Justice League

Justice League **1/2

Dimenticate quello che avete letto sui film tratti dai personaggi della DC: la cattiva pubblicità, i rumors americani, l’infinita e noiosa diatriba sul tono troppo serioso e cupo degli adattamenti.

Dimenticate il fatto che Zack Snyder, colpito da un tragico lutto familiare, ha dovuto abbandonare il set, lasciando ad una nuova guida le riprese aggiuntive e il montaggio.

Dimenticate le dichiarazioni degli attori, gli incassi e i prossimi progetti annunciati, che sembrano smentire la scelta di un universo condiviso.

Dimenticate tutto e godetevi semplicemente questa Justice League per quello che è: un ‘putting the band together movie’, semplice e piuttosto lineare.

Perchè, al livello più superficiale, di questo si tratta: dopo aver portato sullo schermo i suoi tre eroi più grandi, l’uomo d’acciaio, il cavaliere oscuro e la principessa delle amazzoni, la DC ha scelto di introdurre gli altri personaggi con un film che incrocia i loro destini, per rispondere ad una minaccia talmente potente, da non poter essere affrontata da Batman, in solitaria.

Superman è morto nella battaglia di Metropolis, per mano di Doomsday.

Steppenwolf, il Dio di Apokolips, assetato di conquiste, ha capito che la terra è vulnerabile ed ha sguinzagliato il suo esercito di parademoni, con l’obiettivo di recuperare tre antichissimi artefatti, gelosamente custoditi dagli uomini, dalle amazzoni e nelle profondità marine di Atlantide.

Assieme, i tre artefatti possono scatenare una forza distruttrice, chiamata Mother Box, che minaccia la sopravvivenza degli uomini.

Bruce Wayne e Diana Prince l’hanno compreso e cercano di radunare il piccolo gruppo di meta-umani: il velocissimo Flash, capace di modificare il tempo, Aquaman, signore degli oceani, e Cyborg, un giovane campione di football, che il padre ha tenuto in vita e trasformato in una macchina, proprio grazie ad uno dei tre artefatti.

Nonostante l’incombere della minaccia, riunire la squadra non è così semplice e forse potrebbe non bastare…

Justice League è un classico film sulla costruzione di una squadra e funziona in maniera egregia, grazie ad un certo equilibrio nello spazio dedicato a ciascuno dei protagonisti.

Se di Bruce Wayne e Diana Prince sappiamo già tutto, del giovanissimo Barry Allen/The Flash non sappiamo e non sapremo quasi nulla, il film svela qualche indizio sul passato di Arthur Curry/Aquaman, mentre per Victor Stone/Cyborg si tratta sostanzialmente di un film d’origini. Zack Snyder e Chris Terrio, che ha scritto il copione, si erano quindi giocati tutti gli approcci differenti, per evitare di svelare tutto e per lasciare ai prossimi film il compito di approfondire le storie di ciascuno.

Questa volta la DC, colpita dalle critiche feroci che si sono abbattute su quasi tutti i suoi ultimi film, da L’uomo d’acciaio a Suicide Squad, voleva fare le cose nel modo più tradizionale, avvicinandosi a quello che ormai può essere definito il ‘canone Marvel’.

Anche per quanto concerne il villain, di solito il punto debole degli ultimi lavori della DC, questa volta qualche miglioramento si intravvede. Steppenwolf e i parademoni sono sufficientemente definiti nel loro scopo e nei loro motivi, da rappresentare un pericolo credibile, per spingere gli altri ad unire le forze. Da un punto di vista squisitamente visivo, le fattezze e l’espressività del Dio di Apokolips danno un senso al solito abuso di animazione computerizzata.

La sceneggiatura si permette di passare da Atlantide e dall’Isola delle amazzoni, recuperando mondi conosciuti e preannunciandone altri inesplorati, come insegna il manuale di ogni responsabile di un ‘universo esteso’.

Gal Gadot è di una bellezza sempre sconvolgente e la sua fisicità aiuta indubbiamente il film a non disperdersi in combattimenti troppo sconclusionati, Affleck gioca sornione al miliardario con troppi pensieri, Jason Momoa sfodera i pettorali in ogni scena e Jeremy Irons, J.K.Simmons e Amy Adams sono comprimari di gran lusso e si vorrebbe vederli di più in scena.

Le battute non mancano, anche se non tutte pertinenti e indovinate.

Eppure l’eco dell’accoglienza americana è stato, ancora una volta, piuttosto negativa.

In realtà se questa Justice League ha un limite è tutto nel tentativo della produzione di imporre a Snyder un tono più leggero, scanzonato, complice. Non sappiamo quanto il regista avesse davvero seguito quelle indicazioni, ma è certo che l’intervento successivo di Joss Whedon, il papà degli Avengers, ha finito per imbastardire l’insieme, con inutili alleggerimenti comici, affidati per lo più all’insopportabile Flash, che smorzano in modo fastidioso il respiro epico e magniloquente del film, che pure sopravvive, nonostante tutto.

ATTENZIONE SPOILER – Fermatevi qui, se volete evitare qualsiasi informazione o suggestione, prima di vedere il film. Vi consigliamo di leggere l’ultima parte, solo in un secondo momento.

È evidente, persino allo spettatore più distratto, che per Snyder la Justice League non è solo il film di squadra degli eroi della DC, ma rappresenta soprattutto il terzo movimento di una trilogia messianica, che ha ne L’uomo d’acciaio la sua annunciazione, in Batman v Superman il sacrificio supremo per la salvezza degli uomini e in questo capitolo finale la miracolosa resurrezione del figlio di Jor-El.

Anche se Superman non appare nei manifesti del film e ha un tempo limitato sullo schermo, è lui l’elemento centrale attorno a cui tutto finisce per ruotare. La sua assenza è paradossalmente un elemento costante che attraversa il film. Wayne e gli altri sono solo discepoli smarriti e dispersi, ma il vero e unico dio in terra è Kal-El.

Ed è la sua rinascita, che riporta speranza tra gli uomini, che rompe l’oscurità e le tenebre, allontanando la minaccia.

A Snyder in fondo non interessa molto degli altri. Il suo lavoro può essere certamente letto come una grande allegoria sull’uomo d’acciaio e uno dei ritratti più riusciti di un personaggio cinematograficamente difficile, di per sè incapace di generare un racconto drammatico credibile, che non sia il solito reiterato racconto di origini.

Se questi film, complessivamente ordinari, hanno un pregio ed un motivo di vero interesse è proprio nel tentativo di mettere in scena, in modo credibile, la parabola terrena di una sorta di divinità invincibile.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...