Venezia 2018. The Mountain

The Mountain **

‘La psichiatria ha molte cose di cui vantarsi, ma non di certo la sua storia’.

Il nuovo film di Rick Alverson, il quinto della sua breve carriera di regista indie, è il primo ad approdare a Venezia, dopo che gli ultimi sgradevoli e controversi The Comedy e Entertainment avevano avuto la loro prima al Sundance.

Rispetto all’ironia caustica e anticonformista dei precedenti, figli di un america contemporanea desolata e nichilista, The Mountain è ambientato nella provincia profonda degli anni ’50.

Andy e il padre Frederick si occupano di gestire una pista del ghiaccio. La madre è assente, sapremo poi, rinchiusa in un istituto per malattie mentali diretto dal Prof. Wallace Fiennes, noto lobotomista.

Quando il padre di Andy improvvisamente muore, il Prof. Fiennes – cacciato dall’istituto, che intende sperimentare nuovi rimedi farmacologici – decide di portare Andy con sè, nel suo lungo peregrinare nell’america profonda, per portare i suoi metodi radicali nei diversi manicomi del paese.

Sono strutture che ricordano quelle viste in Qualcuno volò sul nido del cuculo, rifugio per anime fragili, dimenticate dal mondo.

Andy si deve occupare di fotografare e catalogare i diversi pazienti, a cui Fiennes somministra elettroshock o lobotomia, per restiturli mansueti ai loro cari.

Se non che Andy si innamora di una giovane paziente, Susan, e il suo equilibrio – così faticosamente mantenuto – finisce per essere travolto dai sentimenti.

Immerso in una luce algida e senza ombre, che rende ogni colore slavato e tendente al grigio, The Mountain, almeno nella prima parte racconta con misura e ironia il piccolo mondo di Andy e del Dott. Fiennes, tra notazioni d’ambiente, quadri surreali e la solita efficace desolazione, che sembra attraversare tutti i film di Alverson.

Anche grazie ad un Jeff Goldblum formidabile affabulatore e psichiatra ingordo di vita, dopo aver eliminato ogni vitalità nei suoi pazienti, The Mountain è indovinato e corrosivo nella prima metà. Peccato che poi l’ingresso di Denis Lavant e la storia d’amore tra Andy e Susan finisca per appesantire il film con inutili sentenziosità sull’amore, con monologhi per lo più confusi e velleitari, con metafore di grana grossa e con una discesa nella follia prima e nella catatonia poi.

Alverson non riesce a controllare fino in fondo la temperatura del suo racconto che si alza e si abbassa perdendo il suo equilibrio e affondando poi in un finale che vorrebbe essere una provocazione e riesce invece ad essere solo consolatorio.

Conoscendo i lavori precedenti di Alverson non avevamo grandi attese su questo The Mountain, che, pur essendo forse il suo film più maturo e strutturato, è ancora un’opera riuscità a metà, che avrebbe meglio figurato nella sezione Orizzonti.

Regia:
Rick Alverson
Durata:
106’
Paesi:
Usa
Interpreti:
Tye Sheridan, Jeff Goldblum, Hannah Gross, Denis Lavant, Udo Kier
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