The Alienist: la lotta tra buio e luce nella New York di fine Ottocento

Stiamo per entrare nel XX° secolo e un assassino di ragazzini si aggira nelle strade di New York. Il fatto non suscita grande scalpore perché si tratta di giovani che si prostituiscono nell’area tra

Stiamo per entrare nel XX° secolo e un assassino di ragazzini si aggira nelle strade di New York. Il fatto non suscita grande scalpore perché si tratta di giovani che si prostituiscono nell’area tra Broadway e Bowery,nella parte del centro città chiamata The Five Points, nota per i bordelli e i ritrovi dei giocatori d’azzardo: un quartiere in cui le aggressioni e le rapine sono una costante quotidiana su cui la polizia preferisce spesso chiudere un occhio.

Gli unici che sembrano realmente interessati a catturare l’assassino, che oggi definiremmo serial killer, sono i membri di una squadra investigativa che si muove in modo autonomo rispetto alla polizia di NYC: un alienista, due anatomopatologi ebrei, un illustratore del New York Times e la prima donna alle dipendenze del dipartimento di polizia della città.

Il capo della polizia, Theodore Roosevelt, è a conoscenza della loro azione e per quanto con il passare del tempo ne apprezzi sempre di più i risultati, non può appoggiarla in modo ufficiale né con mezzi né con risorse: questa coraggiosa attività investigativa che, per la prima volta, assume il rigore proprio della scienza, deve infatti affrontare non solo le difficoltà legate all’indagine, ma anche le resistenze dell’establishment contrario a quanto possa mettere in discussione le sfere d’influenza proprie di ciascun attore coinvolto (clero, grandi famiglie borghesi, politici, poliziotti, etc.)

Sara Howard (Dakota Fanning) è la prima donna assunta dal dipartimento di polizia della città di New York: anche se viene relegata a mansioni di segretaria, Sara interpreta i confini del ruolo in senso lato, diventando ben presto il motore fondamentale delle investigazioni, oltre ad essere un prezioso collegamento tra il Capo della polizia e il Dr. Kreisler.

Il personaggio si ispira alla figura di Isabella Goodwing, ovvero una straordinaria protagonista della scena investigativa newyorkese, decisiva nella risoluzione di una delle rapine più eclatanti del periodo e che per questo nel 1912 diventerà la prima detective donna del NYPD. C’è poi una coppia di fratelli ebrei, sergenti e anatomopatologi a cui non vengono risparmiati i pregiudizi legati alla religione semitica: sono nerd d’epoca capaci di suscitare simpatia nello spettatore; John Moore (interpretato da Luke Evans) un illustratore del New York Times perso nei vizi, a cui inutilmente la nonna cerca di trovare una brava compagna dopo la separazione dalla prima moglie: coraggioso e di animo nobile è la spalla ideale dell’algido Dr. Lazslo Kreisler (Daniel Brühl, il soldato Frederick Zoller di Bastardi senza gloria) un alienista, come venivano chiamati gli psicologi perché nella loro attività si occupavano delle devianze dalla natura umana.

Se poi aggiungiamo un domestico di colore e un ragazzino in cura dal Dott. Kreisler ci rendiamo conto di come siano state abilmente rappresentate un po’ tutte le minoranze. Il gruppo applica un metodo investigativo innovativo e utilizza strumenti sperimentali con una professionalità molto distante dall’approssimazione della corrotta polizia newyorkese del tempo.

L’essere parte dell’alta borghesia cittadina a livello sociale, ma ai margini per attitudini e scelte comportamentali consente ai membri della squadra di entrare in contatto con parti della città molto distanti dal mondo ovattato dei velluti e dei ricevimenti della Quinta strada.

Il confronto è tra luce e ombre: il calar delle tenebre è un momento topico in cui la città, ogni città, espelle le tossine accumulate durante il giorno; per NY questo momento corrisponde a lasciare libero corso alle pulsioni represse e a quelle ancestrali che si annidano nell’animo delle diverse etnie che ne costituiscono la trama.

