Venezia 2014. La trattativa

La trattativa

La trattativa ***

“Siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo, ci proponiamo di ricostruire…”

Così cominciava il cortometraggio di Elio Petri del 1970,Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli. La Guzzanti lo cita esplicitamente quasi all’inizio del suo nuovo film, a segnare un debito ideale con l’opera di uno dei maestri del cinema politico.

Il film che Sabina Guzzanti ha dedicato alla supposta trattativa tra lo Stato e la mafia, all’indomani delle stragi di Capaci e Via D’Amelio e di quelle nelle città di Milano, Roma e Firenze era atteso come il più controverso di questa 71° Mostra.

Il tema è di quelli da toccare con grande cautela e lo spirito battagliero e polemico della Guzzanti non sembrava quello più adatto nel raccontare le indagini ed i processi ancora in corso.

Eppure La trattativa è un ottimo film, sorprendentemente equilibrato, efficace dal punto di vista narrativo e felice nella scelta di alternare i materiali selezionati in modo molto moderno.

La ricostruzione di fiction si fonde con le immagini di repertorio, l’inchiesta giornalistica trascolora in un set aperto, dove un gruppo di attori prova i costumi e si trucca, prima di mettere in scena episodi chiave nella lunga storia dei rapporti tra mafia e politica.

La Guzzanti sembra animata dalle migliori intenzioni: ricostruire, con gli strumenti del cinema, la realtà indicibile e inafferrabile del “sacco di Palermo” delle amministrazioni di Ciancimino, della guerra tra clan, della successione dei capi di Cosa Nostra (Bontade, Riina, Provenzano), della lotta alla mafia della procura di Palermo e del ruolo del ROS e della DIA in alcuni momenti chiave della gestione dei pentiti e della cattura dei latitanti.

La tesi del film è che attraverso Ciancimino ed il ROS dei Carabinieri, Bernardo Provenzano decise che bisognava tentare un accordo con lo Stato, che fermasse la stagione delle stragi. Quell’accordo non riuscì, perchè le richieste mafiose erano comunque impossibili da ricevere.

Pochissimi furono i segnali di quella trattativa: la sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino dal luogo della strage, la revoca del 41 bis ad un folto gruppo di criminali detenuti per mafia, la cattura stessa di Totò Riina, il cui covo non fu mai perquisito nè messo sotto controllo.

Semplici errori investigativi? Negligenze imperdonabili ma incolpevoli? Forse. O forse no.

Una diversa trattativa però andò a buon fine: quella con Marcello Dell’Utri, che usò Berlusconi e Forza Italia, per consentire alla mafia, alla massoneria ed all’estrema destra siciliana di sentirsi protetta e rappresentata all’interno dello Stato.

Il film si ferma al 1994. Se poi quella garanzia sia stata davvero onorata, in qualche modo, è forse impossibile dirlo. Ma quello bastò ad evitare nuove stragi, a cominciare da quella allo Stadio Olimpico del 23 gennaio 1994, saltata per un difetto nel detonatore e mai più rinnovata, anche per la cattura dei fratelli Graviano, che l’avevano ideata con Spatuzza, pochi giorni dopo il primo tentativo.

La Guzzanti illustra le responsabilità dei corpi deviati dello Stato, del ROS dei Carabinieri, di alcuni magistrati, ma lascia spesso i politici sullo sfondo, soprattutto quelli che ancora hanno ruoli importanti, seguendo il filo delle dichiarazioni del pentito Spatuzza, da cui tutto ha avuto origine.

Naturalmente nella seconda parte il suo film racconta il vero artefice dell’accordo tra politica e criminalità, Marcello Dell’Utri, uomo chiave per il successo della seconda trattativa, condannato definitivamente proprio per i suoi rapporti con Cosa Nostra.

Il film è forte, documentato, senza apparenti forzature polemiche e soprattutto rispetta la verità e l’intelligenza dei suoi spettatori.

Non c’è spazio per la satira questa volta, se non in uno straordinario e involontario momento comico quando un collaboratore di giustizia rivela, con un ribaltamento di valori sorprendente, che sarebbe Berlusconi ad aver messo in imbarazzo Dell’Utri, con i suoi comportamenti immorali: “con Cosa Nostra ci vuole molta serietà, non avrebbe dovuto fare il bunga bunga“.

La fotografia è di Daniele Ciprì, le musiche di Nicola Piovani.

Una sorpresa.

 

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