Inverso – The Peripheral: come indossare un corpo nel mondo futuro.

Inverso – The Peripheral **1/2

North Carolina, anno 2032. I fratelli Flynne e Burton Fisher vivono in una casa in mezzo ai boschi. Burton è un grande appassionato di simulazioni in realtà virtuale, arrivate ad un livello di definizione e coinvolgimento di molto superiori a quanto possiamo finora realizzare. Flynne è impiegata in una piccola realtà aziendale di stampanti 3D, dove, su richiesta, creano un po’ di tutto. La madre dei due fratelli Fisher ha una grave malattia al cervello che l’ha resa cieca. I soldi per le cure non bastano mai. Poi, un giorno, Burton è contattato da una società colombiana, che gli propone di sperimentare un nuovo visore dietro lauto compenso. Flynne, un vero asso nelle battaglie virtuali contro i nazisti, accetta di provare la misteriosa invenzione al posto suo. La simulazione si rivela incredibilmente coinvolgente e, in un certo senso, reale.

Flynne inizialmente indossa un corpo altrui, quello programmato per ospitare il fratello Burton, un corpo vissuto come se fosse suo. Flynne, su indicazione di una voce che le parla nella testa, deve portare a termine una missione. Il luogo è una città familiare, impressa nell’immaginario di tutti, e, insieme, cambiata, sventrata, decimata da qualche immane tragedia. Flynne scopre di essere a Londra, nell’anno 2100.

The Pheripheral, prodotta da Amazon, per otto episodi complessivi, è basata sul romanzo Inverso di William Gibson, indiscusso pioniere del genere cyberpunk in letteratura. La versione italiana della serie ha adottato il titolo dell’opera di Gibson. I produttori esecutivi di Inverso sono Jonathan Nolan e Lisa Joy, i creatori di Westworld. Il marchio del duo è inconfondibile. Inverso ci ammalia con il consueto impatto scenografico straripante. La città del futuro è una Metropolis dominata dall’intelligenza artificiale, cangiante perché continuamente modificabile sulla base delle app in dotazione agli umani. L’ambiente è immersivo. Ognuno ha la possibilità di alterare ciò che vede, ad esempio lo skyline di Londra o le presenze delle persone attorno, solo strofinando i polpastrelli, magari per ovviare alla tristezza indotta dalla visione del reale stato delle cose.

Sul finire del XXI secolo il mondo è imploso. Il crollo, apprendiamo, è iniziato nell’epoca da cui provengono Burton e Flynne, tanto vicina alla nostra, per accelerare nella direzione di una catastrofe annunciata. Prima un collasso globale delle reti energetiche, poi un devastante filovirus, quindi il tracollo ambientale segnato dall’estinzione della maggior parte delle specie animali, un crollo demografico verticale e infine, un attacco nucleare nel cuore degli Stati Uniti ad opera di terroristi. Dopo il jackpot (un modo sarcastico per indentificare il pianeta come l’intera posta in gioco) è cominciata la faticosa ricostruzione.

La chimera del nuovo potere ha tre facce, o tre “pareti”, per citare l’espressione utilizzata da uno dei protagonisti, a favore della stabilità di un solo sistema, organico e totalitario.

Una potentissima oligarchia, la Klept, si è assunta l’onere finanziario della ricostruzione. Il magnate Lev Zubov appartiene a questa mafia mondiale che persegue il profitto garantendo l’ordine. L’eccentrico Zubov è una proiezione, un fantasma. La sua figura sublima l’antropologia dei mostri del settore Big Tech, gli ultraricchi per eccellenza, i nostri Musk, Bezos, Zuckerberg, trascesi nel ventiduesimo secolo a divinità. Zubov è convinto di poter vincere ogni sfida contando sul binomio magico, ricchezza più tecnologia.

La seconda “parete” del sistema è la MET, il sistema di sicurezza, capillare e orwelliano, che pure fa da argine agli eccessi della Klept. Gli androidi setacciano e pattugliano Londra con zelo (eppure, se affrontati con le giuste argomentazioni, si convincono a chiudere… un occhio, forse un bug nella corazza degli algoritmi o, il che è lo stesso, una coscienza), mentre la fase investigativa è lasciata all’arguzia umana.

