Una famiglia perfetta

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Una famiglia perfetta **1/2

C’è qualcosa che lascia disorientati guardando il nuovo film di Paolo Genovese, scritto assieme a Luca Miniero e adattato dall’originale spagnolo, Familia.

Non è tanto la storia che alterna felicemente realtà e rappresentazione, raccontando il curioso Natale di una famiglia perfetta, quanto il fatto che finisca per destrutturare e rifondare radicalmente i clichè di ogni commedia natalizia, immutabili sin dai tempi de La vita è meravigliosa.

Il miraggio di una famiglia felice che si ritrova finalmente unita a festeggiare il Santo Natale, tra parenti serpenti, ricordi del passato, coppie in crisi e amori che nascono, viene smontato da Genovese e Castellitto – vero deus ex machina in scena – con una radicalità inconsueta che non fa appello solamente al cinismo à la Monicelli o all’amarezza feroce di un Pietro Germi, quanto piuttosto ad una costruzione capace di svelare attraverso la messa in scena della finzione recitativa, le dinamiche ancor più finte ed ipocrite che regolano il genere.

Nel film, il protagonista Leone, un enigmatico e straordinario Sergio Castellitto, decide di festeggiare il Natale assieme alla sua famiglia: la moglie Carmen, il fratello Fortunato con la moglie Sole, mamma Rosa ed i figli Luna, Pietro e Daniele.

Si ritrovano tutti a tavola, la mattina della vigilia, per una colazione già attraversata da una sottile tensione, alla fine della quale ci accorgiamo che, quella che tutti stanno recitando, è solo una parte in commedia.

Leone ha pagato una compagnia teatrale, per mettere in scena il copione di una famiglia perfetta: si lamenta dell’attore che recita il figlio Daniele, a suo dire troppo grasso e poco somigliante e Fortunato gli rimedia subito un nuovo figlio, Angelo, interpretato da quello che, nell’ambiente, è conosciuto con il soprannome “il professionista”: il nuovo bambino arriva sul set in elicottero, è un perfetto stunt e sembra uscito da una pubblciità del mulino bianco. E’ biondo, magro, con gli occhi azzurri ed i modi compiti.

Ora la famiglia è davvero al completo e la recita può riprendere. Solo che Leone si diverte a improvvisare ed a mettere in difficoltà i suoi ospiti, accentuando le fratture e le tensioni che già sono presenti nel gruppo di attori, a sua volta una famiglia allargata, in cui Fortunato è in realtà sposato con Carmen, Sole è la giovane attrice segretamente innamorata di lui, mentre tra i due giovanissimi Luna e Pietro, la competizione pian piano diventa complicità e forse qualcosa di più…

Genovese  – e Castellitto, che ha voluto fortemente questo remake – non hanno timore di replicare per l’ennesima volta situazioni e temi, tipici delle commedie natalizie, persino di quelle più banali, ma il risultato non è mai semplicemente la riconferma di quei valori conservatori e tradizionalmente immutabili, che costituiscono le fondamenta delle finte trasgressioni dei cinepanettoni di turno.

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Il continuo alternarsi di realtà e rappresentazione, lo scambio dei ruoli e delle parti, finiscono per sortire un effetto straniante e surreale.

Certo, il film si conclude con la ricostituzione un po’ consolatoria della vera famiglia (im)perfetta, che è sembrata davvero spezzarsi nel corso del film e che invece sembra ricomporsi in un finale quantomeno aperto.

Ma siamo nel campo classico della commedia del “ri-matrimonio” e fin dai tempi dei duetti tra la Hepburn e Grant l’happy ending è obbligatorio, quanto meno nella sua versione di comodo.

Eppure questo Una famiglia perfetta è davvero disturbante, per come gioca a carte scoperte con i meccanismi della rappresentazione: a partire dalla sostituzione del primo bambino, passando per i momenti grotteschi e puramente comici con l’estranea Alicia, interpretata da Francesca Neri, per finire con la morte improvvisa della nonna.

Agli appassionati di cinepanettoni e commedie romantiche – pubblico e critici – forse questo film non piacerà molto, perchè è come un’autopsia della loro passione. E’ la messa in scena crudele dell’immagine consolatoria e vuota di un’istituzione familiare, che più fragile non si potrebbe, ed assieme lo svelamento dei meccanismi narrativi ricattatori e vuoti, che la perpetuano sul grande schermo. Altro che famiglia perfetta…

Castellitto è formidabile nel mantere misteriose le sue motivazioni sino all’ultimo, spingendo il film a rimanere costantemente in bilico tra commedia e dramma.

Marco Giallini è il capocomico Fortunato, preoccupato di tenere assieme i pezzi della sua vera famiglia e della compagnia, entrambe minate alla radice dal sardonico Leone.

Più difficili i ruoli femminili, che escono un po’ a fatica dagli stereotipi della moglie trascurata e dell’amante delusa, ma Claudia Gerini, Carolina Crescentini e Francesca Neri le interpretano con una certa efficacia.

Deboli i due attor-giovani, mentre Ilaria Occhini si ritaglia l’ennesimo riuscito personaggio di madre comprensiva, coraggiosa ed un po’ folle.

Una famiglia perfetta è una sorta di oggetto non identificato nel panorama della nuova commedia italiana e certamente uno dei più riusciti ed inconsueti. Se non avete timore di mettere in discussione le vostre inconsce certezze ed il buonismo stucchevole del Natale, andate a vederlo: rimarrete comunque spiazzati da questa commedia agrodolce.

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