Cannes 2013. Shield of straw

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Shield of straw *1/2

Il prolifico e poliedrico giapponese, Takashi Miike, torna in concorso sulal Croisette dopo Harakiri di un paio d’anni fa, con un poliziesco morale, accolto da solenni fischi alla fine della proiezione stampa.

Al di la’ della discutibile prassi di professionisti che si divertono a manifestare il proprio dissenso in modo francamente esagerato, il film di Miike e’ di una modestia imbarazzante.

Un film di genere che non ha davvero molto da dire e che uno come Carpenter o Hill avrebbe raccontato in un’ora di meno.

La nipote di un tyccon della finanza nipponica viene torturata e gettata in un canale di scolo. Il nonno, gravemente malato, pubblica un annuncio a tutta pagina sui quotidiani e su un sito internet, promettendo una ricompensa a chi consegni alla giustizia il criminale responsabile.

Il killer, dopo aver scampato un primo tentativo di cattura, si consegna alla polizia per evitare il linciaggio.

Da Tokyo organizzano un team di cinque agenti per scortare il responsabile nella capitale ed assicurarlo al procuratore.

Nasce cosi’ una colossale caccia all’uom, egevolta da una talpa che segnala costantemente la posizione del killer su internet.

Si pensa ad un trasporto aereo, ma un folle tenta di sabotare il veicolo, quindi si procede con un lungo convoglio di mezzi blindati, ma anche quello finira’ sotto attacco, quindi si passa ad un ambulanza, poi al treno, quindi ad un auto privata e ad un taxi, in un’escalation implausibile e forzata.

Nel frattempo i cinque agenti assegnati alla scorta vengono decimati dagli attacchi di sconsiderati desiderosi di ricevere la ricompensa che viene attribuita, in parte, anche solo per il tentativo.

Ma l’onore della polizia deve essere preservato, cosi’ come il monopolio dell’uso della forza.

Il film di Miike si dilunga per oltre due ore di improbabili fughe, colpi di scena telefonati ed interpretazioni da B movie, fino al prevedibile redde rationem finale tra il tycoon ed il poliziotto sopravvissuto ed al lieto fine veramente posticcio.

Imbarazzante.

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