Enrico Ghezzi su Avatar ed il 3D

In un incontro alla scuola di Sentieri Selvaggi, dedicato alla riflessione su Dov’è finito il cinema?, Enrico Ghezzi ha parlato anche del 3D e di Avatar.

Riportiamo qui qualche breve stralcio dall’articolo di Pietro Masciullo, che vi invitiamo a leggere per intero.

Ghezzi non demonizza e non esalta il 3D come tecnica innovatrice, ma la mette in dubbio nel suo presupposto filosofico. Se il 3D «si propone l’obiettivo di accrescere la visione spettatoriale», in realtà non fa altro che ridurre lo spazio tra lo spettatore e lo schermo. Perché varcando quel limite, che è stato sacro per più di cento anni, uccide di fatto la «finzione che è sempre stata cinema». Insomma se il 3D «tende ad avvicinarci alla “vita”, a quella di tutti i giorni, fatta di corpi in tre dimensioni» è scontato dire che ci allontani dal cinema: «per fortuna il 3D oggi è solo abbozzato, se fosse una tecnica perfettamente riuscita il cinema non esisterebbe più». Il vero 3D per Ghezzi è da rintracciare in un film che «ci guarda, che ci osserva in maniera perturbante, come fa Alex in Arancia Meccanica o Jack Torrance in Shining»

Ghezzi quindi rivendica la visione di Avatar in 2D o addirittura provocatoriamente in bianco e nero: «sarebbe fantastico vedere Avatar in bianco e nero. Ritornando qui Cameron dritto alle origini: ai Lumiere, alla loro straordinaria semplicità». 

 

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Un pensiero riguardo “Enrico Ghezzi su Avatar ed il 3D”

  1. mah…se ci poniamo tri-dimensionalmente come spettatori è già avvenuto nello stadio pre-natale quando si era spettatori di uno spazio,il corpo di nostra madre,che ci ospitava in attesa di re-spingerci in un altrove a noi ignoto…mi piace pensare allo spazio cinema in questa paradossale bi-univocità,dove il pluridimensionamento del nostro esser-ci e dunque del nostro prender visione di (…) è pura indistinguibilità non marca una differenza non costituisce la cifra il segno e(s)t(et)ico del nostro agire visivo filmico motorio…così il movimento automatico del vedere con gli occhi chiusi/aperti esautora ogni nostra volontà politica di spettatori…

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