Venezia 2014. The Humbling – L’umiliazione

L'umiliazione 6

The Humbling – L’umiliazione **

Simon Axler, interpretato da Al Pacino, è uno dei più grandi attori teatrali della sua generazione, ma ora è sulla via del tramonto. Ha superato i sessant’anni e ha perso il suo talento e la sua sicurezza, la fiducia nelle proprie capacità è evaporata. La moglie, incapace di far fronte alla sua depressione, l’ha lasciato, così come il pubblico, e il suo agente non sa come convincerlo a tornare in scena. In questo atroce resoconto di una terrificante autodistruzione, trova una momentanea e apparente consolazione in un desiderio erotico.

Due film per Al Pacino alla 71° Mostra, il primo è L’umiliazione, tratto da unno degli ultimi romanzi brevi di Philip Roth. Non uno dei suoi capolavori della maturità, ma un testo che sembrava scritto per essere interpretato da un gigante come Pacino.

Simon Axler è un grade attore teatrale arrriva alla fine di una gloriosa carriera. Non si ricorda più le battute, ha perso il suo dono si butta dal palcoscenico durante unno spettacolo e finisce in clinica dopo un goffo tentativo di suicidio.

Quando rientra a casa, Pegeen, la figlia di due vechci amici di un tempo si presenta a casa sua con un regalo di bentornato.

Tra i due nasce un rapporto impossibile, per età, ruolo sociale, gusti sessuali, convenzioni. L’amante lesbica di Pegeen e la sua storica fidanzata assediano la villa di Simon mettendolo in guardia sulla carica distruttiva della sua relazione.

Persino i genitori di Pegeen si mettono di traverso: Simon è un uomo anziano, precocemente invecchiato, che cerca un ancora per non andare a fondo.

Levinson si affida completamente al fasccino istrionico di Pacino, gli sta addosso, legge nelle sue rughe, nei suoi capelli, nel suo sguardo curioso e l’attore lo ricambia mettendosi a nudo fino in fondo, recitando se stesso con una buona dose di autoironia.

Lo spettacolo qui non è tanto nel testo di Roth o nella regia pure inventiva nella sua classicità di Levinson, ma nella performance assoluta di Pacino, un vecchio leone che ha ancora qualche buon colpo da poter sfruttare in questo lungo finale di carriera.

Contrariamente agli altri grandi della sua generazione, Nicholson, De Niro, Hoffman, Hackman, Pacino è ancora perfettamente in grado di non tradire se stesso, di restituire grandezza ad ogni interpretazione. E se talvolta la scelta delle parti può sembrare poco significativa, in questo caso è invece indovinata.

Fedele alle sue origini teatrali, non stentiamo a credere che Pacino voglia vivere sullo schermo e sulla scena, anche gli utlimmi bagliori del suo crepuscolo umano ed artistico.

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