I migliori del decennio – 4: il falò delle vanità

Eccoci arrivati alla quarta puntata, dedicata a sopravvalutati e sottovalutati.

Cominciamo quindi con quelle opere che, a mio avviso, sono state celebrate ed incensate da critica o pubblico con troppa fretta.

Premessa metodologica.

La classifica dei film sopravvalutati è una provocazione, ovviamente, e fa parte del gioco che vi ho proposto: provare ad indicare ciò che davvero rimane di questi ultimi dieci anni e quello che è stato solo effimero mito. E se vorrete contraddirmi…

Naturalmente ho scelto nomi importanti e film famosi, premi oscar e opere di culto, osannate spesso dalla critica e dal pubblico, forse più per la fama e il successo del loro autore, che per effetiva convinzione.

La valutazione soggettiva, in questo caso prende la mano e supera qualsiasi possibile contestualizzazione: questi sono gusti personali, scelte di campo, sfoghi alla Fantozzi.

Sono opere non completamente riuscite, spurie, contraddittorie, ruffiane, interminabili, che sono sfuggite di mano ai loro autori, eppure di successo: segnalarvi uno sconosciuto film thailandese non avrebbe avuto senso.

Certe volte è solo un incidente di percorso, altre volte invece si tratta di una tendenza difficilmente arginabile (Shyamalan, Ozpetek, l’ultimo Lucas, gli esperimenti di Linklater…).

In testa a mio avviso c’è il quartetto di film di Peter Jackson: la trilogia dell’anello e il fluviale King Kong. Il problema di questi film è il gigantismo esasperato del regista neozelandese.

Su King Kong c’è poco da dire, non è piaciuto quasi a nessuno. Sono addirittura tre film in uno: la prima parte bellissima, con Naomi Watts artista, la Grande Depressione, la magia del cinema; la seconda, orrenda, con l’esplorazione dell’isola e la cattura di Kong, dopo una corsa coi dinosauri di rara bruttezza; l’ultima, con la bella e la bestia a New York.

Dagli originali 90 minuti, Jackson ha sbrodolato per quasi 3 ore.

La sua idea di adattamento è una semplice trasposizione letterale, nella quale l’onnipotenza rappresentativa, concessa dai computer, si trasforma in sterile accumulo: persino l’ultimo Amabili resti soffre di questa incapacità a trattenersi.

Ed allora per tradurre il romanzo fiume di Tolkien sono necessari tre film fluviali, che si allungano ancora di più nella versione per l’home video, raggiungendo la durata di una serie televisiva.

Dietro lo scudo della fedeltà si cela solo l’incapacità di fare una scelta, di prendersi un rischio, di osare una sintesi, un’ellisse. Poi naturalmente ci sono momenti di grande cinema, direi tutti concentrati nel primo La compagnia dell’anello, con la presentazione degli hobbit, la minaccia e la formazione dell’alleanza dei ‘buoni’: Jackson sa cos’è il cinema epico, si richiama ai classici del muto, però finisce per saturare ore ed ore di girato con battaglie infinite e sempre uguali a se stesse (l’attacco a Gondor), con comparse che non impressionano nessuno perchè chiaramente generate dagli effetti computerizzati ed appiattisce anche i personaggi più interessanti (Galadriel – Cate Blanchett), dentro la magniloquenza dello spettacolo.

I barbalberi, comunque, gridano vendetta…. e, come ha scritto Mereghetti, sembrano usciti da La storia infinita (!!!)

Al secondo posto l’insopportabile indiano neocon Shyamalan, perfetto interprete della paura post 11 settembre, con tutto l’armamentario parareligioso e bushiano. La freschezza de Il sesto senso e di Unbreakable si sono esaurite ben presto nella ripetizione di una formula ormai stantia, che consiste nel ribaltare improvvisamente nel finale, l’intero senso del film.

Alla quarta, quinta sceneggiatura costruita allo stesso modo, persino un bambino se l’aspetta. Nessuno crede più a quello che si racconta, aspettando solo il colpo di scena finale: eticamente ed esteticamente immorale.

Al terzo posto Cachè-Niente da nascondere di Haneke. Come ho scritto in apertura della recensione al suo capolavoro, Il nastro bianco, ho sempre gioiosamente detestato il cinema del regista austriaco, troppo preoccupato di épater le bourgeois, di scioccare il suo pubblico con una furia moralista, che spesso ha lasciato in secondo piano la chiarezza narrativa.