La terza “parete”, o faccia del potere, è rappresentata dall’avanzatissimo apparato scientifico-tecnologico del Research Institute (RI). Cherise Nuland, la carismatica direttrice dell’Istituto, coordina una molteplicità di laboratori e aree di ricerca. Gli scienziati dell’RI tentano di ripristinare il mondo svanito dopo il jackpot, nel nome di una nuova genesi. L’Istituto fornisce alla società l’assistenza tecnica per funzionare e beneficia della pace e della prosperità che derivano da questo stupefacente lavoro di continua reingegnerizzazione della natura e dell’ambiente. Aelita West, la voce interiore della simulazione (quella che nel primo episodio parla nella testa di Flynne), dirigeva un tempo il settore Cereali e Legumi. Per aver sottratto qualcosa di fondamentale, Aelita diventa la preda del gioco orchestrato dalle grandi potenze del futuro.

Ovviamente il sistema ha i suoi oppositori. I Neoprimitivi contestano alla Klept di aver salvato il pianeta distruggendolo, una contraddizione interessante che in Inverso avrebbe potuto essere sviluppata con maggiore coraggio. Nella battaglia contro i Neoprimitivi si è formato Wilf Netherthon, all’anagrafe Wolfgang, la guida di Flynne nella realtà del frammento. Cos’è un frammento? Semplice. Il tunnel quantistico che permette di comunicare con il passato (o meglio un passato, poiché ve ne sono infiniti a disposizione) genera una biforcazione, un nuovo ramo causalmente unico. Nel ramo opera il polter, abbreviazione di poltergeist, il corpo agito e vissuto dalle persone catapultate nel futuro. Non si pensi però che la nostalgica formula del viaggio nel tempo sia ancora valida. Il polter è un banale trasferimento di dati.

Il Sacro Graal dell’RI, la Fonte di Dio, è un terreno di coltura del possibile, un canale magico (per noi è magia, per loro tecnologia) utilizzabile al fine di manipolare le scelte altrui, anche a distanza di anni. Il segreto celato nei livelli inferiori del palazzo sede dell’RI è proprio questo. Il presente è una risultante di eventi ipoteticamente ricombinabili.

In un episodio, assistiamo all’imboscata che costa il sacrificio delle gambe e del braccio sinistro a Conner Penske, amico d’infanzia di Burton e suo compagno d’armi (nel 2028 in Texas si combatte una guerra di secessione). È l’RI a spingere Conner tra le braccia del nemico, condizionandone la reazione emotiva alla vista di un cane ferito. Attraverso il controllo delle aree del cervello il potere del futuro modella la concatenazione causale dei fatti, complici anche le connessioni aptiche, un reticolo di microchip sensoriali che fa dell’umanità un insieme di tribù interconnesse. Ognuno può sentire il dolore, o anche la gioia, la speranza dell’altro. L’identità è un concetto fragile e provvisorio: l’essere umano è anche un essere-gruppo. Burton minaccia il locale boss della droga, Corbell Pickett, ingaggiato per eliminare la famiglia Fisher, evocando le connessioni esistenti tra lui e il resto del gruppo di ex marines.

Ora, abbiamo raccontato molto di Inverso senza riuscire a spiegare un granché, e in questa difficoltà di risultare esaustivi e chiari, chiamiamola pure confusione, sta il fascino di un progetto riuscito a metà. Inverso potrebbe essere considerato il capitolo finale di Westworld, una serie cancellata negli stessi giorni in cui l’ultima fatica di Joy & Nolan era distribuita dal canale Prime. Gli spunti di interesse non mancano, anche se il rischio del déjà-vu è ricorrente.

Il determinismo tecnologico è un must delle narrazioni distopiche da almeno un decennio. A differenza di Black Mirror, qui nessuno tenta di spingerci tra le braccia della paranoia. L’inquietudine insita nel messaggio di fondo non equivale a una pistola puntata alla tempia dello spettatore. Occorre aggiungere che la sponda del romanzo di Gibson assicura una certa solidità all’impianto narrativo. Per il resto, passare in rassegna le inevitabili incongruità logiche disseminate qua e là sarebbe tuttavia un esercizio sterile. Lo stile degli autori, il loro marchio di fabbrica autoriale, è riconoscibile in ogni passaggio. Al solito, la comprensione dell’andamento della storia è meno importante della magniloquenza delle immagini, lo sviluppo delle linee narrative cede alla potenza primitiva dell’ispirazione.

Cos’è la fratellanza in un mondo sconvolto da tensioni imponderabili? Intriga la decisione di attribuire massimo valore politico ai gruppi, alle appartenenze collettive, ai circoli chiusi, alle confraternite tecno-scientifiche, veri gangli del potere. L’egoismo ha fallito, anzi, ha condotto il pianeta allo sfacelo, afferma l’elegantissima ispettore capo Ainsley Lowbeer durante un colloquio con Cherise.

