Slow West. Recensione in anteprima!

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Scritto e diretto da John Maclean, al suo debutto cinematografico, Slow West ha conquistato il premio della giuria all’ultimo Sundance Film Festival.

E’ un western atipico, ambientato nel Colorado del 1870, ma girato quasi interamente in Nuova Zelanda.

Il giovanissimo nobile scozzese Jay Cavendish si innamora di Rose, la figlia del contadino John Ross. Quando il padre cerca di strapparlo alla compagnia di una ragazza non degna del suo rango, un incidente costringe John e Rose a scappare negli Stati Uniti.

Jay si mette così sulle tracce dei fuggitivi, con la sola compagnia del suo cavallo e di un libro: Ho! For the West, una guida per attraversare la Frontiera.

Sul suo cammino si imbatte in un gruppo di cacciatori di taglie, vestiti da soldati. A salvarlo giunge Silas, un bounty hunter, che si offre di accompagnarlo nel suo viaggio e di proteggerlo dalle imboscate dei nativi e dei malintenzionati.

Ma anche lui ha un motivo speciale, per trovare John Ross e Rose…

Il film di Maclean è un curioso western rurale, un viaggio a due in cui ciascuno imparerà qualcosa dall’altro, nella più classica tradizione del racconto di formazione.

Brevi flashback ci spiegano il passato scozzese di Jay e Rose, mentre sulle tracce dei due viaggiatori si ritrova anche la banda del killer Payne.

Slow West si giova della preziosa fotografia di Robbie Ryan (Wuthering Heights, Philomena) capace di esaltare la bellezza selvaggia del paesaggio e di restituire il blu intenso delle notti ed una tavolozza inedita di verdi e marroni dei boschi e dei campi del west.

La scelta di ricostruire in Nuova Zelanda la Frontiera, dona al film un look del tutto originale e inconsueto.

Maclean gira con stile piano, cercando sempre una composizione del quadro il più essenziale possibile, fino a farne un viaggio esistenziale e rarefatto, non lontano dal realismo magico delle fiabe, nel quale la violenza è quasi sempre assurda e priva di senso, ma non di conseguenze.

L’incontro inatteso con l’antropologo che sta scrivendo un libro su “the decline of the aboriginal tribes in the hope of preventing their extinction by their conversion to Christianity” è emblematico dell’approccio originalissimo di Maclean, per il quale la nascita del Nuovo Mondo è destinata presto a svanire nella leggenda: “in a short time, this will be a long time ago”.

Bellissima anche l’idea della famiglia che si costruisce un pezzo alla volta, spesso per puro caso o per necessità, raccogliendo gli orfani per strada o sposando la donna amata da un altro.

Maclean dimostra una sensibilità del tutto peculiare, che richiama più i valori del cinema di John Ford e dei contro-western degli anni ’70, che le spericolate riletture di Leone, Peckinpah o Tarantino.

Ammantato di rassegnata determinazione e struggente malinconia, con un senso del destino che si fa premonizione, Slow West è un film che si giova del carisma di Michael Fassbender, qui più laconico e disilluso che mai e della presenza carismatica di Ben Mendelsohn, sempre più a suo agio nelle parti da villain.

Il volto asimmetrico e infantile di Kodi Smit-McPhee sembra altrettanto indovinato per la parte di Jay.

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