Cloud Atlas

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Cloud Atlas *1/2

Il montaggio. Ecco sì, il montaggio.

L’unica cosa da salvare in questo fluviale, sconclusionato, inutilmente ambizioso ed in gran parte ridicolo nuovo film dei fratelli Wachowski (…e Tom Tykver) è il montaggio del tedesco Alexander Berner.

Un montaggio affascinante, magnifico, per attrazioni, analogie, per suggestioni visive, con attacchi sui gesti e sulle parole, che scompone e ricompone continuamente nel tempo e nello spazio il racconto del film.

Un montaggio alla Ejzenstein, si sarebbe detto una volta, senza timore di essere blasfemi, che vivifica le sei storielle, che compongono Cloud Atlas: prese da sole sembrerebbero scritte da un fantasioso bambino delle scuole medie, invece innervano il romanzo di David Mitchell.

Sei storie che abbracciano cinque secoli del passato e del futuro.

Nel 1849, l’avvocato americano Adam Ewing si trova in affari con il Reverendo Horrox, che gestisce una piantagione schiavista. Il reverendo cerca lentamente di avvelenarlo, durante il lungo viaggio di ritorno, in nave. Sulla barca Ewing scopre un clandestino di colore, uno schiavo di nome Atua, che gli salverà la vita e rafforzerà le sue convinzioni.

Nel 1936 il compositore squattrinato e omosessuale Robert Frobisher decide di aiutare il grande compositore Vyvyan Ayrs a scrivere il suo ultimo capolavoro. In quell’atmosfera di talento e rigore compositivo Robert scriverà anche la sua opera sfortunata, The Cloud Atlas Sextet.

Nel 1973 a San Francisco la giornalista investigativa Luisa Rey viene a conoscenza dell’esistenza di un dossier che smaschera le gravissime lacune ed i problemi di sicurezza di una centrale nucleare. Un killer assoldato dal capo della centrale si mette sulle sue tracce e su quelle di chi sa.

Nel 2012 l’editore squattrinato e senza scrupoli Timothy Cavendish per scappare dai creditori chiede aiuto al fratello, il quale si vendica di un antico tradimento e lo fa internare in una casa di cura: scappare sarà un’impresa.

Nel 2144  Sonmi 451 è un clone che vive nella Nuova Seul. Progettata per essere una semplice cameriera di un ristorante, riesce a fuggire grazie ad un manipolo di rivoluzionari guidati da Hae-Joo. Diventerà suo malgrado un’eroina della resistenza, per le generazioni future.

Nel 2321, la Terra sembra tornata a uno stadio primitivo, popolata da pastori e predoni ferocissimi. L’ingenuo pastore Zachary deve aiutare la Presciente Meronym – appartenente ad una razza superiore, che abita lontano dalla Terra – a trovare un luogo sacro e pericoloso, che potrebbe cambiare il destino della specie.

Come detto, presi singolarmente, sono sei episodi senza capo nè coda, di sovrana banalità e buonismo appiccicoso, figli di un afflato filosofico da bignami new age.

A questo si unisce la decisione di far recitare agli attori principali (Halle Berry, Tom Hanks, Jim Sturgess, Jim Broadbent, Doona Bae, Ben Whishaw, Hugh Grant, Hugo Weaving, Keith David, James D’Arcy, Susan Sarandon) molte parti del film, truccati per lo più pesantemente, fino a cambiare sesso, razza ed età da un episodio all’altro.

Il risultato finale è debolissimo, contraddittorio, pieno di ingenuità narrative. I sei episodi seguono registri diversi: dal film in costume, al thriller ecologista, dalla commedia sgangherata, all’action futuristico, sino all’improbabile racconto futuristico-preistorico con Hanks pastore che parla come in Forrest Gump e la Berry eroina sapiente, costretta a recitare “con una caramella polo attaccata alla fronte“.

Nonostante la fama immeritata e l’alone cult che circonda Lana e Andy Wachowski, sin dai tempi di Matrix, i loro film successivi hanno ridimensionato drammaticamente lo spessore ideologico e politico del loro cinema, nutritosi di due sequel ignobili, in cui le ambizioni smisurate soverchiavano ogni coerenza narrativa, dell’insostenibile Speed Racer e di quest’ultimo gigantesco e fallimentare atlante delle nuvole.

Non bastano le buone intenzioni, l’anarchia che si respira a pieni polmoni, il monito ambientalista, per fare di Cloud Atlas qualcosa di più di un esperimento per cinefili.

Se non siete fans adoranti, lasciate perdere.

CLOUD ATLAS

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4 pensieri riguardo “Cloud Atlas”

  1. il film e’ un capilavoro , con diverse citazioni dotte , tra cui Italo Calvino , dal reomanzo “Se unanotte d’inverno un. viaggiatore”. ( altra serie di storielle scritta da un’alunno di scuola media? ) ps nel film un critico letterario aduso a voli pindarici troppo mordaci si trova a fare i conti col dissenso dell’autore ..

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