Delle donne, dei sogni e di Gianni

Gianni e le donne

Il titolo più esatto per esprimere lo spirito del film dovrebbe essere “Le donne e Gianni” perché in effetti le vere protagoniste di questo film sono proprio le donne con le loro mille sfumature di età, sentimento, intelligenza e tutto quello che volete metterci, oltre al corpo naturalmente.

Da quello è difficile prescindere, al massimo lo si può rivestire delle preziose sete del bello, come fa l’avvocato amico di Gianni, che paragona la ragazza che fa compagnia all’anziana madre del protagonista a una dea.

Difficile prescindere dal corpo si diceva: non può prescinderne Gianni che nel suo stirarsi appena svegliato, nei suoi movimenti, nel suo goffo tentativo di riprendere confidenza con l’attività fisica finisce col denunciarne tutta la limitatezza, solo aggravata dagli anni.

E le difficoltà del corpo le denunciano anche gli altri vecchi sia quando passeggiano solitari al parco che quando lentamente si incamminano verso l’incontro amoroso con la procace tabaccaia. Grazie a Fellini, senza di lui mancherebbe qualcosa al nostro immaginario collettivo e quindi al nostro cinema. Fantasia e realtà potrebbero essere i due poli in cui inscrivere la dinamica del film: a prima vista domina soprattutto la realtà.

La realtà sociale di una Roma in cui spostarsi in auto vuol dire finire imbottigliati nel traffico, in cui i giovani hanno rinunciato a cercare un lavoro (quello non lo trovano nemmeno i laureati, figurarsi chi non lo è) e in cui i pensionati o pre-pensionati (come Gianni) si trascinano con difficoltà alla fine del mese.

Non se la sembrano passare meglio nemmeno gli avvocati che un lavoro ce l’hanno, se girano con una vecchia Mercedes degli anni ’90 e si fanno offrire il pranzo dagli amici pensionati. Certo non mancano le compagne di bridge della mamma di Gianni, aristocratiche o semi che abitano in splendide ville alla periferia di Roma e che pasteggiano a champagne.

Anche questo è realismo in un Paese in cui i ricchi sono sempre ricchi: il problema è per gli altri.

In tutto il film la denuncia sociale non svolge la parte principale, anzi quasi neanche appare: è piuttosto un fiume carsico che affiora qua e là, nella migliore tradizione dal racconto popolare e del cinema nazionale. Risiede proprio in questa capacità di fare cinema popolare, proprio in questa descrizione della Roma quotidiana la vena più sincera e tipica dell’autore.

La stessa Roma protagonista del Pranzo di Ferragosto, lì semi-deserta per l’italica abitudine di espatriare nel mese dell’imperatore Augusto. In entrambe le situazioni emerge la solitudine profonda e dirompente di uno, di tanti.

Degli anziani soprattutto, ma non solo. A ben pensare non è che il giovane ragazzo della figlia di Gianni sia molto meno solo se arriva a chiedere a lui (sic) un consiglio su come comportarsi con la figlia e se della sua famiglia non sembra nemmeno ricordarsi, atteggiamento peraltro reciproco.

E in tutto questo qualcosa succede. Succede che Gianni sogna. “Cos’avrai in quella testa?” la domanda buttata lì alla fine del film e che spalanca la porta ad un immaginario pieno di donne ammiccanti da un lato e di libertà sfrenata dall’altro non è altro che la manifestazione di quello che Gianni ha fatto per tutto il film: sognare.

Quando fumava in cucina con lo sguardo perso o camminava durante la notte o quando stava seduto sulla panchina del parco, Gianni sognava.

E allora tutti quei momenti di realismo non erano che momenti di sogno, di desiderio, di energia. E’ quindi in questo sottile equilibrio tra reale e sogno che si gioca la vita di Gianni.

E in questo equilibrio la parte principale la giocano le donne, protagoniste dell’una come dell’altra fase.

Le donne riempiono la realtà di Gianni (ma anche la nostra) con il loro essere attive, efficaci, sempre in movimento, capaci di decidere a volte anche per gli uomini.

Ma esse riempiono anche i suoi (e i nostri) sogni, con rappresentazioni che sublimano la voglia di vivere e di sentirsi liberi dai vincoli della vita reale e quindi dai limiti (fisici, temporali, psicologici). Che siano fantasmi o esseri reali in ogni caso le donne sono per Gianni (e per noi) il legame con la vita.

2 pensieri riguardo “Delle donne, dei sogni e di Gianni”

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