Paolo Mereghetti su Una separazione

Anticipata questa settimana a mercoledì, la recensione di Paolo Mereghetti è dedicata a Una separazione, il film iraniano che ha sbancato il festival di Berlino, dove la giuria , guidata da Isabella Rossellini gli ha assegnato oltre l’Orso d’Oro, anche i premi collettivi per le migliori attrici e per i migliori attori.

Mereghetti gli assegna il massimo di 4 stellette, in una recensione che è anche una riflessione sui modi di fare critica e sulle sue convenzioni, nonchè sulle tecniche narrative del cinema mainstream, stravolte dalla libertà di Fahradi: Assuefatti a troppi punti esclamativi, si ha timore a usare parole come «capolavoro»: definirne i limiti e i significati sembra ogni giorno più arduo. Ma se c’è un film per cui si può usare, quello mi sembra Una separazione di Asghar Farhadi… una delle più sottili e straordinarie prove di scrittura e messa in scena viste di recente: una «dimostrazione» perfetta di cosa sia il Grande Cinema. E questo nonostante l’apparente semplicità di storia e regia

[…] Le prime scene spiegano il titolo: Simin (Laila Hatami, una vera star in Iran) vuole divorziare dal marito Nader (Peyman Moaadi) perché non è disposto a trasferirsi all’estero con lei non volendo abbandonare il padre malato di Alzheimer.

[…] Le cose, però, non sono mai semplici come appaiono e queste prime scelte pian piano ci fanno scoprire altre cose.

La convenzione critica per cui chi scrive «anticipa» al lettore il succedersi degli avvenimenti rischia così di togliere quella sorpresa che si compie negli occhi e nella mente dello spettatore quando una scena o una battuta rimandano a quello che prima era come scivolato via. Non c’è niente nella messa in scena di Farhadi che si riveli inutile o superficiale, tutto ha una sua «necessità» e importanza ma dalla platea lo scopriamo solo quando una scena o una battuta ci obbligano a ripensarci sopra. Abituati a un cinema che dà per scontato la nostra «superficialità» di spettatori e che sottolinea con insistenza ogni cosa, rischiamo di restare spaesati di fronte alla semplicità e alla linearità del racconto di Una separazione.

[…] E tutto questo lo scopriamo non con dei «colpi di scena» come insegnano i professionisti delle sceneggiature o mettendo a confronto «versioni» diverse (alla Rashomon) ma per successivi avvicinamenti alla complessità della vita, per continui e sottili svelamenti di nuovi elementi della realtà. A riconferma dell’eterna giustezza di cosa già diceva Renoir nella Regola del gioco: «Il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni».

Distribuisce la Sacher film, in collaborazione con Cineama. Bravo Nanni!

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