Ed allora il suicidio, che taglia in due Niente da nascondere – come il rewind di Funny Games – mi è sempre sembrato solo un trucco di bassa lega, per far saltare sulla sedia lo spettatore, affinchè ammetta, come in una confessione estorta nel buio della sala, colpe e responsabilità: in fondo per Haneke siamo tutti colpevoli, anche solo di guardare i suoi film…

Ai piedi del podio due disastri colossali, usciti dalla mente di George Lucas: la nuova inutile trilogia di Star Wars, con il peggior attor giovane della storia del cinema (il nome ve lo risparmiamo, meglio l’oblio), e l’altrettanto ignobile Indiana Jones 4, affidato alla regia dell’esecutore Spielberg, sul quale quelli di South Park hanno già detto tutto.

Ecco i miei sopravvalutati:

1. King Kong e gran parte de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson
2. Signs, The village, Lady in the water, E venne il giorno di Manoj Night Shyamalan
3. Niente da nascondere di Michael Haneke
4. Star Wars Episodio I, II e III di George Lucas
5. Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo di Steven Spielberg
6. La finestra di fronte, Cuore sacro, Saturno contro e Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek
7. La mala education di Pedro Almodovar
8. Sideways di Alexander Payne
9. Into the wild di Sean Penn
10. A skanner darkly e Waking Life di Richard Linklater
11. Il gladiatore, Hannibal, Un’ottima annata, Nessuna verità di Ridley Scott
12. 21 grammi e Babel di Alejandro Gonzales Inarritu
13. Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze
14. Borat di Larry Charles
15. Antichrist di Lars Von Trier
16. Donnie Darko di Richard Kelly
17. Ratatouille di Brad Bird
18. United 93 di Paul Greengrass
19. The Hurt Locker di Kathryn Bigelow
20. La maledizione dello scorpione di giada, Hollywood Ending, Anything else e Scoop di Woody Allen

Ora invece un elenco di opere da riscoprire, segni infranti, film misconosciuti o che non hanno avuto il successo e la considerazione che forse avrebbero meritato.

In testa il cinema-cinema di Brian De Palma, il regista più sottovalutato tra i movie brats degli anni ’70, capace di fare cinema con i corpi, i volti, gli occhi, le labbra.

A seguire l’altrettanto incompreso A prova di morte di Tarantino: la sua opera più teorica, nascosta dietro il paravento del B-movie. Siamo dalle parti di Godard: peccato che il pubblico l’abbia rifiutato…

A chiudere il podio il più straordinario film di vampiri del decennio. Un autentico gioiello svedese, che gli americani, assetati di idee, hanno già vampirizzato per un inutile remake affidato al “non regista” di Cloverfield.

Non perdete l’originale: lascia inquieti, turbati. Uno straordinario sacrificio d’amore: altro che Twilight

1. Femme Fatale di Brian De Palma
2. Grindhouse. A prova di morte di Quentin Tarantino
3. Lasciami entrare di Tomas Alfredson
4. Il colpo di David Mamet
5. Two Lovers e I padroni della notte di James Gray
6. Capote di Bennett Miller
7. Cous Cous di Abdel Kechiche
8. Silent Light di Carlos Reygadas
9. La promessa di Sean Penn
10. PTU, Breaking News, Exiled, Mad detective di Johnnie To
11. Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson
12. The host di Bong Joon-ho
13. Hunger di Steve McQueen
14. L’heure d’été di Olivier Assayas
15. JSA – Joint Security Area di Park Chan-wook
16. Shaun of the dead – L’alba dei morti dementi di Edgar Wright
17. Racconto di natale di Arnaud Desplechin
18. Platform e tutti i film di Jia Zhang Ke
19. Wonder boys di Curtis Hanson
20. Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel
 

Fuori classifica, a chiudere questa pagina giocosa, cinque piaceri proibiti del decennio cinefilo: La maledizione della prima luna, Shrek, Bourne Identity, Spider-man 2 e Transformers. Film di puro intrattenimento, perfettamente concepiti, brillanti, girati e montati come dio comanda. Il blockbuster americano al suo meglio.

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2 pensieri riguardo “I migliori del decennio – 4: il falò delle vanità”

  1. Transformers “piacere proibito” e Shyamalan, “Lord of the rings” e perfino “Into the Wild” sopravvalutati? No, non ci sto. Tutto rispettabile e condivisibile fino a Transformers. T-r-a-n-s-f-o-r-m-e-r-s!!! L’esempio più nauseante del piattume registico e narrativo di una certa, insopportabile Hollywood.

  2. Questa è la pagina delle provocazioni, degli eccessi, anche della forzature, se vogliamo. E delle confessioni!
    Michael Bay è sempre assolutamente detestabile, eppure a me pare che il primo Transformers sia un giocattolone venuto bene: superficiale, misogino, anti-intellettuale, ma misteriosamnte divertente.
    M.

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