Mentiras: la battaglia di Laura contro il dominio della vergogna

Mentiras **1/2

Metti una sera a cena, a Maiorca, in un bel ristorante sul mare. Metti un uomo e una donna. Lei si chiama Laura e lui Xavier. Tra chiacchiere e sorrisi, tutto va per il verso giusto. Laura, trentenne insegnante di spagnolo, si trova bene con Xavier, ma non vuole spingersi oltre. È il primo appuntamento e la sua relazione con Ivan è appena finita. Quell’uomo di fronte a lei, che fa il chirurgo e lavora con sua sorella Catalina, in fondo è solo un affascinante sconosciuto. Il figlio di Xavier, Lucas, un suo studente, è un ragazzo brillante, dalla battuta facile. Xavier è sempre sembrato a Laura un padre modello. La serata volge al termine. Metti, ora, che lui decida di riaccompagnarla a casa, a piedi. Si salutano. “Chiamo il taxi”, dice Xavier, ma il taxi stranamente non arriva. Che fare, nell’attesa? Lasciarlo fuori, davanti alla porta, pare scortese. Lei lo invita a bere, un altro brindisi, un ultimo bicchiere, stavolta sul divano, più vicini. Finché Laura sale al piano di sopra. “Ho il cellulare scarico”, ha appena detto Xavier, mostrandosi sorpreso. Nel cassetto di un comò Laura cerca un caricatore da prestargli. Lei è in camera da letto e lui non tarda ad arrivare. Si baciano. Dopo, il buio.

Mentiras, miniserie spagnola distribuita da Netflix, è il remake di Liar, una serie inglese trasmessa in Italia sul canale Nove (la seconda stagione da noi è ancora inedita). Liar figliò anche un prodotto della fiction nostrana, Non mentire, andato in onda su Canale 5 nel 2019. L’argomento, la violenza sessuale subita da una donna sedata con la scopolamina, un alcaloide allucinogeno ribattezzato “droga dello stupro”, è diventato quasi un leitmotiv delle recenti serie tv, basti ricordare la splendida e trasgressiva I May Destroy You di Michaela Coel. Il messaggio “politico” a fondamento delle due storie è il medesimo. Le due donne protagoniste, Laura e Arabella, vittime innocenti della violenza predatoria maschile, affrontano i postumi del dopo, un’operazione di riabilitazione complessa che implica una ricostruzione dolorosa della memoria offesa, dell’integrità perduta, della dignità personale e della verità dei fatti, contro il dispotismo maschile. Laura e Arabella, da prospettive differenti (Michaela Coen alias Arabella, quantomeno in patria, è assurta a simbolo della cosiddetta Generazione Y), incarnano con franchezza lo spirito del #MeToo.

 “In nessun momento mi hai detto di fermarmi”, si giustifica Xavier con Laura. Mentiras, almeno all’inizio, confonde le acque e ci depista. L’assenza di segni espliciti di violenza, la mancanza di ricordi chiari, i test medici non risolutivi: nulla prova lo stupro. E se il rapporto fosse stato consensuale? Come spiegare altrimenti quell’SMS ammiccante inviato dal suo cellulare a Xavier? “Al ristorante sembravate molto affiatati”, incalzano Victor e Daniela, i detective incaricati di seguire il caso, a seguito della denuncia della donna. Un ex preside accusato da Laura di molestie poi ritrattate, contatta Xavier. “Dobbiamo bloccarla, mi ha rovinato la vita”, gli dice.

Sarebbe stato banale, anche sotto l’aspetto della resa drammaturgica, disegnare protagonisti troppo squadrati, netti, manichei. Xavier non sembra un mostro, bensì un uomo ferito da un lutto difficile da elaborare (la moglie morta suicida), un padre premuroso nei confronti di Lucas, un bravo professionista. Quando l’insperato alleato, il preside, gli rivela del contatto, un caloroso abbraccio, tra lui e la docente, il “puritano” Xavier lo allontana, scandalizzato. Laura, avvolta da un alone di sottile scetticismo, sostenuta dai suoi familiari non senza il beneficio/maleficio del dubbio, si aggrappa a un desiderio di giustizia. L’escalation emotiva conduce Laura, improvvisatasi investigatrice in proprio alla disperata ricerca della prova inconfutabile, in un territorio scivoloso, dove il bisogno di verità e giustizia sconfina nella paranoia. “Non si tratta più di me, ma anche delle prossime donne”, confida alla sorella Catalina, spaventata dalle conseguenze legali di un post scritto da Laura contro il suo violentatore.

