Venezia 2015. Un mostro dalle mille teste

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Un monstruo de mil cabezas **1/2

Il messicano Pla, conosciuto in Italia soprattutto per il duro e politico La Zona, apre la sezione Orizzonti con il suo nuovo Un monstruo de mil cabezas, che condivide con il precedente la stessa furia e lo stesso ritmo.

Perfettamente contenuto in appena 75 minuti, il film di Pla racconta due lunghe giornate di una donna, il cui marito è malato di cancro. Costretto a casa, in un letto di dolore e sofferenze, una costosa cura sperimentale sembra poter funzionare. Eppure la compagnia assicurativa ha respinto il suo caso.

La moglie ha urgenza di parlare con il responsabile del caso, che prima si fa negare, poi cerca di sfuggire senza rispondere alle richieste della protagonista.

Accompagnata dal figlio adolescente, la donna comincia a pedinare il medico sino alla sua abitazione, qui minacciandolo con una pistola, lo convince a fare i nomi di coloro che hanno preteso l’esclusione del marito dalle cure.

Decisa a tutto, la protagonista si mette sulle tracce del direttore della compagnia assicurativa…

Un monstruo de mil cabezas è un lungo viaggio attraverso la notte, tra ville di lusso, saune e palestre di squash, studi notarili e palazzi protetti da guardie. La realtà sfugge, rifratta da vetri, porte, luci, ambienti che mostrano la loro algida perfezione, impassibili, proprio come coloro che li abitano, al dolore e alla giustizia.

La regia di Pla è ancora una volta magistrale, giocando magnificamente con le ellissi e con i punti di vista dei diversi estranei che vengono a contatto con la protagonista, tutti chiamati a testimoniare la loro verità davanti ad una corte.

Pla usa anche focali cortissime, lasciando sullo sfondo tutto quello che non è essenziale, tutto quello che le voci di questa tragedia corale non riescono davvero a ricostruire.

Anche questa volta il giovane regista messicano mostra di avere le idee chiarissime e se la denuncia delle nefandezze del sistema sanitario privato arriva forse un po’ in ritardo e non aggiunge molto a quanto già sapessimo, l’andamento rapsodico e surreale del film lo libera da questa zavorra e lo trasforma in un racconto di sopravvivenza, che si giova della grande economia di mezzi e di una notevole originalità compositiva.

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