Flynne è combattuta tra due uomini del destino, singole figure maschili risucchiate dagli avvenimenti. Se nel 2032 è l’agente della polizia locale Tommy Constantine a risvegliare in lei speranze mai del tutto sopite, nel 2100 Flynne avverte qualcosa di unico e inaspettato in Will Netherton, con il contributo di collegamenti sensoriali che rendono l’empatia un sentimento di condivisione fisica. Mentre Tommy è il tipico bravo ragazzo di provincia, costretto a svolgere un rapido apprendistato per adeguarsi al salto tecnologico e ai disagi della realtà aumentata, Will è una figura di spessore intellettuale, che preserva qualcosa dell’eroe romantico. Il suo bisogno di ritrovare Aelita, sorella d’adozione, corrisponde a una ricerca dell’innocenza perduta.

La componente strettamente sentimentale di Inverso è forse l’elemento meno amalgamato dell’insieme. Certo, anche le donne nerd della North Carolina hanno un cuore e collezionano in un cassetto feticci del proprio amato, tuttavia decisamente più credibile appare Flynne nelle vesti di achiever, e alla bisogna di implacabile killer, del metaverso (achiever, explorer, killer e socializer sono i quattro tipi di giocatore secondo la tassonomia di Bartle del 1996).

Soprattutto, è la famiglia il valore che pare assolvere la funzione di fragile architrave sociale. La famiglia, naturale o acquisita, necessita protezione. La salute della madre dei fratelli Fisher è appesa a un filo, Aelita è una ribelle in fuga, Conner, un fratello per Burton, precipita nell’alcolismo. Sebbene la tecnologia abbia reso possibile la realizzazione dell’impossibile, aleggia ovunque un sentimento di precarietà esistenziale.

Inverso è un pastiche fantascientifico post-Matrix dalle vaghe reminiscenze cronenbergheriane (Existenz, l’ultimo Crimes of the Future). Il dispositivo si regge, anche, sulla tensione tra due polarità, due diverse ambientazioni, l’America profonda, calda e polverosa, terra di assassini ancora affezionati ai coltelli e alle pistole, e l’algida capitale inglese, perfezionata dal virtuale, depredata dai professionisti dell’algoritmo. Un termine, usato nel sesto episodio, merita di essere sottolineato: colonialismo. I padroni del futuro colonizzano le lande analogiche del passato per trasformarle in fonte di profitto.

Nel cast principale di Inverso figurano Chloë Grace Moretz, Jack Reynor, Gari Carr, Chris Coy, JJ Field, T’Nia Miller e Louis Herthum. Flynne potrebbe essere una parete prossima di Georgia, la protagonista di Mother/Android, sempre intepretata da Moretz. Jasper, il nipote spacciatore di Corbell e Wilf, il Virgilio di Flynne nella Londra di domani, sono, rispettivamente, Chris Coy e Gary Carr, che molti ricorderanno tra gli attori della splendida The Deuce. Cherise è interpretata da T’Nia Miller, un’attrice, da Years and Years in avanti, certamente a suo agio in situazioni distopiche. L’inquietudine del reduce Burton trova adeguata espressione in Jack Reynor, già Christian Hughes nel torbido Midsommar – Il villaggio dei dannati.

Inverso offre molti spunti interessanti. La deformazione dell’esperienza quotidiana, la scomparsa della materialità, la traduzione automatica delle cose in dati. Azione, sangue e crudeltà di routine non mancano. Niente, purtroppo, è in grado di stupire. Appena accennata è la parte che più avrebbe regalato brio alla serie, il contrasto tra Neoprimitivi e Oligarchie. Sarà la seconda stagione a farci vibrare dentro qualcosa, come farebbe, azzardiamo, un pugno sonico?

Titolo originale: The Peripheral
Numero di episodi: 8
Durata: 55 minuti l’uno
Distribuzione: Prime Video
Uscita: 21 ottobre – 2 dicembre 2022
Genere: Sci-fi, thriller, drama

Consigliato a chi: preferisce camminare in strade deserte, preferisce i droni agli aquiloni, vorrebbe andare in giro con un’auto invisibile.

Sconsigliato a chi: ha ricevuto un complimento per il colore degli occhi, crede che i tatuaggi siano immutabili, ha avuto problemi con la chiusura centralizzata.

Visioni e letture parallele:

  • Un film del 2020 che presenta evidenti assonanze con la serie: Possessor di Brandon Cronenberg, disponibile su Prime Video.

  • Tra le tante opere di William Gibson, consigliamo il suo celeberrimo romanzo d’esordio: Neuromante, Mondadori, 2017.

  • Abitiamo ancora la terra oppure solo il cloud? Byung-Chul Han, Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale (Einaudi, 2022).

Una domanda: dove cadde la neve a Londra?

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