La vera storia di Olli Maki

La vera storia di Olli Maki **

Ad oltre un anno di distanza dalla vittoria ad Un certain Regard a Cannes 2017, arriva in italia, grazie a Movies Inspired, il finlandese La vera storia di Olli Maki, esordio del regista Juho Kuosmanen.

Un esordio che non potrebbe essere più d’autore: bianco e nero d’ordinanza, una storia vera, la boxe come metafora di un riscatto impossibile, la sconfitta annunciata di un protagonista proletario e riluttante.

Olli Maki era un pugile dilettante, ‘il fornaio di Kokkolas’ lo chiamavano: dopo essere passato tra i professionisti nel 1962 ebbe la chance del titolo mondiale, con il campione americano Davey Moore.

Un’opportunità da giocarsi in casa, allo stadio olimpionico di Helsinki: Maki era il primo finlandese a partecipare ad un incontro per il titolo.

Ma il film di Kuosmanen sembra divertirsi un po’ sadicamente a rivoltare e prendere per i fondelli cento anni di cinema sportivo, negando ogni epica possibile, ogni senso del ritmo, ogni crescendo drammatico, ogni afflato identificativo.

Fin dalla prima scena, in cui Olli arriva a casa della moglie, scordandosi completamente del matrimonio di un loro amico, il protagonista sembra attraversare la vita come uno spettatore distratto.

Il mondo sembra girare attorno a lui, ma Olli non se ne accorge. Tutti gli chiedono dell’incontro, del peso, il suo manager cerca di spingerlo a incarnare il ruolo che lo storia gli ha fortunosamente assegnato, ma il protagonista è timido sino allo sfinimento, svagato, inconsistente, privo di pensieri e di desideri, se non quello banalmente familiare.

Sconfitto da se stesso prima che da Moore e dalla storia, il racconto della preparazione e dell’incontro per il titolo, è girato tutto in undestatement da Kuosmanen, che sembra godere sadicamente nella messa in scena di una debacle così annunciata e di un personaggio così mediocre.

Il film è privo persino di quell’ironia sottile e feroce che spesso accompagna i talenti del nord europa.

Qui invece rimane solo l’elegia di uno sconfitto così deciso a perdere, che il K.O. gli appare come un atteso sollievo. se attorno a lui infatti cala il gelo e il suo allenatore non ha neppure più la forza di guardarlo negli occhi, Olli sembra contento così, desideroso solo di riabbracciare sua moglie, contento che l’incubo della gloria, del successo e delle aspettative di un paese intero, sia naufragato così velocemente.

Forse il bianco e nero poco contrastato e questa anti-epica della disfatta hanno convinto giurie e critici di mezza europa, ma a noi il film è parso solo terribilmente vuoto, autoassolutorio, un debutto che gioca a distruggere, pieno di una nostalgia incomprensibile per il piccolo mondo antico, lontano dalle luci della ribalta. La vera storia di Olli Maki si risolve così in uno spettacolo depressivo, di una noia mortale quando, dopo mezz’ora, si è capito perfettamente il giochino di Kuosmanen.

Qualcuno ha scritto che, in fondo l’oblio, è l’unica risposta possibile alla ‘ricerca della felicità’ del protagonista: un oblio che forse avrebbe meritato di inghiottire anche questo film.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.