Cannes 2018. Whitney

Whitney **1/2

She sold over 200 million albums.
She’s the only solo recording artist to score 7 consecutive number 1 singles.
Her song « I Will Always Love You » is the most sold single ever by a woman singer.
Behind the records, the rumors, the scandals, the secrets and the glory, here is the real Whitney.

Diretto dal premio Oscar Kevin McDonald, Whitney racconta un’altra storia di talento maledetto, dissipato e perduto in un vortice di cocaina.

La Whitney del titolo è naturalmente la Houston, figlia di una corista di successo e di un piccolo politico del New Jersey, arrivata sino alla vetta dello showbusiness con la velocità dei predestinati e poi scivolata nel baratro della droga, fino a morire annegata a soli 48 anni, in una vasca da bagno, nel 2012, dopo aver bruciato un patrimonio economico e musicale enorme, trascinando con sè la figlia Krissi, morta in circostanze simili pochi mesi dopo la madre.

La famiglia Houston era una famiglia di musicisti e cantanti, Dionne Warwick era cugina di Whitney, ma nessuna ha avuto il successo enorme e clamoroso che Clive Davis e la Arista riuscirono a cucire addosso alla giovanissima ragazza di Newark.

Il film di McDonald lascia poco spazio alla musica e ai successi degli anni ’80 e ’90.

Restano nella memoria la prima apparizione televisiva al Merv Griffith Show del 1983, con Home, la sua leggendaria versione soul dell’inno americano, cantato al SuperBowl del 1991 a Tampa, e I will always love you, la colonna sonora di The Bodyguard, il film con Kevin Costner, che rappresentò una sorta d’incoronazione internazionale, al culmine della sua carriera.

Le altre infinite hit è quasi come se il film le desse per scontate, preferendo invece raccontare i risvolti umani della storia. preferendo  raccontare quella che tutti in famiglia chiamavano Nippy, non la Whitney del palcoscenico, a partire proprio dal fardello familiare che si è sempre portata dietro: il padre approfittatore e ladro, la madre insegnante inflessibile e religiosa, i fratelli più grandi coinvolti nei tour per tenere sott’occhio la sorella, l’enorme corte di parenti, assunti senza meriti nel grande carrozzone, che macinava milioni di dollari.

E poi naturalmente l’incontro con il rapper Bobby Brown, uno venuto dalla strada, l’anima nera della storia, dalla cui dipendenza Whitney non si è mai ripresa.

Il lavoro di McDonald utilizza un’enorme mole di immagini e audio dell’epoca, oltre ad una quantità enorme di testimonianze odierne, ricostruendo l’incubo, che ha finito per spezzare il talento purissimo della Houston.

Le biografie musicali sono ormai diventate un genere a sè, nel campo documentario, seguendo spesso il pattern classico – dall’inferno al paradiso e ritorno – chd sembra accomunare molte storie maledette del rock e del pop.

Qui la scelta del regista è ancor più radicale, tanto la parabola dell’artista è stata vorticosa e senza via d’uscita.

Il film non aggiunge molto al sottogenere già ricchissimo. È tuttavia un altro racconto funebre e disperato, di una vita perduta.

Ovviamente, per i fans, è un must-see.

Kevin MACDONALD – Director

Sam RICE-EDWARDS – Film Editor

Nelson HUME – Director of Photography

Glenn FREEMANTLE – Sound

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