agitatori di provincia, che tanto assomigliano ai guitti di oggi.

Regia:
Mike Leigh
Durata:
154’
Paesi:
Gran Bretagna, Usa
Interpreti:
Rory Kinnear, Maxine Peake, Pearce Quigley, David Moorst, Rachel Finnegan, Tom Meredith
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