Venezia 2014. Reality

Realite-Dupieux

Reality **1/2

Jason, un tranquillo cameraman, sogna di dirigere il suo primo film horror. Bob Marshal, un ricco produttore, accetta di finanziare il suo film a una condizione: Jason ha quarantotto ore per trovare l’urlo perfetto della storia del cinema.  Durante la sua ricerca, si perde in un incubo.

Il nuovo film di Mr.Oizo, Quentin Dupieux è un sogno alla Lynch, ad occhi ben aperti. In un gioco senza fine di scatole cinesi Reality raconta di una bambina, di suo padre cacciatore e di una videocassetta misteriosa rinvenuta nella pancia di un cinghiale, di un regista che sta girando un film proprio su questo e di un produttore francese che offre ad un vecchio collaboratore, ora cameraman in uno show di cucina, l’opportunità di diventare regista, purchè per il suo progetto horror, riesca a trovare il lamento di dolore migliore di sempre.

Il film si avvita su se stesso più volte, i personaggi attraversano le storie e gli incubi degli altri. I film degli uni si nutrono della realtà degli altri, tutti sono attori e registi di un incubo che non ha mai fine.

Ambientato negli anni ’80 in California, ma curiosamente parlato in gran parte in francese, è un film folle che non ha mai fine: come le scale di Escher non porta da nessuna parte, inutile cercare di decifrarlo. Nolan in confronto è un dilettante, con i suoi 4 livelli di sogno.

Qui siamo molto oltre: certo chi è alla ricerca di una storia tradizionale stia alla larga, ma il divertissement di Dupieux funziona, soprattutto per i suoi numerosi fans, che ritrovano il gusto per il nonsense, l’ironia feroce e le stranezze che interrompono una narrazione che di reale non ha davvero nulla e che si apprezza per la sua assoluta ed incosciente libertà formale.

Quando ad un certo punto il preside della scuola, corpulento e barbuto, corre su una jeep scoperta, vestito da donna con tailleur azzurro e foulard rosso svolazzante non si può che stare dalla parte della follia di Reality.

Tre anni fa stavo dirigendo Rubber, il mio secondo lungometraggio, con un pneumatico nel ruolo principale. Mi piaceva molto l’idea di sostituire l’attore con un oggetto animato, più facile da dirigere e meno esigente di un essere umano. Purtroppo non avevo niente in comune con questo pneumatico, che sul set era sgradevole e completamente passivo. Da Wrong in poi, sono stato costretto a lavorare di nuovo con persone reali e da allora non ho smesso di apprezzarlo. Nel 2012 ho girato due film a Los Angeles (grazie a Grégory Bernard e alla Realitism Films). Il primo è Wrong Cops. Questo film è sporco, stupido e semplice. Il secondo, Reality, è integro, intelligente e intricato. Al momento entrambi sono in fase di montaggio. Sono i migliori film che abbia mai realizzato. (da “Les Cahiers du Cinéma”, gennaio 2013)

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