Calvary. Recensione in anteprima

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Calvary **1/2

Presentato al Sundance e poi a Berlino nella sezione Panorama, Calvary è il secondo film di John Michael McDonagh.

Il suo primo film, il buddy movie The Guard – Un poliziotto da happy hour, interpretato da Brendan Gleeson e Don Cheadle,  è stato il più grande successo di sempre in Irlanda ed ha avuto una menzione alla Berlinale come miglior opera prima.

Gleeson è il portagonista assoluto anche questa volta, nei panni di un prete cattolico, James Lavelle, in un piccolo paesino irlandese.

Una domenica mattina, uno dei suoi parrocchiani gli confessa di essere stato a lungo abusato da un prete negli anni dell’adolescenza e di voler ora la sua vendetta. Non contro l’autore delle violenze, ma contro un uomo di fede giusto ed onesto, come padre James.

Il protagonista ha una sola settimana per fare i conti con la sua vita e con quella dei suoi fedeli.

Ci sono un finanziere milionario e annoiato, un chierichetto sveglio che dipinge il mare, una donna divisa tra il marito, che forse non l’ama più e l’amante di colore, che la picchia selvaggiamente. Padre James dovrà vedersela anche con un chirurgo cinico e donnaiolo, uno scrittore americano sull’orlo della dipartita ed un giovane deciso a dare un senso alla propria vita, arruolandosi nell’esercito.

A rendere l’addio ancor più complicato è l’arrivo in paese della figlia di James, Fiona, che vive a Londra ed ha tentato il suicidio: è un pezzo della sua vita passata che non si rassegna alla sua scelta religiosa.

Il film di McDonagh è leggero, ispirato, con toni da commedia nera. Il gruppo di protagonisti è felicemente assortito ed il racconto dell’ultima settimana di padre James è felicemente malinconico.

Peccato solo che l’epilogo non sia altrettanto convincente ed originale.

Ambientato nella bellissima e ancestrale Contea di Sligo, nella città di Easkey e sulla spiaggia di Streedagh, Calvary costruisce il ritratto di un uomo giusto, assediato dalla follia di un mondo che non riesce più a comprendere.

Brendan Gleeson restituisce al suo protagonista la forza necessaria a sopportare il peso di un fine annunciata eppure incomprensibile.

Calvary è anche una riflessione sulla colpa ed il peccato e sul ruolo della Chiesa Cattolica, con le sue ipocrisie ed il suo moralismo, nella società irlandese.

McDonagh va controtendenza e pur tenendo sempre presente lo scandalo dei preti pedofili che ha flagellato il suo paese, lo lascia sullo sfondo, decidendo di raccontare le contraddizioni di un pastore che cerca di guidare i suoi parrochiani con l’umanità ed il buonsenso più che con la fede. Padre James non è certo un santo: beve come tutti gli irlandesi, risponde a tono alle provocazioni, è sarcastico.

La bellissima fotografia è di Larry Smith (Eyes Wide Shut, Bronson, Solo Dio perdona), capace di cogliere i colori mutevoli dell’estate irlandese con grande maestria.

 

 

 

 

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