David Lynch e la frenesia dei social media…

Chiunque si occupi di cinema professionalmente sa che la frenesia da social media è una malattia contagiosa, che sta trascinando la critica cinematografica in un abisso di banalità, livore, giudizi affrettati e sputati, a luci ancora spente.

Il Festival di Cannes ha tentato una rivoluzione quest’anno, cambiando radicalmente il proprio calendario delle proiezioni, annullando le anticipate per la stampa e cercando di trovare una soluzione di compromesso, a questa deriva.

Quando i film sono molto attesi c’è sempre qualcuno che li ha visti in anteprima ed è ansioso di condividere col mondo i suoi two cents. Twitter e gli altri social funzionano così, alimentando un flusso ininterrotto di notizie e rumors, già vecchi dopo 5 minuti.

Ma la critica cinematografica è un’altra cosa. E’ il tentativo di indicare una possibile chiave di lettura, per lo spettatore. Scrivere di un film è cercare di raccontare quali idee ne hanno forgiato la narrazione e quali emozioni e sentimenti la visione è riuscita ad evocare.

Il giudizio sintetico, le stellette, le frasi tranchant – capolavoro o fallimento – sono il frutto di un entusiasmo o di una delusione a caldo, che il tempo, la distanza e le nuove visioni si incaricano di confermare o smentire.

Quello che resta invece sono le interpretazioni, le analisi, il lavoro di scavo e di traduzione su un testo complesso come quello cinematografico.

Non si riesce a farlo in 140 caratteri. E se ci si prova, non si fa un buon servizio a nessuno. Nè a chi i film li ha pensati e realizzati, nè ai propri lettori.

David Lynch sembra pensarla allo stesso modo. Parlando a New York al Festival of Disruption ha chiarito: “You finish a film these days and right away you have this pressure to write about it in words. Unless you’re a poet, words will fail you”. 

Lynch ha voluto inoltre che gli spettatori del suo incontro lasciassero fuori dalla sala i loro telefoni cellulari, convinto che la cosa migliore sia vivere il momento, senza l’assillo di riprenderlo e condividerlo, con i mezzi che oggi la tecnologia ci ha fornito.

Lynch ha poi evocato il suo amore per il tabacco e la sua ossessione per le sigarette, nata in tempi meno politically correct.

Ha chiuso poi ammonendo la sua platea sui rischi e i benefici del successo, in campo creativo: “Success is dangerous. Failure gives you freedom because you have nowhere to go but up. That’s a beautiful feeling. Success is nice, but work is work and success gets in the way of making work.”

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.