La città verrà distrutta all’alba

La città verrà distrutta all’alba **1/2

Il cinema di Romero, non solo rimane assolutamente attuale e fecondo, ma è capace di generare remake originali ed inquietanti.

Dopo L’alba dei morti viventi, che ha lanciato la carriera di Zack Snyder (300, Watchmen) anche The Crazies – La città verrà distrutta all’alba viene rinnovato ed affidato alla regia di Breck Eisner, noto soprattutto per essere il figlio dell’ex presidente della Walt Disney, Michael Eisner.

Il film è piacevolemente teso nella prima parte, che segue – come nei miglior horror – la follia che comincia ad impadronirsi della tipica cittadina della provincia americana, in cui ci si conosce tutti e lo sceriffo regna su una comunità, che vive di baseball e piccolo commercio.

Ma qualcosa va storto, i vicini diventano improvvisamente catatonici e minacciosi, le morti si susseguono inesorabili, fino a che lo sceriffo ed il suo vice si accorgono che forse tutta la colpa è di un aereo militare, precipitato per errore in un fiume.

L’ereo trasportava una tossina capace di inquinare le acque del paese con una sorta di virus letale.

E’ già troppo tardi, l’esercito ha isolato la zona, deportato i sani e gli infetti e creato campi di concentramento e di incubazione.

Solo la tenacia e la voglia di sopravvivenza consentiranno a qualcuno di fuggire lungo le strade deserte, non più simbolo di libertà, ma di minaccia incombente.

Un’enorme esplosione sembra assicurare il lieto fine, ma nei titoli di coda si inserisce un nuovo messaggio di morte, la caccia ricomincia, nessuno è al sicuro.

Il film di Eisner, perfetto nel restituire il clima teso e opprimente di ogni horror che si rispetti, gioca con i clichè di genere con matura professionalità, lasciando spesso al fuori campo ed agli effetti sonori, il compito di provocare gli spaventi più improvvisi.

Notevole anche il rovesciamento secondo cui la città assediata è una tranquilla realtà di provincia americana, con l’esercito prima colpevole, poi feroce e determinato, infine spietato nel provocare un olocausto, solo apparentemente definitivo.

Purtroppo Eisner non è capace di cogliere la profondità abissale delle opere di Romero e non sfrutta sino in fondo le possibile metafore politiche ed economiche, già presenti nel testo originario.

Si affida a due interpreti, Timothy Olyphant e Radha Mitchell, non particolarmente ispirati e confeziona un’opera certamente riuscita, in cui spiccano per originalità e precisione l’assalto nel car wash e le immagini della deportazione.

Pare che ad Eisner vogliano affidare anche il remake di 1997: Fuga da New York.

Non se ne sente davvero bisogno. Certo difficilmente aggiungerà al capolavoro di Carpenter qualcosa di personale.

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