“È tutto nella tua testa”, ribatte Xavier alle accuse. Mentiras tende tranelli, giocando su una trama di sottili ricatti. Il dubbio si radica nel pregiudizio: dove finisce l’innocenza di una donna? Qualcuno forse ricorderà un celebre esperimento cognitivo, consistente nel verificare le emozioni suscitate dalla visione della foto di un uomo, colto nell’atto di ridere. La successiva inquadratura, più larga, mostrava l’oggetto della risata in precedenza tenuto nascosto: un bambino in lacrime. Ciò che in prima battuta pareva a tutti un’espressione di gioconda ilarità, si tramutava poi in moto di sdegno verso quell’intollerabile maschera di crudeltà. Così, ogni ambiguità svanisce di colpo nell’attimo in cui vediamo, in uno dei flashback sapientemente dosati dagli autori, l’azione riprovevole effettivamente eseguita (trattasi di un’epifania, al termine dell’ennesima partita a tennis tra Xavier e il suo avvocato), ovvero il versamento della droga e lo scambio dei bicchieri.

In effetti è vero: Laura quella notte non ha allontanato Xavier. La povera Laura, però, mai avrebbe potuto difendersi. La scopolamina inibisce le reazioni fisiche e rende chi l’assume un inerme agnellino alla mercé dell’orco. Come dimostrare la violenza? La droga non lascia tracce nell’organismo, annienta le percezioni, brucia la memoria. Con orrore, Laura si accorge dei due calici infilati nella lavastoviglie, segno di una metodica dei gesti e delle azioni criminali perfettamente rodata.

Mentiras dà spazio alle vicende degli altri personaggi. Daniela, la detective, aspetta un figlio. A differenza del collega Victor, intuisce la colpevolezza di Xavier e non gli dà tregua. Daniela è una figura vulnerabile e destinata ad essere violata nella sua intimità. La poliziotta, omosessuale dichiarata, è sposata con una donna spesso lontana, Amparo. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la gravidanza, immaginiamo da fecondazione eterologa, indicano la modernità della Spagna laica e laicista, a contrasto con il lato oscuro della società (spagnola, italiana, occidentale…) e dell’antropologia retrograda che si incarna in Xavier, per trovare sponda nel corollario di pregiudizi, comuni agli uomini e alle donne, ai giovani e agli anziani.

Amal, la fidanzatina di Lucas, porta in grembo le contraddizioni del suo essere figlia di immigrati e ragazza libera, un tipico shock culturale, un altro elemento del racconto utile a connotare la complessità del nostro tempo. Paradossalmente, le viene in aiuto Xavier, che, ricorrendo controvoglia all’inganno su invito di Laura (lui medico dice al padre di Amal il falso, per salvare la ragazza sedicenne da guai peggiori), infrange il codice deontologico. “Ora ti preoccupi dell’etica?” La domanda di Laura, che sa di essere stata stuprata da quell’uomo, rivela una contraddizione. Si può essere integerrimi nella professione e infami nella vita.

Tra le sottotrame cui Mentiras concede un po’ di corda, la più importante riguarda la famiglia di “Cata”, la sorella di Laura. Catalina e Sergio sembrano una coppia affiatata, coesa e felicemente caratterizzata dalla scelta del genitore uno, convenzionalmente il maschio, di non lavorare per dedicarsi alla cura dei figli (come sopra, il segno di una società in cambiamento, aperta a nuovi modelli relazionali). Non è così. Catalina tradisce Sergio, da anni, con Ivan, proprio lui, l’ex compagno di Laura. Una complicazione eccessiva. Mentiras, però, scansa il melodramma.  

Perché un uomo affermato, benestante, apprezzato, di indubbio fascino, abusa delle donne con cui esce? Può la paura di essere rifiutati costituire un movente? Mentiras, più che affondare e rovistare tra le pieghe della psiche malata, resta in superficie, a voler mostrare la devianza comportamentale dell’aguzzino in tutta la sua oscena fenomenologia. Diciassette le vittime di Xavier, scopriremo alla fine. Solo un errore imprevisto, dovuto a un maniacale interesse per i dettagli, lo fa cadere.

In Mentiras il sentimento dominante è la vergogna, a partire dalla visita medica cui è sottoposta la vittima di stupro, un autentico calvario. La vergogna inibisce, paralizza, invita a gettare la spugna. A Madrid, Laura riceve l’ennesima sberla, da una donna, Elena, l’unica testimone possibile. Elena ascolta, piange, tentenna, accetta di parlare, infine tace. Meglio lasciar perdere, meglio non sollevare la polvere, meglio far finta che non sia accaduto.

