AGGIORNAMENTO 18.3.2026
I dati Nielsen confermano un calo di circa il 9% rispetto all’audience dell’anno scorso vicina ai 20 milioni. Quest’anno solo 17,9 milioni di americani hanno seguito gli Oscar che restano la cerimonia più vista della stagione, ma con un calo costante dal 2020 quando il trionfo di Parasite fu seguito da 23,6 milioni di spettatori.
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Grande trionfo della Warner Bros di Pamela Abdy e Michael De Luca, che conquista ben undici Oscar complessivi, sei con Una battaglia dopo l’altra miglior film dell’anno, quattro con I Peccatori di Ryan Coogler e uno con Weapons di Zach Cregger.
Si tratta di grandi film adulti ad alto budget, interamente originali, con elementi di genere, grande cast e rilevanza politica e ideologica: esattamente i film che le major hollywoodiane non fanno più ed esattamente i film che avevano grande fortuna agli Oscar, nel passato.
Ci si è molto lamentati dei premi recenti spesso sovrapponibili agli Independent Spirit Awards, come accaduto l’anno scorso con Anora e prima ancora con EEOAO, Nomadland o addirittura Parasite.
Ma quelle scelte servivano a mascherare un’assenza. Oppenheimer di Nolan e Una battaglia dopo l’altra dimostrano che gli Academy Awards continuano a premiare un certo cinema americano, quando è possibile.
La premiazione della notte sembra tuttavia una sorta di canto del cigno di una stagione che forse non ritornerà. Warner è stata acquistata, come Paramount, dal giovane David Ellison di Skydance. Se le sue intenzioni politiche sugli asset televisivi e informativi e l’appoggio presidenziale erano espliciti, è ancora tutto da vedere come intenderà condurre due tra le major più prestigiose della storia del cinema americano.
A Paul Thomas Anderson, dopo una gloriosa carriera cominciata nei primi anni ’90 e 11 candidature andate a vuoto, va il premio per la migliore regia, al culmine di una lunga stagione in cui ha vinto quasi tutti i riconoscimenti in palio.
Forse l’Oscar arriva un po’ in ritardo, ma come accaduto con Christopher Nolan due anni fa, rappresenta una sorta di legittimazione per la Hollywood degli anni ’90, l’ultima grande stagione americana.
Michael B.Jordan vince per I Peccatori mentre Jessie Buckley è la miglior attrice per Hamnet.
“I stand here because of the people that came before me,” ha detto Jordan nominando Sidney Poitier, Denzel Washington, Jamie Foxx, Forest Whitaker, Will Smith e Halle Berry, “To be amongst those giants, those greats, amongst my ancestors, amongst my guides… Thank you everybody in this room and everybody at home for supporting me over my career. I feel it. I know you guys want me to do well, and I want to do that because you guys bet on me. So thank you for keeping betting on me.”
Sentimental Value è il miglior film internazionale. Joachim Trier ha aperto dicendo di essere solo un nerd dalla Norvegia e ha chiuso usando le parole di James Baldwin e ricordando che “tutti gli adulti sono responsabili per tutti i bambini” e invitando a votare politici che abbiano a cuore questo principio.
Il miglior montaggio è andato a Andy Jurgensen per Una battaglia dopo l’altra, mentre Autumn Durald Arkapaw ha vinto per la fotografia de I Peccatori.
Una battaglia dopo l’altra e I Peccatori si sono divisi anche i premi per le migliori sceneggiature.
Accettando il suo primo Oscar per la sceneggiatura ispirata da Vineland di Thomas Pynchon, Paul Thomas Anderson ha detto: “Ho scritto questo film per i miei figli per chiedere loro scusa per il mondo che gli abbiamo lasciato. Siete voi che ci porterete fuori con un po’ di dignità e di decenza”.
I migliori attori non protagonisti sono Amy Madigan per Weapons e Sean Penn per Una battaglia dopo l’altra, che non è venuto a ritirarlo, così come accaduto ai BAFTA e agli Actor Awards. E’ il suo terzo premio dopo Milk e Mystic River.
A presentare l’Oscar per la migliore scenografia a Frankenstein Sigourney Weaver, Pedro Pascal e… Grogu.
Il giovane svedese Ludwig Goransson conquista il suo terzo Oscar dopo quelli per Black Panther e Oppenheimer, grazie allo splendido lavoro su I Peccatori.
