Sense8: l’attesa è finita

Nell’America di Trump una serie come Sense8 rappresenta qualcosa di necessario: vi spieghiamo perché venerdì 8 Giugno non dovete perdervi l’episodio finale trasmesso da Netflix.

L’attesa è davvero finita: venerdì 8 giugno Netflix rilascerà l’episodio conclusivo di Sense8, la serie partorita dalle sorelle Wachowski (The Matrix trilogy, Cloud Atlas) e da J. Michael Straczynski (Changeling, World War Z, Babylon 5). Tra poco conosceremo il finale e assisteremo al coronamento di due intense stagioni: la prima aveva debuttato nel 2015 con 12 episodi, ciascuno della durata di circa 50 minuti, la seconda, del 2017, aveva vissuto di 11 puntate, lasciando lo spettatore con l’esigenza di una prosecuzione. Al centro della trama otto ragazzi che, anche se non si sono mai incontrati fisicamente e appartengono a culture e religioni molto diverse tra loro, attraverso visioni ed esperienze sensoriali comuni, scoprono di essere connessi l’uno all’altro. Essi derivano da un’evoluzione del Neanderthal, l’Homo Sensorium, una specie con spiccate capacità psichiche.

Al di là della trama, Sense8 ha come marchio stilistico la capacità di affascinare, riuscendo a coniugare un pensiero positivo e un’azione adrenalinica a cui è difficile resistere. Se poi ci aggiungiamo l’attenzione alle diversità, sessuali in primis, e una grande felicità espressiva è facile comprendere come la serie sia presto diventata un punto di riferimento della comunità LGBT.

Se la prima stagione aveva dovuto necessariamente dedicare molto spazio all’introduzione dei personaggi e alla loro presa di consapevolezza, la seconda ha potuto sviluppare con una maggiore fluidità narrativa il tema della lotta con la BPO, una potente organizzazione che mira ad eliminare tutti i senzienti. Ora arriva l’episodio finale, propiziato da una vera e propria insurrezione dei fan a seguito della decisioni di Netflix (giugno 2017) di cancellare la terza stagione dello show.

In uno spazio narrativo più costretto, in cui per la loro storia artistica Wachowslki e Straczynski sanno bene come muoversi, le vicende degli otto senzienti troveranno una conclusione, trovando il modo di passare anche per i vicoli di Napoli. Inutile dire che le aspettative dei fan vanno nella direzione di avere delle risposte alle questioni lasciate aperte: come si concluderà il tentativo di liberare Wolfgang (Max Riemelt), catturato dalla BPO? E Whispers (Terence Mann)? Cosa ne sarà di questo cacciatore di senzienti soprannominato “il cannibale”? Il matrimonio di Kala (Tina Desai) con Rajan (Purab Kohli) continuerà, oppure l’affascinante donna indiana preferirà abbandonarsi nella braccia dell’algido berlinese Wolfgang? E Sun Bak (Doona Bae) sarà in grado di riabilitare la propria posizione nell’azienda paterna? Le elezioni in Kenja come si concluderanno? Riuscirà Capheus Onyango detto VanDamme (Toby Onwumere che nella seconda stagione sostituisce Aml Ameen) ad essere eletto presidente?

In ogni caso le scelte narrative non andranno a scapito delle caratteristiche stilistiche peculiari dello show: una fotografia spettacolare, nel senso di tesa alla ricerca dello spettacolo e quindi ad evidenziare e ad incrementare le tonalità espressive; una musica d’atmosfera, spesso piaciona, ma indubbiamente efficace nella sua funzione drammaturgica; dialoghi così ben scritti e ad effetto da sembrare frutto di un abile ghostwriter più che parole vere in bocca a persone comuni. La serie, specie nelle puntate più riuscite, immerge lo spettatore in una vera e propria pioggia di sensazioni che superano ogni barbarie in virtù di una ricercata – e proprio per questo a tratti artificiale – bellezza: bellezza di allestimenti, di linguaggio, di corpi, di paesaggi, di coreografia: più la violenza si fa estrema, più la bellezza fa da controcanto.

La scena in cui i protagonisti rivivono la propria nascita, nella prima stagione, con la musica di Beethoven in sottofondo è un inno alla forza della vita, lirico e intenso proprio come le splendide scene di sesso o di ballo che troviamo in molte puntate. In queste manifestazioni di vitalità c’è un forte potere eversivo: nelle risate, nella danza, nel sesso si percepisce una resistenza che combatte ogni tentativo di coercizione che provenga dalla famiglia, dalla società o da strutture esterne, come la BPO.

La serie si presta a molteplici letture ed è ricca di frasi significative che possono essere ripercorse per sentire tutta la forza di una visione del mondo aperta ed inclusiva. Da un punto di vista politico, un manifesto dei valori liberal della sinistra americana. La cancellazione della serie sembra rispondere proprio al cambiamento di sensibilità e di attenzione nell’opinione pubblica americana verso queste tematiche e verso un approccio al mondo che certo poco rispecchia quello del Presidente eletto nel 2016. Pensiamo all’intervista di Lito Rodriguez (Miguel Angel Silvestre): invitato a parlare della propria sessualità, dopo la diffusione delle foto in cui Lui ed Hernando (Alfonso Herrera) erano colti in un momento di intimità, l’attore messicano risponde così alla giornalista: «Tu non vuoi capire proprio niente, perché le etichette sono all’opposto della comprensione. A guardare gli individui negli occhi si vedono altre cose. Ovvero che non siamo più uomini o donne di quanto non siamo coraggiosi o pavidi, arroganti o timidi, estroversi o introversi, avidi o generosi». Altre frasi significative possono essere un esempio di motivazione al cambiamento (Will Gorsky: “Non cambia niente per chi non rischia mai”), di assunzione di rischio (Sun Bak: “Non puoi vincere una lotta proteggendo te stesso”) di spirito di gruppo (Nomi Marks: Oggi marcerò per ricordare che io non sono solo un io, ma sono anche un noi” ) o di tolleranza razziale (Capheus Onyago: “Non succede niente di buono quando le persone si soffermano su quello che le divide più che su quello che le unisce”).

Sense8 Season 2

Tutte frasi ed espressioni che nessuno attribuirebbe a Mr. Trump o ad un suo elettore, soprattutto se pensate che i rischi di cui si sta parlando hanno sempre una dimensione che va oltre l’individualismo fine alla propria auto-affermazione. A volte questo appare un limite, perché frasi così pesanti, se messe in bocca a dei ragazzi, specie a quelli più poveri e con meno mezzi culturali, sembrano dei cliché di una certa sinistra salottiera; ma esse sono espressione di una visione del mondo che, piaccia o meno, rappresenta una delle peculiarità di questa serie e che le stesse Wachowski hanno vissuto sulla propria pelle, cambiando il proprio sesso.

Durante le riprese gli attori hanno davvero cementato un rapporto molto forte tra di loro, così saldo da essere percepibile anche dallo spettatore davanti al monitor. Qualcosa che tocca il cuore e di cui attendiamo con trepidazione la conclusione.

Per una panoramica d’insieme sugli attori e sui singoli episodi delle prime due stagioni, è possibile consultare la voce su Wikipedia, nel complesso ben fatta.

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