Patti Cake$. Recensione in anteprima!

Patti Cake$ **1/2

Il primo film del regista Geremy Jasper è stato uno dei più applauditi al Sundance Film Festival. Dopo aver strappato un accordo di distribuzione con la Fox Searchlight, secondo solo a quello che Amazon ha offerto a The Big Sick, Patti Cake$ ha chiuso la Quinzaine a Cannes ed è poi uscito nel peggiore agosto di sempre per il cinema americano, passando del tutto inosservato.

Ed è un peccato, perchè il film di Jasper ha una sincerità di fondo ed un gruppo di protagonisti talmente convincenti e improbabili, da riscattare un racconto piuttosto convenzionale.

Siamo infatti dalle parti di 8 mile, dell’underdog che grazie alla musica e al proprio talento, riesce ad evadere da un contesto sociale e familiare difficile.

La protagonista questa volta è Patricia Dombrowski: capelli biondi e ricci, occhi azzurri, lentiggini e una presenza fisica lontana dalle silhouette delle regine dell’hip hop e dell’r’n’b del nuovo secolo.

Lavora come cameriera in un vecchio bar-karaoke e vive con la madre, cantante fallita, e con la nonna, affetta da alzheimer. Il suo unico amico è un farmacista di origini indiane, Jheri, con il quale sogna di mettere in piedi un duo rap e sfondare.

Se nei suoi sogni è Killa P o Patti Cake$, ma per strada tutti la chiamano dispregiativamente Dumbo. Ha una cotta per il figlio di un pizzaiolo, che pure si diletta nel free style. Ma quando in una sfida in strada i due si insultano pesantemente in rima baciata, Patti si convince che la sua strada verso il successo deve passare altrove. Con Jheri, l’anarchico nero Basterd e il contributo determinante della nonna, confezionano un demo e cercano di organizzare delle serate, per mostrare su un palco il loro talento.

Nel frattempo Patti lavora part time per una ditta di catering e alle feste dov’è impegnata, incontra rapper, produttori e una nota dj locale, a cui consegna una copia del demo perchè l’ascolti. Ma non tutti gli incontri si rivelano all’altezza delle sue aspettative…

Il film di Geremy Jasper, che ha lavorato nella musica, per Selena Gomez e Florence + The Machine, prima di approdare al cinema attraverso i cortometraggi, è ambientato nel New Jersey di Springsteen e del rock classico.

La scelta di Patti di usare un linguaggio musicale lontanissimo da quello della madre, è in fondo, la sua forma di ribellione ad una realtà familiare e personale avvilente.

Proprio come i migliori figli del New Jersey è una working class heroine, che si divide tra due lavori e supera la sfiducia che la circonda e i pregiudizi che l’accompagnano, grazie ad una forza di volontà non comune.

Siamo ancora in un’america che si illude di una seconda opportunità, che è capace di raccontarsi con dignità e coraggio. Forse non è più questa l’America di Trump, forse la speranza che aveva accompagnato l’avvento del primo presidente nero della sua storia, è andata perduta inesorabilmente, piegata da una crisi che appare senza via d’uscita.

Eppure Jasper ci crede ancora, così come la sua straordinaria protagonista, Danielle Macdonald, una forza della natura, che si rialza ogni volta, dopo aver preso colpi da knock out.

E’ vero, Patti Cake$ non inventa nulla, segue la parabola classica di Rocky e di molti suoi epigoni successivi, anche in campo musicale, eppure la credibilità del contesto e la verità dei volti dei suoi personaggi, ci fanno dimenticare i limiti di una sceneggiatura non particolarmente innovativa.

La messa in scena di Jasper è funzionale ad esaltare i pregi del suo lavoro, la realtà urbana in cui si afferma la cultura hip hop, la desolazione degli interni familiari e la prova maiuscola di un cast di illustri sconosciuti.

Patti Cake$ è un classico film indie americano, ma ne è consapevole e non ha altre pretese, se non quella di trascinarci nel contagioso ottimismo della volontà della sua protagonista.

Da vedere assolutamente in lingua originale sottotitolata: in italiano si perderebbe del tutto la bellezza poetica del linguaggio e degli scontri verbali a suon di rime.

In sala dal 7 dicembre per 20th Century Fox.

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