Cannes 2014. Turner

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Turner ***

Mike Leigh e’ uno dei grandi maestri inglesi della fine del Novecento. Il suo cinema ha quasi sempre indagato la realta’ con una forza senza pari. Il suo profondissimo lavoro sugli attori, coinvolti in una sorta di tour de force di stampo teatrale, molto prima di cominciare le riprese, gli ha regalato interpretazioni memorabili, per adesione mimetica e complessita’ psicologica.

L’ultimo straordinario Another Year, presentato sulla Croisette quattro anni fa, rappresentava forse la summa del suo lavoro trentennale.

Con Mr. Turner, Leigh decide invece di raccontare gli ultimi 25 anni del grande pittore inglese, affascinato dai paesaggi naturali, dai naufragi e dalle tempeste, uno degli ispiratori dell’Impressionismo francese, per il suo lavoro preziosissimo sulla consistenza della luce e dei colori.

Leigh ce lo restituisce in tutta la sua quotidianita’ di artista e di uomo. Padre assente, marito mancato, amante bugiardo, Turner ha vissuto a lungo con l’anziano padre,  fino alla sua morte. Si e’ quindi invaghito della sua affittacamere di Chelsea, Sophia Booth, nonostante approfittasse spesso della governante di casa, letteralmente corrosa da un sentimento consumato per lo piu’ in feroci amplessi e chiacchiere convenzionali.

Ma Turner era anche artista sopraffino, iconoclasta per il suo tempo, famoso e apprezzato a Corte, soprattutto agli inizi, mentre l’intensa ricerca sulla luce, che ha contraddistinto la sua maturita’ artistica, sembrava lasciare freddi i contemporanei. Il suo gesto pittorico era anche venato di originalita’ ed estro improvviso. La sua vena distruttiva ed ironica, rispetto al formalismo delle tradizioni, si è manifestata spesso alla Royal Academy: si permise persino di sfregiare un quadro di Constable con una macchia rossa, diventata poi una boa nel mare.

Eppure la forza dei suoi paesaggi nasceva da una continua osservazione, da bozzetti schizzati dal vero in giro per l’Europa e da esperienze estreme vissute in prima persona.

Pian piano l’elemento umano, pure ineludibile nella sua opera, si è fatto meno importante, rispetto alla potenza degli elementi e di Dio. Il suo desiderio di mantenere pubblica e facilmente consultabile la sua opera, verra’ in gran parte tradita alla sua morte, dal governo inglese. Ed ancora oggi alcuni suoi dipinti sono conservati alla National Gallery, altri in un museo appositamente dedicato alla sua figura.

Leigh fonde magnificamente la luce di Turner con quella del suo fidato direttore della fotografia, Dick Pope, restituendoci un film mai cosi’ curato dal punto di vista della messa in scena. Si attiene pero’ alla stretta biografia, sia pure d’autore, senza grandi sussulti:  ricco di scene memorabili, soprattutto quelle che vedono Turner travolto dalla forza della natura e della musica, il film finisce per risultare corretto, ma fin troppo lungo.

Molti sono gli incontri che ispirano la pittura dell’artista, da un esperimento con un prisma, alla demolizione del “Fighting Temeraire”, la nave che combatté a Trafalgar, trascinata dal rimorchiatore, passando dalla straordinaria scoperta del treno e della fotografia, per terminare sul letto di morte, dal quale si leva per tratteggiare la figura di un corpo ritrovato in mare.

I sarcastici borbottii del protagonista ed il suo gusto istrionico per la vita, sembrano troppo diluiti in un racconto che non ha mai purtroppo un sussulto di imprevedibilita’, se non nel montaggio che si muove con tagli improvvisi che scompaginano la classicita’ del regista inglese.

Timothy Spall e’ come di consueto impressionante per mimesi e precisione, il suo Turner e’ un essere umano pieno di slanci e contraddizioni, che si esprime con grande chiarezza soprattutto attraverso le sue opere, mentre nei rapporti umani prevale una sbrigativita’ anche animalesca, quasi come se si trattasse di attimi perduti, nel mare in tempesta della creazione.

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