Occorre ribellarsi contro il potere della menzogna. Tuttavia, in un mondo in cui la giustizia è imperfetta, la vendetta è una possibilità che seduce. In Mentiras la verità è un sentimento. Nam memini etiam quae nolo, oblivisci non possum quae volo. Alcune memorie restano, altre no. La mente rimuove le offese del corpo e dello spirito. La tecnologia, nella fredda neutralità che le è propria, fissa in eterno ciò che vorremmo, ma non possiamo, dimenticare. Nei video girati da Xavier l’orrore è sottratto all’oblio. La nemesi è provvidenziale e terribile: il vizio sigilla la condanna. La prova, finalmente ottenuta, è una fiammella che illumina l’oscurità.

Angela Cremonte, attrice spagnola di origini argentine con una solida formazione teatrale alle spalle, è Laura. La sua interpretazione, mai sopra le righe nonostante l’intensità richiesta dal personaggio, è rimarchevole. È lei il cuore pulsante della serie. Xavier è invece interpretato da Javier Rey, protagonista ne Il silenzio della città bianca del 2019, un thriller esoterico targato Netflix in cui interpretava il ruolo di profiler in servizio presso la polizia criminale… Completano il cast, al cento per cento iberico, Manuela Velasco (Cata), Itziar Atienza (Daniela), Miquel Fernandez (Ivan), il giovane Oscar Ortuño (Lucas) e, nei panni di Victor, Paco Tous, già Agustin Ramos alias il rapinatore “Mosca” ne La casa di carta.

L’ambientazione isolana ha un peso. La bellezza aspra dei luoghi, scogliere, calette di roccia, vegetazione a strapiombo sul mare, risalta nelle panoramiche aeree che accompagnano i titoli di coda a conclusione di ogni episodio. La natura sovrasta la miseria umana. Il silenzio del Mediterraneo prevale sul chiasso delle folle. La vocazione turistica di Maiorca, per fortuna, resta sullo sfondo.

Non sempre la solitudine è la miglior compagnia. Laura ha la passione della canoa. Durante un’escursione in solitaria, si addormenta esausta, o forse sviene, restando per ore sotto il sole. Xavier, un uomo introverso inchiodato alla sua chirurgica freddezza d’animo, cerca inutilmente di sfuggire a se stesso, facendo jogging per le strade della città. La comunicazione è mediata dalla tecnologia (i commenti feroci sui social network, le ricerche di Laura sulla nuova conquista di Xavier) e passa dagli schermi (le videochiamate tra Daniela e Amparo, Lucas che tenta di ricucire a distanza il suo rapporto con Amal). Mentiras mette in scena la morte della parola. La scuola non redime e non consola, anzi, moltiplica le angosce a fronte di mille occhi e bocche pronte a giudicare. Solo Amal, nel suo vivere lungo il margine di un’identità non risolta, comprende. Il finale, benché sbrigativo, introduce alla speranza. Il dolore non può durare all’infinito. La svolta è dietro l’angolo. È sufficiente, a volte, concedersi il tempo di un caffè.

Titolo originale: Mentiras
Numero di episodi: 6
Durata: 50 minuti l’uno
Distribuzione: Netflix
Uscita: 4 marzo 2022
Genere: Drama

Consigliato a chi: ha attraversato le strisce pedonali con un contrabbasso al seguito, scrive su un taccuino a forma di tavoletta di cioccolato.

Sconsigliato a chi: ha un pupazzo che lo perseguita, pensa che uno zaino sia posto sicuro dove lasciare le chiavi di casa.

Letture e visioni parallele:

  • Sospetto, discredito, rifiuto: sono le tappe della via crucis che una donna vittima di abuso sessuale deve spesso affrontare. Lo abbiamo visto in Mentiras, lo leggiamo tra le pagine del romanzo Perché tornavi ogni estate di Belén López Peiró (La Nuova Frontiera, 2021);
  • Definito “un antidoto al veleno della mascolinità tossica”, Menarca è un cortometraggio girato da Lillah Halla, cofondatrice del collettivo cinematografico brasiliano Vermelha, un progetto artistico-politico che riunisce registi donne e queer. Disponibile sulla piattaforma MUBI;
  • Collage coraggiosi sui muri francesi per denunciare la tragedia del femminicidio: Street art contro il patriarcato, un documentario di Aliénor Carrière. Disponibile su Arte.Tv

Una frase che avrebbe potuto dire Clint Eastwood: “Il mio dovere è reprimere l’impulso di ficcarti una pallottola in testa” (Daniela a Xavier).

 

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