La fantastica Signora Maisel: la quarta stagione è pungente e godibile, ma un po’ sottotono rispetto alle precedenti stagioni

The Marvelous Mrs Maisel ** 1/2

La quarta stagione della serie dei coniugi Palladino (Gilmore Girls1) riparte con la protagonista, Midge Maisel (Rachel Brosnahan), sedotta e abbandonata, artisticamente parlando, dal cantante Shy Baldwin (Leroy McClain) che lei avrebbe dovuto accompagnare in tour e che invece l’ha scaricata sulla pista dell’aeroporto, a causa di alcune allusioni alla sua omosessualità contenute nel numero con cui Midge ha aperto il concerto di Shy al teatro Apollo di Harlem. Ancora una volta Midge si trova quindi a doversi inventare una carriera, con crescenti difficoltà economiche e la sensazione di essere stata nuovamente tradita da un uomo, proprio come era avvenuto con suo marito Joel (Michael Zegen). La scelta di Mrs. Maisel di non fare più da spalla ad altri artisti, sebbene molto famosi, orienterà questa stagione, e la spingerà a rifiutare diverse proposte, anche ben retribuite, e a lavorare in un night club illegale, frequentato, almeno inizialmente, da uomini interessati solo a vedere ballare ragazze seminude. Al suo fianco c’è, come sempre con alti e bassi, molte parolacce, sigarette e alcolici, la sua agente Susie Myerson (Alex Borstein) che in questa stagione assume un ruolo ancora più rilevante nell’economia della narrazione. Susie infatti inizia ad ampliare la propria rete di assistiti, trovando talenti, anche in modo piuttosto improbabile, come un mago e un comico di colore, incontrati entrambi quasi per caso, e trasferendosi in un grande appartamento che diventa la sede della Susie Myerson and associates2. Poco importa, almeno per il momento, che gli unici associati siano i due mafiosi che le hanno trovato l’ufficio e che trascorrono il tempo cucinando ed elargendo pareri non richiesti, in attesa di futuri possibili incassi di cui aspirano ad avere una parte. Se la vita privata di Midge continua a muoversi senza una stella polare, quella dell’ex marito Joel sembra essersi stabilizzata, con la compagna cinese, Mei (Stephanie Hsu), che è in procinto di dargli un nuovo figlio e quindi di catapultare Midge in una dimensione di famiglia allargata a cui non era pronta; come del resto non sembrano pronti al rapporto del figlio con una ragazza non ebrea i genitori di Joel, al punto che all’apprendere la notizia, Moishe (Kevin Pollack), il padre di Joel, ha un attacco di cuore. Tutti i protagonisti si stringono attorno a lui, compresi i genitori di Midge, Abe (Tony Shalhoub) e Rose (Miriam Hinkle). Quest’ultima è alle prese con una situazione particolarmente problematica: la sua attività da agente matrimoniale ha causato una reazione molto dura da parte delle donne che da generazioni si spartiscono il business matrimoniale a New York: un’italiana, un’irlandese, un’afro-americana e un’ebrea. Dopo diverse minacce, Benedetta (Kelly Bishop), la leader di queste agguerrite sensali, sembra sul punto di scatenare una guerra, pur di far desistere Rose dalla sua attività.

La nuova stagione ripropone gran parte dei temi consueti della serie (tra i molti ricordo soprattutto la resilienza di fronte alle difficoltà e agli imprevisti, il femminismo intelligente, l’indomabile aspirazione alla ricerca del proprio posto nel mondo), con la consueta perizia tecnica e la conferma delle qualità artistiche di tutto il cast. Difficile non apprezzare lo stile inconfondibile di Mrs. Maisel, soprattutto per i sontuosi movimenti di macchina e i piani sequenza, per la scrittura sempre tagliente, per la musica d’atmosfera e la qualità delle coreografie (quest’anno più burlesque e meno musical), senza dimenticare i costumi e il trucco. Basterebbe uno di questi elementi per giustificare la visione di una serie che riesce a trasportare lo spettatore in un mondo narrativo davvero avvolgente, a cui si ritorna sempre con piacere. E’ questa un’eccellenza di Amy Sherman-Palladino: come tutte le abilità fuori dal comune presenta però anche degli aspetti negativi: nello specifico le esigenze logistiche, tutt’altro che semplici da accontentare, soprattutto in un periodo così complicato per le riprese.

Se tutte le qualità che abbiamo apprezzato nelle stagioni precedenti sono presenti anche in questa, dobbiamo però rilevare la mancanza di uno sviluppo orizzontale forte, capace di affiancare quello dell’affermazione professionale di Midge, peraltro ormai tendente alla ripetizione di situazioni già viste. A tratti il principale motivo di ingaggio è l’attività di Susie, ma con un sapore un po’ troppo macchiettistico e costruito, senza la capacità di attrazione che esercitavano in passato sullo spettatore altri temi, percepiti come più veri, come la storia d’amore tra Joel e Midge o la crisi di mezza età di Rose con la conseguente separazione, temporanea, da Abe. Sembrano inoltre mancare ai protagonisti questioni radicali con cui misurarsi. I grandi interrogativi con cui in passato si erano dovuti confrontare sono ora sostituiti da altri, meno significativi: pensate a un carattere di secondo piano come Sophie Lennon (Jane Lynch) che nella precedente stagione era pronta a mettere in discussione la propria carriera come comica pur di provare l’ebbrezza della recitazione drammatica a Broadway, sfidando in questo i cliché che il pubblico attribuisce agli attori. Ora sembra che la sua unica preoccupazione sia quella, peraltro poco comprensibile, di riavere Susie come manager, e tornare ai propri standard artistici (ed economici) passati. E’ poco coerente anche il fatto che, nonostante si trovi in condizioni economiche precarie e abbia rinunciato perfino al suo fidato maggiordomo, Sophie inondi Susie di regali molto costosi. La stessa Rose che cerca di fare tutto il possibile per continuare a svolgere l’attività di sensale matrimoniale, nonostante le minacce ricevute, è piuttosto divertente, ma se rapportata alla crisi che l’aveva portata a lasciare il marito e la figlia e perfino New York per andare in Francia, appare piuttosto debole.

