Cannes 2018. Under The Silver Lake

Under The Silver Lake ***

Sam (Andrew Garfield) is a disenchanted 33-year old who discovers a mysterious woman, Sarah (Riley Keough), frolicking in his apartment’s swimming pool. When she vanishes, Sam embarks on a surreal quest across Los Angeles to decode the secret behind her disappearance, leading him into the murkiest depths of mystery, scandal and conspiracy in the City of Angeles.

Il cinema di David Robert Mitchell, scoperto alla Semaine nel 2010 con The Myth of the American Sleepover e poi esploso con il successivo It follows, è sempre spiazzate, originalissimo, elegiaco in forme davvero inconsuete.

Questo suo Under The Silver Lake è un grande noir struggente e perduto, che suona come un omaggio sincero e malinconico alla Città degli Angeli, almeno quanto alla cultura pop e alla Hollywood classica, quella di Janet Gaynor, attrice di Settimo cielo, Aurora, E’ nata una stella, il cui nome ritorna più volte, nel corso di tutto il film.

Il protagonista è Sam, un Andrew Garfield, stonato, stropicciato, sgualcito, perfetto antieroe e detective per avventura.

Quando nell’appartamento di fronte al suo va abitare la bellissima Sarah, i due fanno conoscenza, passano una breve serata assieme a guardare Come sposare un milionario, lasciandosi con un bacio ed appuntamento vero per il giorno successivo.

Nella notte però l’appartamento di Sarah viene completamente svuotato e la ragazza è svanita nel nulla. Sam non si dà pace, si mette sulle tracce che lo portano in un mondo di ricchi e famosi, tra milionari scomparsi e poi deceduti in un incidente stradale, un gruppo rock che si chiama Jesus and the Brides of Dracula, il Re degli Homeless, un killer di cani e l’underworld lodangelino che questa volta è assai meno metaforico di quello che si potrebbe pensare.

Lontanissimo dai suoi film precedenti, anche se con il primo condivide un senso di nostalgica malinconia per le cose perdute e con il secondo l’ossessione, che corrompe corpo ed anima, Under The Silver Lake sembra assomigliare al capolavoro che Anderson ha tratto da Pynchon, Vizio di Forma, filtrato da una sensibilità lynchana per l’oscurità e l’assurdo e il lato nascosto del successo, ma paga i suoi debiti con tutta la tradizione che dai romanzi di Chandler arriva sino a Il lungo addio di Altman e Chinatown di Polanski.

Il film è un lungo viaggio allucinato e paranoico, in cui giorno e notte si alternano senza soluzione di continuità, in cui tutto sembra fragile, provvisorio, parto onirico di una mente ossessionata.

In un film di bella, feconda confusione, in cui l’andamento narrativo si disperde in mille derive ipnotiche, molte sono le sequenze memorabili, ma quella casa dell’anziano songwriter, che rivela al protagonista l’illusione conformista dell’industria musicale, è da applausi a scena aperta.

Ma è indubbio che il grande inganno della cultura pop sia messo alla berlina tutto, da un film che sembra funzionare come un vecchio videogioco a diversi livelli, in cui la soluzione si può trovare davvero sulle scatole dei cereali, come in una rivista di games. Tutto si tiene.

Mitchell scrive con Under The Silver Lake la sua lettera d’amore a Los Angeles, mai così protagonista dall’Osservatorio Griffith alle colline, dai grattacieli di downtown al reservoir ed al Silver Lake appunto.

Mitchell usa il formato panoramico per allargare sensorialmente l’esperienza di Sam, con un senso della messa in scena di rara efficacia.

Così come nel noir californiano di Polanski, ad attendere Sam alla fine del suo viaggio nel sottosuolo, ci sarà una verità amarissima, che evidenzia la distanza definitiva tra sommersi e salvati: no, non è più la Chinatown dei ’70, è solo il Silver Lake di oggi.

Da non perdere.

CREDITS

David Robert MITCHELL – Director

David Robert MITCHELL – Script / Dialogue

Julio C. PEREZ IV – Film Editor

Michael GIOULAKIS – Director of Photography

Michael T. PERRY – Set decorator

Richard VREELAND – Music

CASTING

Andrew GARFIELD – Sam

Riley KEOUGH – Sarah

Topher GRACE – L’homme du bar

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