Cannes 2013. Borgman

BORGMAN_poster

Borgman *1/2

Capita ogni tanto ai festival di imbattersi in una solenne fesseria, scambiata per un’opera oscura, ricca di significati ed inquietante.

Borgman e’ esattamente questo. Uno sberleffo del suo autore, ben confezionato, misterioso, senza risposte, ma anche senza alcun senso.

Il film comincia con tre uomini armati, tra cui un prete, che si inoltrano in un bosco per cacciare da un rifugio costruito sottoterra, il protagonista, l’irsuto Camiel Borgman, che e’ costretto alla fuga, assieme a due compagni anch’essi curiosamente interrati.

Borgman fugge e si finisce in una bella strada residenziale: bussa alla porta della grande casa di un giovane produttore televisivo, fingendo di conoscere la moglie Marina. La sua insistenza spinge l’esasperato padrone di casa a pestarlo a sangue. Con la complicita’ e la compassione, indotta nella moglie, Borgman si installa nel capanno della casa, all’insaputa del marito.

Pian piano finira’ per sostituire il giardiniere di casa e per mettere moglie e marito uno contro l’altra, con effetti devastanti.

Non sono immuni dalle macchinazioni di Borgman anche i tre figli della coppia, la loro babysitter ed il suo fidanzato.

Tutti coinvolti in un gioco violento e subdolo, in cui e’ la vittima a spingere il carnefice ad agire.

Il giardino di casa verra’ devastato, cosi’ come le vite di tutti. Van Warmerdam vorrebbe fare la voce grossa: falsa coscienza borghese, razzismo latente, voracita’ capitalistica, coppie che non comunicano e non si desiderano piu’. Ma e’ il primo a non prendersi mai sul serio, con continue deviazioni da facile commedia.

Quieti e imperturbabili, Borgman ed i suoi quattro assistenti alla fine abbandonano la casa, in una quiete spettrale.

Qualcuno ha parlato addirittura del diavolo, forse leggendo il pregevole pressbook del film, distribuito ai giornalisti. Ma quello di Van Warmerdam e’ solo un racconto crudele e cinico di una violenza senza motivi e senza ragioni.

Il meccanismo psicologico messo in scena e’ affascinante, ma del tutto implausibile e pretestuoso. Dietro lo sguardo glaciale di Borgman, si cela il sorriso sardonico del suo regista, che interpreta anche uno degli aiutanti del protagonista.

Quando non si ha davvero nulla da dire, basta farlo in modo pretenzioso. Il mistero finira’ per colmare il vuoto.

Inutile.

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2 pensieri riguardo “Cannes 2013. Borgman”

  1. L’ho visto ieri a Cannes, sono contento di non essere il solo a pensare che il film non avesse alcun significato 🙂

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