Ci sarebbe piaciuto che la serie dedicasse più spazio proprio a queste storie, a queste differenze che non possono essere ridotte ad una semplice contrapposizione di bande per l’egemonia, come fa Scorsese (The Gangs of New York). La sublimazione e da un certo punto di vista il superamento delle diversità avviene nei meandri della notte, ma The alienist lascia solo intravedere questo processo: le differenze di ceto di razza di religione vengono appiattite.

Nelle squallide stamberghe dove la miseria si accompagna con lo sfruttamento dei ragazzini si celebra un rito che supera le questioni immanenti: è un tassello di quello che diverrà l’humus comune del popolo americano.

A ben guardare la serie è disseminata di riferimenti culturali e storici: si parla delle guerre combattute contro gli indiani; dell’inesorabile processo di modernizzazione, del progresso economico della società Americana, ma il discorso è troppo superficiale per approfondire la straordinarietà del periodo rappresentato: qualcosa di simile alla nascita di una nazione e del suo inconscio collettivo.

Certo la rappresentazione della New York di fine ottocento, con i suoi colori e rumori, specie quelli notturni, con le sue nebbie e i fuochi nelle strade, con le sue infinite e diverse forme di povertà, esercita un discreto fascino sullo spettatore.

La fotografia è tagliente quando serve, più densa e pastosa in altri momenti, ma di grande efficacia nel rendere il contrasto tra la luce e la vitalità apollinea del giorno contrapposte al buio e al vitalismo dionisiaco della notte. Le atmosfere cupe e misteriose dei Five Points sono amplificate dalle panoramiche e dalle inquadrature dall’alto in cui lo sguardo dello spettatore percepisce tutta la fragilità del singolo.

Anche i costumi rendono magnificamente le condizioni della vita del tempo (basti pensare ai segni che il corsetto lascia sul corpo delle donne) e gli allestimenti (ad esempio i cortili con i panni stesi) consentono allo spettatore di sentirsi davvero immerso in uno spazio-tempo lontano in cui si annidano e si mescolano gli archetipi delle diverse popolazioni che hanno costruito il Paese.

Del resto The Alienist ci presenta molti personaggi realmente esistiti: fra tutti spicca Theodore Roosevelt, che prima di diventare presidente degli Stati Uniti nel 1901 ricoprì la carica di Capo della polizia di New York; nel racconto sono presenti anche J.P. Morgan e il gangster “Biff” Ellison, uno dei leader della Five Points Gang. Lo stesso vale per alcuni luoghi storici, come l’ospedale di Bellevue o il Delmonico’s, il primo ristorante con menù alla carta aperto a New York.

Nel complesso la serie di Cary Fukunaga (regista e produttore della prima stagione di True Detective) si presenta come molti Netflix degli ultimi tempi: prodotti di genere realizzati in modo impeccabile dal punto di vista stilistico, ma che a livello di scrittura e di approfondimento avrebbero certamente potuto osare di più.

Ci sono possibilità di vedere nuove (e più coraggiose) stagioni dello show? Non è da escludere dato che il libro di Caleb Carr The Alienist da cui è stata tratta la serie fa parte di una trilogia di romanzi: L’alienista (Newton Compton), L’angelo delle tenebre (Mondadori) e Surrender New York, mai uscito in Italia.

THE ALIENIST

NUMERO PUNTATE: 10
DURATA MEDIA PER PUNTATA: CIRCA 50 MINUTI
DISTRIBUZIONE: NETFLIX
DATA DI USCITA IN ITALIA: 19 APRILE

Quanti fossero interessati possono approfondire la storia della più grande rapina ad una banca nella storia di New York e di come Mrs. Goodwin contribuì a risolvere il caso nel libro “The fearless Mrs. Goodwin: how New York’s first female police detective cracked the crime of the century” di Elizabeth Mitchell: http://tungstenhippo.com/content/fearless-mrs-goodwin

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