Michael Moore, la retorica dell’eroe e American Sniper

"Capital" New York Special Screening

Michael Moore, il grande documentarista americano (Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11, Sicko) interviene su American Sniper con la consueta affilata intelligenza.

Con un post molto articolato su Facebook, che riportiamo pressochè integralmente, spiega perchè i cecchini non possono essere considerati eroi. E poi discute del nuovo film di Clint Eastwood, che ha trionfato al box office, proprio nel weekend in cui si celebra il ricordo di Martin Luther King. Ucciso dalla pallottola di un cecchino:

“Lots of talk about snipers this weekend (the holiday weekend of a great man, killed by a sniper), so I thought I’d weigh in with what I was raised to believe about snipers. My dad was in the First Marine Division in the South Pacific in World War II. His brother, my uncle, Lawrence Moore, was an Army paratrooper and was killed by a Japanese sniper 70 years ago next month. My dad always said, “Snipers are cowards. They don’t believe in a fair fight. Like someone coming up from behind you and coldcocking you. Just isn’t right. It’s cowardly to shoot a person in the back. Only a coward will shoot someone who can’t shoot back.”

But Deadline Hollwood and the Hollywood Reporter turned that into stories about how I don’t like Clint Eastwood’s new film, “American Sniper.” I didn’t say a word about “American Sniper” in my tweets.

If they wanted to know my opinion of “American Sniper” (and I have one), why not ask me?

So here’s what I think about “American Sniper”:

Awesome performance from Bradley Cooper. One of the best of the year. Great editing. Costumes, hair, makeup superb!

Oh… and too bad Clint gets Vietnam and Iraq confused in his storytelling. And that he has his characters calling Iraqis “savages” throughout the film. But there is also anti-war sentiment expressed in the movie. And there’s a touching ending as the main character is remembered after being gunned down by a fellow American vet with PTSD who was given a gun at a gun range back home in Texas — and then used it to kill the man who called himself the ‘America Sniper’.

Also, best movie trailer and TV ads of the year.

Most of us were taught the story of Jesse James and that the scoundrel wasn’t James (who was a criminal who killed people) but rather the sniper who shot him in the back. I think most Americans don’t think snipers are heroes.

Hopefully not on this weekend when we remember that man in Memphis, Tennessee, who was killed by a sniper’s bullet.”

Non possiamo che sottoscrivere le parole di Moore dalla prima all’ultima.

Il film di Eastwood non è solo mal scritto e debole nella costruzione drammatica dei personaggi, non è solo superficiale e semplicistico nella rappresentazione del conflitto, non è solo pieno di stereotipi cinematografici e culturali, ma è un film che esalta, come un eroe tragico, il navy seals che spara alle spalle, da lontano, che uccide donne e bambini,  senza essere visto, a tradimento, sfruttando la potenza e la precisione di un fucile.

Basterebbe ricordare il finale di Full Metal Jacket o il film nel film di Bastardi senza gloria, per segnare tutta la distanza etica – sì, usiamola ogni tanto questa parola – tra l’antimilitarismo di Kubrick e l’antiretorica di Tarantino e l’apologia delle armi di cui Eastwood si fa qui portavoce.

Ed è curioso che a farlo sia proprio il regista de Gli Spietati, di Un mondo perfetto, di Gran Torino, il regista che sul rifiuto delle armi e sulla necessità di rompere il circolo della violenza ha costruito tutta la sua carriera.

Forse Eastwood ha cambiato idea. Forse l’ambiguità morale, che da sempre contraddistingue il suo cinema, questa volta è stata accantonata, in favore di un ritratto senza ombre.

Eppure è difficile non immaginare che film avrebbe potuto essere American Sniper se lo sguardo di Eastwood si fosse posato più che sul fucile di Chris Kyle, su quello di Eddie Ray Routh, il venticinquenne veterano dei marine, che lo ha ucciso a sangue freddo, in un poligono di tiro di Erath County, Texas.

Quante amarissime contraddizioni ci sono in quell’epilogo?

Invece di Eddie in American Sniper c’è solo un’immagine, quella finale, di un giovane con lo sguardo folle, prima delle didascalie e delle immagini toccanti delle vere esequie.

No, Clint, così è troppo facile e consolatorio.

Siamo ancora fermi al John Ford di Liberty Valance: “This is the West, sir. When the legend becomes fact…print the legend”.

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2 pensieri riguardo “Michael Moore, la retorica dell’eroe e American Sniper”

  1. Onestamente, che si debba prendere a modello un personaggio come Moore che ha fatto del manicheismo propagandistico – condito da frequenti falsificazioni manipolatorie – un metodo di lavoro, per criticare il presunto manicheismo dell’ultimo film di Eastwood lo trovo paradossale…quanto alla figura del cecchino, vorrei evidenziare che il discorso di Moore, come spesso accade, si basa su un espediente retorico: dipende sempre da qual è il compito del cecchino e ricorrere all’esempio del cecchino assassino di innocenti in tempo di pace è tipico della malafede dell’obeso implacabile accusatore delle nequizie del capitalismo americano. Mi ricordo che una intellettuale come Anne Applebaum sul Washington Post ebbe a fare un opportuno paragone tra il soggetto in questione e il pitbull della destra oltranzista americana Ann Coulter, dimostrando quanto, pur schierati su fronti opposti, fossero fatti della stessa pasta, per semplicismo, spregiudicatezza e disonestà intellettuale.

    1. Qui non si discute però del cinema di Michael Moore. Ma di American Sniper. Che non è un documentario a tesi, ma un film che non solo si pone come un punto di rottura evidente nel percorso autoriale di Eastwood, ma ribalta l’immagine ed il ruolo del cecchino. Ho riportato le parole di Moore perchè mi sono parse significative nel cogliere il sottotesto propagandista di un film che nasce da una ‘storia vera’. Il manicheismo di Eastwood è tutt’altro che presunto in questa occasione. American Sniper è il correlativo oggettivo del discorso alla sedia vuota della convention repubblicana del 2012.

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