The Endless River **
Nella piccola città sudafricana di Riviersonderend, il marito della cameriera Tiny esce dal carcere dopo aver scontato quattro anni di prigione.
Nella stessa cittadina vive Gilles, un francese che si è trasferito con la moglie e i due figli piccoli.
Una notte, approfittando della sua assenza, tre membri di una gang locale, mascherati, fanno irruzione nella fattoria di Gilles, trucidando i suoi bambini e abusando della moglie, prima di freddarla con due colpi di pistola.
La polizia brancola nel buio, ma i sospetti inseguono il marito di Tiny.
Quando quest’ultimo viene trovato morto, investito da una macchina vicino alla casa del protagonista, Gilles e Tiny che si erano conosciuti per caso, prima dell’esplosione di violenza, decidono di fuggire assieme per un viaggio senza meta.
L’elaborazione del lutto è forse impossibile, le colpe e le responsabilità rimangono sullo sfondo, il film si fa sempre più rarefatto e sfuggente, fino ad una chiusura che vorrebbe chiarire, ma che invece arriva troppo tardi e non dice nulla.
Se le premesse drammatiche del film di Hermanus sembrano avere una certa forza nello spingere i due protagonisti, in realtà il regista non sa davvero cosa farsene del dolore e della perdita dei suoi personaggi.
Il film si ferma, nonostante i due siano in viaggio e diventa assai prevedibile nello sviluppo di una relazione impossibile, che nasconde nuovi dolori e nuovi segreti.
Incerto se seguire la dimensione puramente thrilling della sua storia oppure spingere il film verso lidi antonioniani, ad Hermanus manca lo sguardo, per sostenere questa ambiguità ed i suoi personaggi hanno troppo poco da dirci, per sentirli davvero vicini.
Lo stesso uso del cinemascope non riesce a comunicare nulla, lo scenario paesaggistico rimane sullo sfondo, per lo più anonimo, lasciando così che i difetti di scrittura e l’impaginazione iper-classica finiscano per prevalere.