Abe, che in passato aveva seguito la moglie fino in Europa per riportarla a casa, ora le offre dei biglietti con una rosa (nomen omen) per sfidare le quattro improbabili monopoliste del business matrimoniale newyorkese. Potremmo portare esempi simili anche per altri caratteri, certamente su tutti Midge, che sembra per lunghi tratti della stagione girare a vuoto. Certo è una scelta narrativa anche questa, ma finisce per lasciare nello spettatore un po’ di delusione per le emozioni (più intense) che si aspettava di vivere dopo due anni di attesa. Solo nel settimo episodio, quando Rose sale sul palco e, ipnotizzata, si lascia andare a un monologo che ripropone quello che ha sentito fare alla figlia allo strip-club, ma con l’aggiunta di elementi personali ancora più imbarazzanti, la serie tocca i livelli del passato per coraggio artistico e radicalità narrativa. La performance di Rose ricorda i momenti in cui Midge metteva a nudo il proprio lato oscuro (link); anche in questo caso però la nuova stagione segna un punto d’arresto: mancano, a parte la tenzone verbale con Sophie Lennon nello show in tv, quei disvelamenti della sua parte più distruttiva, delle profondità sconosciute anche a se stessa. Se Midge attinge alle situazioni negativa che vive per tradurle in spettacolo (ad esempio l’infarto di Moishe), questo è indubbiamente interessante, ma ormai, alla quarta stagione, rischia di diventare uno schema. Quando invece la ragazza compie scelte discutibili, imbarazzanti o addirittura auto-distruttive, magari senza una ragione vera e propria, se non per esigenze artistiche, lì si realizza qualcosa di irripetibile e unico: la creazione artistica. Il meccanismo della creazione artistica non attinge infatti solo alle virtù e alla parte più nobile dell’animo umano. In uno slogan: con la resilienza si sopportano le avversità, non si fa arte.

Del resto in una serie su più stagioni un momento di assestamento è naturale, la speranza è che la quinta stagione porti un finale in grado di recuperare quel senso di radicalità che ci è mancato.

Titolo originale: The Marvelous Mrs. Maisel
Durata media episodio: 60 minuti
Numero degli episodi: 8
Distribuzione streaming: Amazon Prime Video
Genere: Comedy, Drama

Consigliato: ai fan della serie che non vogliono arrivare impreparati alla quinta e conclusiva stagione.

Sconsigliato: a quanti non hanno amato le stagioni precedenti: difficilmente troveranno questa migliore.

Visioni parallele: Una mamma per amica (Gilmore Girls), la creazione che ha consacrato Amy Sherman-Palladino è certamente una delle serie più amate della Tv di inizio secolo (2000-2007). Per quanti volessero recuperare le avventure di Lorelai e della figlia Rory nella cittadina di Stars Hollow, suggeriamo in aggiunta anche la miniserie sequel Una mamma per amica: di nuovo insieme (Gilmore Girls: A Year in the Life) realizzata nel 2016 e visibile su Netflix. Peraltro da tempo si vocifera sul fatto che il revival potrebbe avere una seconda stagione …

Un’immagine: uno dei monologhi più avvincenti è certamente quello in cui Midge racconta il dramma che sta attraversando l’ex-suocero, Moishe. Nel suo discorso Midge miscela sapientemente emozioni personali, battute sui membri della famiglia e un vero e proprio elogio della donna nei momenti di difficoltà e in particolare delle infermiere. Sarà la temperie che stiamo attraversando, ma il tema dell’infermiera appare molto alla moda, così come l’esaltazione della capacità di leadership femminile. Midge lo dice in questi termini: “Loro non scappano fuori dalla tua stanza. Puliscono le padelle, prelevano il sangue, mettono le supposte. Non firmano le cartelle, non hanno la penna, ma ti sostengono quando piangi. E questo cosa significa? Le donne sono più importanti di Dio? (riferimento alla precedente battuta sul fatto che i dottori si credono Dio). E se scoprissimo che siamo sempre state noi al comando? Ma nessuno ce l’ha detto”. Per quanto emozionante e ben bilanciato, il concetto è il frutto di una mentalità da superare che divide e contrappone i generi. Quello che oggi serve è piuttosto un orizzonte comune in cui la leadership è condivisa e basata su logiche meritocratiche e non prerogativa di un genere.

1 Una mamma per amica (2000-2007).

2 Susie Myerson è uno dei personaggi più amati dal pubblico della serie e l’apertura di questo nuovo spazio dedicato alla sua attività ha fatto immaginare a molti fan la possibilità di uno spin off interamente dedicato a lei. Il fatto che sul finire della stagione i rapporti con Midge peggiorino sembra poter rafforzare l’ipotesi di una separazione tra le due nel finale di serie, lanciando Susie al centro di una nuova narrazione seriale.

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