Lone Survivor

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Lone Survivor**

Il film di Peter Berg, passato dietro la macchina da presa dopo un’onorevole carriera d’attore, è il classico film militaresco e patriottico sulla campagna in Afghanistan.

Un gruppo di espertissimi Navy Seals, in missione nel territorio nemico, per eliminare un pericoloso terrorista di Al Qaeda ed il suo braccio destro, viene scoperto sulle montagne da un pastore che si accompagna al nipotino e ad un giovane simpatizzante per i talebani.

I militari sono di fronte ad un dilemma impossibile da risolvere: liberare i tre ostaggi e mandare all’aria la missione o giustiziarli anche se sono disarmati, violando le regole d’ingaggio, ma portando a termine l’incarico?

Dopo un breve ma inteso faccia a faccia e nell’impossibilità di comunicare con il quartier generale, i quattro Navy Seals decidono di liberare gli afghani: verranno circondati dai talebani in una battaglia senza esclusione di colpi.

Solo uno di loro riuscirà a salvarsi, anche grazie ad una tribù locale che lo protegge e gli evita l’esecuzione.

Il film di Berg, interpretato da un quintetto di attori super macho (Mark Wahlberg, Ben Foster, Emile Hirsh, Taylor Kitsch sono i quattro soldati, Erica Bana il loro capo) è un onesto dramma di guerra, pieno degli stereotipi classici della propaganda americana.

I Navy Seals sono superuomini addestrati a tutto, attaccati alla famiglia, con la barba incolta e i muscoli guizzanti, spietati coi talebani, ma da cuore d’oro con le popolazioni locali e legati tra di loro da un legame che va oltre la camraderie militaresca.

Ovviamente il nemico ha il volto impenetrabile e perfido, ma tra gli afghani ci sono anche ottime persone e bambini dai grandi occhi sgranati a cui ci si può affezionare.

Il film racconta una storia realmente accaduta, come mostrano le immagini iniziali e finali, di stampo documentaristico, che riprendono i veri campi di addestramento ed i protagonisti della missione.
Il rispetto e la compassione che dobbiamo ai soldati caduti sul campo non può però offuscare i limiti di un film a senso unico, di regime, si sarebbe detto una volta.

Berg dimostra un certo talento nelle riprese della lunga battaglia fra Navy Seals e talebani, con un lavoro di stuntmen davvero apprezzabile, che rende per una volta tutta la fisicità del conflitto, senza scorciatoie da videogioco, rinnovando il linguaggio del cinema di genere.

Peccato che questo ottimo lavoro sulla rappresentazione della guerra si inserisca in un contesto troppo patriottico e semplificatorio, in cui la legittima elegia per il sacrificio ed il coraggio dei protagonisti, si unisce ad un’inutile propaganda per l’arruolamento e le buone ragioni dei ‘custodi della democrazia’.

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