Visages Villages

Visages Villages ****

Piccolo e prezioso gioiello, nascosto nel fitto calendario dell’ultimo Festival di Cannes, Visages Villages è il nuovo film di Agnès Varda, mirabile musa e regista della Nouvelle Vague, ultima testimone della grandezza che fu e di uno spirito umanista, capace di trovare la bellezza nell’incontro con l’altro, nel confronto con l’arte e la storia, nella dignità del lavoro.

Dopo i bellissimi Les Glaneurs et la glaneuse e Les plages d’Agnès, la Varda si rimette in viaggio e si fa accompagnare nel nord della Francia da un notissimo street artist e fotografo, J.R., un hipster sempre con il cappello in testa e gli occhiali da sole, che ricopre con i suoi ritratti enormi le facciate di edifici, capannoni e altri complessi industriali e residenziali.

Lui ha trentatré anni, lei quasi novanta, ma la differenza si nota a stento. La vitalità e la curiosità dell’anziana regista sono quelle di sempre, il suo casco di capelli bicolore un segno di originalità e leggerezza, che incorniciano due occhi colmi di malinconia.

I due viaggiano su un furgone, allestito come un’enorme cabina per foto-tessera giganti. La prima tappa è in un piccolo villaggio di minatori, ormai quasi del tutto abbandonato, se non fosse per la resistenza di un’ultima donna. Poi incontrano un solitario agricoltore, quindi una cameriera, un postino, un gruppo di allevatori di capre e poi fanno tappa in uno spettrale paese fantasma, con case ed edifici mai terminati.

Una visita ad una salina ed ai suoi orgogliosi operai, precede l’arrivo nell’estremo nord, a visitare le spiagge con i bunker della Seconda Guerra Mondiale, quindi il Louvre e poi il porto di Le Havre dove l’orgoglio operaio si coniuga alla formazione e al rispetto del lavoro, senza mai fare la voce grossa.

L’ultima tappa è un viaggio a Rolle, sul Lago Lemano ad inseguire inutilmente il fantasma di JLG.

Visages Villages è un dolcissimo racconto di uomini e paesaggio, dove l’artista si fa piccolo, curioso esploratore di mondi e costumi, lontanissimi dalla frenesia cittadina.

La Varda e J.R. recuperano la malinconia struggente di una Francia rurale, sconosciuta, resistente, dove l’industria e il lavoro dell’uomo, capaci di stravolgere il paesaggio naturale, non sono mai un’offesa, ma una testimonianza di sè, della propria esperienza, del proprio passaggio.

E così anche i capannoni abbandonati, anche le cisterne, i container o i muri diroccati possono essere lo sfondo di un intervento artistico, che ne trasformi il volto spesso fatiscente.

Il lavoro dell’artista, anche quello dello street artist, è quello di regalare bellezza, umanità, leggerezza alle forme pesanti del lavoro umano, ai residui della guerra e del progresso, agli errori di architetti presuntuosi.

Riportando gli uomini e le donne al centro del discorso, attraverso i ritratti giganteschi dei loro volti, dei loro corpi, dei loro occhi, J.R. e la Varda si riappropriano di non luoghi, solo apparentemente disumani e spostano l’attenzione su chi davvero, ogni giorno, consente al paese di progredire.

Visages Villages è una celebrazione della vita, della sua bellezza e del valore dell’esperienza artistica, ancora capace di renderle giustizia e di regalarle importanza, con la leggerezza, l’ironia e la sincerità di chi ha ormai la saggezza dalla sua parte.

Ed è ancora più bello allora che il film si chiuda su una panchina, di fronte al lago Lemano, dopo il fallimento dell’incontro con il misantropo Godard, che vive, molto significativamente, in una casa senza campanelli: come a voler segnare una distanza ideale tra chi ha ancora voglia di mettersi in gioco con commozione e tenerezza e chi ha preferito invece rinchiudere il proprio enorme talento in una fortezza di solipsismo, che ammette solo adepti.

Di fronte ad un film toccato dalla grazia, come questo Visages Villages, tutto il resto si fa trascurabile, inessenziale, transitorio.

Non perdetelo. E’ uno dei pochissimi film della stagione che lascia una traccia di sè e non smette di interrogarti ed accompagnarti, anche quando le luci della sala si sono riaccese.

In sala dal 15 marzo, grazie alla Cineteca di Bologna.

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