Venezia 2015. Francofonia

Fracnofonia

Francofonia ***

Il ritorno di Sokurov a Venezia è un viaggio di cinema all’interno di uno dei simboli della cultura europea, il museo del Louvre.

Con uno stile mai così accessibile, capace di fondere creativamente materiale di repertorio e storia ricostruita, passato e presente, cornice e racconto, Sokurov riflette non solo sull’importanza delle opere d’arte e sulla loro forza evocativa, ma sulla loro funzione essenziale nel preservare e perpetuare il senso della nostra civiltà.

Il Louvre diventa così solo l’occasione per mettere in scena una riflessione che non è tanto cinematografica, quanto storica e culturale.

Eppure quanto cinema c’è in Francofonia: nella magia delle immagini della Parigi occupata degli anni ’40, nel racconto della collaborazione impossibile tra il curatore francese, Jasques Jaujard e il responsabile d’occupazione, il conte Wolf-Metternich, nell’introduzione in prima persona di Sokurov che evoca i fantasmi della letteratura russa dell’Ottocento, mentre una nave che trasporta opere d’arte di una collezione privata affronta una bufera in mezzo all’oceano.

La macchina da presa di Sokurov anima i dipinti e le sculture, vola sulla città ed il suo simbolo, ricostruisce le diverse trasformazioni del grande complesso e si sofferma sul periodo dell’occupazione tedesca, perché è il rapporto tra potere e cultura che al regista russo sta a cuore.

E non è un caso che siano proprio Napoleone e Marianna ad apparire nelle sale del museo ed a condurci in una visita d’eccezione.

Il film è una gioia per il cuore e lo spirito, che non tradisce le sue ambizioni filosofiche, ma le trascende con la forza di un immaginario che si nutre tanto della meraviglia, quanto dello studio.

Inevitabile ripensare al capolavoro che Sokurov ha girato all’Hermitage, Arca Russa: allora come oggi è l’idea dell’arca sottoposta alle intemperie della storia a guidare la sua riflessione.

Ma se allora prevalevano la prodezza tecnica ed il fuoco d’artificio registico, adesso quello che conta è la riflessione sulla messa in scena: Francofonia diventa così un documento ineludibile, che ci spinge a ripensare al ruolo della storia e della guerra, al colonialismo culturale, all’origine della civiltà ed al bisogno ineludibile di esprimersi e lasciare un segno di sé, attraverso la costruzione di un’identità lontana da ogni nazionalismo.

Una riflessione tanto più necessaria in questi tempi confusi in cui la distruzione del proprio patrimonio culturale e dei simboli della propria civiltà sembrano essere diventati la nuova frontiera del fanatismo terrorista e religioso.

Imperdibile.

Francofonia 1

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