Presentati da Anne Hathaway e da Anna Wintour, sono stati premiati i costumisti e truccatori del film Frankenstein, mentre il primo Oscar per il casting è stato assegnato a Cassandra Kulukundis per Una battaglia dopo l’altra.
L’apertura di Conan O’Brien è stata come al solito innocua: se l’è presa con Chalamet “There’s concerns about attacks from the ballet and opera communities. They’re just mad you left out jazz”, e poi con Ted Sarandos di Netflix “Why are they all together enjoying themselves? They should be home alone, where I can monetize it”. La battuta più cattiva l’ha riservata a Amazon: ““Why isn’t the website I order toilet paper from winning more Oscars?!”. Nonostante sia apparso spesso tra un premio e l’altro, O’Brien è stato fiacchissimo come al solito, tranne che nelle due clip di montaggio che hanno aperto e chiuso la serata: la prima ispirata a Weapons e al personaggio della zia Gladys, rincorsa dai bambini e capace di attraversare molti dei film più importanti dell’anno; quella finale, ispirata invece dalla penultima scena di Una battaglia dopo l’altra con i Pionieri del Natale e O’Brien nei panni del colonnello Lockjaw.
Le clip erano la specialità di Billy Crystal e O’Brien gli ha reso omaggio.
Per mettere un po’ di brio e di peso politico abbiamo dovuto attendere Jimmy Kimmel, sul palco per premiare i documentari, che ha assestato un paio di colpi alla CBS e al documentario della First Lady.
Come al solito molto commovente il segmento in memoriam, con dediche particolari a Rob Reiner, Diane Keaton e Robert Redford, il primo guidato da Billy Crystal, il secondo da Rachel McAdams e il terzo da Barbra Streisand.
Nel montaggio mancavano in molti, ma il nome di Brigitte Bardot è clamoroso.
A presentare il miglior film la coppia di Moulin Rouge! venticinque anni dopo con una radiosa Nicole Kidman e un entusiasta Ewan McGregor. Sul palco anche il quintetto di Bridesmaids – Le amiche della sposa e per le sceneggiature anche Robert Downey Jr e Chris Evans ad annunciare il ritorno degli Avengers.
Unica italiana premiata è la produttrice bolognese Valentina Merli per il corto Two People Exchanging Saliva.
Di seguito tutti i vincitori e i link alle nostre recensioni
Best Picture
Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.); Adam Somner, Sara Murphy and Paul Thomas Anderson, Producers
Best Director
Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.), Paul Thomas Anderson
Best Actor
Michael B. Jordan in I Peccatori (Warner Bros.)
Jessie Buckley in Hamnet (Focus Features)
Best Supporting Actor
Sean Penn in Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.)
Best Supporting Actress
Amy Madigan in Weapons (Warner Bros.)
Best Adapted Screenplay
Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.); Written by Paul Thomas Anderson
Best Original Screenplay
I Peccatori (Warner Bros.); Written by Ryan Coogler
Best International Feature
Norway, Sentimental Value
Best Casting
Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.); Cassandra Kulukundis
Best Cinematography
I Peccatori (Warner Bros.), Autumn Durald Arkapaw
Best Film Editing
Una battaglia dopo l’altra (Warner Bros.); Andy Jurgensen
Best Production Design
Frankenstein (Netflix); Production Design: Tamara Deverell; Set Decoration: Shane Vieau
Best Costume Design
Frankenstein (Netflix); Kate Hawley
Best Sound
F1 (Apple) Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo e Juan Peralta
Best Makeup and Hairstyling
Frankenstein (Netflix); Mike Hill, Jordan Samuel and Cliona Furey
Best Original Score
I Peccatori (Warner Bros.); Ludwig Goransson
Best Original Song
“Golden” from KPop Demon Hunters (Netflix); Music and Lyric by EJAE, Mark Sonnenblick, Joong Gyu Kwak, Yu Han Lee, Hee Dong Nam, Jeong Hoon Seon e Teddy Park
Best Visual Effects
Avatar: Fuoco e cenere (Walt Disney); Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett
Best Animated Feature
KPop Demon Hunters (Netflix); Maggie Kang, Chris Appelhans e Michelle L.M. Wong
Best Animated Short
The Girl Who Cried Pearls (National Film Board of Canada); Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
Best Documentary Feature
Mr. Nobody Against Putin (PINK); David Borenstein
All the Empty Rooms (Netflix); Joshua Seftel e Conall Jones
Best Live-Action Short ex aequo
The Singers
Two People Exchanging Saliva
