Cannes 2012. On the road

On the road *

In concorso

Altra cocente delusione del concorso, l’adattamento atteso quarant’anni del capolavoro di Jack Kerouac, e’ tra le cose piu’ dimenticabili di questo festival.

Da un regista mediocre come Walter Salles non c’era da aspettarsi molto. Ma qui siamo veramente caduti in basso. Gia’ era stato in grado di normalizzare e rendere innocuo I diari della motocicletta. Qui fa la stessa operazione con On the road. Il viaggio di Sal Paradise e Dean Moriarty, rispettivamente lo stesso Kerouac e Neal Cassady, attraverso l’America da New York a San Francisco, passando per Denver, il Messico, New Orleans e’ come disinnescato.

Il sesso e’ ridotto a esercizio fisico con qualche invenzione rubata a Novecento, la ricerca di se’ e’ banalizzata da una messa in scena ultraclassica, formale, che rinchiude l’America nell’auto dei protagonisti, invece di farla esplodere sullo schermo in tutta la sua magnifica grandiosita’.

Ci voleva un regista coraggiosa e incosciente per tentare l’impresa che Coppola e molti altri, fino a Gus Van Sant avevano fallito.

Il racconto autobiografico della nascita della beat generation, attraverso la voce di uno dei suoi protagonisti e’ completamente fallita, proprio per l’assenza di una pur minima comprensione di quello che On the road e’ stato ed e’ ancora.

Salles si e’ comportato come un marziano arrivato ora sulla terra a cui venga consegnato un copione da illustrare per immagini. Manca tutto, in questo On the road, non solo un’idea del mondo e del contesto culturale, storico, finanche musicale di quegli anni. Ma altresi’ un’ idea di cinema capace di sostenerla e di restituire il fascino nervoso e vibrante della scirttura di Kerouac. Qui siamo di fronte alla messa in scena piu’ reazionaria e conservatrice piegata all’illustrazione da cartolina degli spostamenti di Sal, Dean e Marylou. Il povero Jack Kerouac si stara’ rivoltando nella tomba.

Viggo Mortensen nei panni di Burroghs e Steve Buscemi sono ridotti a comparse inutili, Kristen Stewart – che pure in qualche raro momento sembra un’attrice per davvero, dopo anni di vampiri e licantropi – e’ mortificata da una sceneggiatura che la lascia praticamente muta ed elimina ogni traccia di erotismo nella sua sessualita’, Sam Riley e’ un Sal corretto e niente piu’, mentre il migliore dei tre e’ forse Garrett Hedlund, che almeno si getta fisicamente oltre l’ostacolo di una sceneggiatura inerme, mettendoci entusiasmo e generosita’.

Su tutti svetta naturalmente Kristen Dunst nei panni di Camille, la moglie borghese di Dean, che ha un ruolo marginale, ma che illumina lo schermo ad ogni apparizione. Bravissima, ma non basta a salvare un film, che col cinema non ha nulla a che spartire. Non fatevi ingannare dalla bella fotografia del francese Eric Gautier, dentro On the Road l’America della Beat Generation non c’e’.

Questa versione puo’ forse andare bene per i frequentatori di multiplex, che nulla sanno di Kerouac, Ginsberg, Burroughs e che si divertiranno a riconoscere il protagonista di Tron sposato alla vergine di Twilight ed un curioso signore con gli occhiali che assomiglia ad Aragorn.

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