La cena delle spie

La cena delle spie **

Il secondo film del danese Janus Metz, dopo Borg McEnroe e gli episodi di True Detective e ZeroZeroZero, è un thriller di spie, tutto girato in interni, in pochissime location, quasi senza azione.

Tratto dal romanzo di Olen Steinhauer, che ne ha curato anche la sceneggiatura, è il primo progetto di Amazon, distribuito anche a cinema grazie alla United Artists/MGM recentemente acquisita da Jeff Bezos.

Chris Pine e Thandiwe Newton interpretano Henry e Celia, due agenti della CIA di stanza a Vienna, colleghi e amanti: nel 2012 un disastroso attentato terroristico al Volo 127 della Turkish Alliance finirà per separare imprevedibilmente le loro vite.

Nel 2020 viene finalmente catturato l’artefice, un ceceno radicalizzato in Iran, già informatore di Henry: prima di morire il terrorista rivela che fu aiutato da una fuga di notizie dall’interno della stazione di Vienna.

Il capo di allora, Vick Wallinger, incarica così Henry di far luce sui fatti di un tempo, interrogando Celia e il suo mentore Bill Compton.

Henry va così a Carmel in California, per cenare con Celia, che ha nel frattempo abbandonato l’agenzia e si è rifatta una vita con un marito e due figli.

La lunga cena tra i due amanti li riporterà a ricordare gli eventi di Vienna, tra pubblico e privato: quando la verità si farà strada faticosamente, sarà troppo tardi.

Il film che Metz ha ereditato da James Marsh è un curioso film di spie costruito quasi solo sulle parole. Tutto ruota infatti attorno alla cena organizzata da Celia in un ristorante a picco sul mare, una glass house trasparente, che Henry tuttavia non riesce a decifrare.

I flashback ci riportano indietro: a Londra, pochi giorni prima della cena, dove Henry cerca di mettere alle strette il vecchio collega Bill, a Vienna, otto anni prima, tra gli uffici all’Ambasciata e la casa che Henry condivide con Celia e poi ancora prima a Mosca, con Henry agente sotto copertura tra i ceceni.

Il film si muove tra presente e passato in modo piuttosto didascalico, la fotografia sottolinea con dominanti calde e dorate il presente californiano e con totalità bluastre e più contrastate il passato europeo, senza lasciare margini di ambiguità.

Il racconto di Steinhauer e Metz vuole essere alla fine soprattutto il ritratto sentimentale di due amanti che si sono sacrificati l’uno per l’altra, senza mai dirselo.

Tutto costruito sull’incontro dei due, tra rimpianti e incomprensioni, il film lascia invece poco spazio alla dimensione geopolitica, che resta invece piuttosto modesta e schematica, con buoni e cattivi già identificati fin dall’inizio.

E alla fine neppure la cena, con le sue rivelazioni finali cambierà il quadro, lasciando il tradimento professionale sullo sfondo di una fedeltà personale più forte e piuttosto discutibile.

Come a dirci che in fondo anche le spie sono uomini e donne, con le loro debolezze e i loro sentimenti, che non sempre si possono sacrificare alla ragion di stato.

Nel caso specifico la morale è un po’ discutibile e consolatoria, perchè finisce per occultare l’orrore.

Il film di Metz è scolastico, molto didascalico, evidentemente girato in economia in pochissime location, anche probabilmente a causa del Covid e si giova soprattutto della credibilità degli interpreti, non solo Pine e la Newton, ma anche Fishbourne e Pryce. Più ordinari gli altri comprimari, scelti secondo il “manuale Cencelli” dei casting directors.

La cena delle spie rimane un medio prodotto, adatto agli schermi televisivi, dove trova la sua dimensione più adeguata.

Una curiosità: Carmel-by-the-sea ,dove è ambientata la cena, è una piccola cittadina sulla penisola di Monterey di cui Clint Eastwood è stato sindaco a metà degli anni ’80.

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