After Love

After Love **1/2

L’opera prima di Aleem Khan, presentata alla Semaine e poi alla Festa di Roma, è il ritratto doloroso di una vita divisa in due, che il tratto di Manica tra Dover e Calais ha separato per troppo tempo.

Il film si apre con Fatima e Ahmed, una coppia di mezza età, lui musulmano, lei convertitasi per amore, che ritornano a casa una sera, dopo una cerimonia religiosa nella piccola comunità locale.

Ahmed che è comandante sui traghetti verso Calais, si accascia improvvisamente e muore.

Dopo le esequie, Fatima cerca di rimettere in ordine le sue cose e trova il documento di una donna francese, Geneviève, poi sul cellulare di Ahmed scopre i messaggi che si scambiavano e che lei ancora gli manda, nell’attesa del suo ritorno.

Decide così di attraversare quel breve tratto di mare per scoprire una verità nascosta da troppo tempo.

Quando si presenta a casa di Geneviève quest’ultima la scambia per una donna delle pulizie, mandata da un’agenzia per aiutarla in attesa dell’imminente trasloco in una nuova abitazione.

Fatima ancora scossa dall’incontro, asseconda l’equivoco, usa il suo vecchio nome inglese, Mary, e per qualche giorno entra nella vita dell’altra donna, che ha anche un figlio adolescente di cui Ahmed si occupa solo saltuariamente, nelle sue brevi visite.

Davanti a Fatima si spalanca un abisso di verità dolorose, che mettono in discussione le sue scelte, i suoi ricordi, i suoi desideri.

Aleem Khan ricostruisce con toni hitchcockiani la doppia vita di Ahmed, lasciando il protagonista sullo sfondo, assente, ma continuamente presente nei ricordi e nelle parole delle due donne, nei messaggi con il figlio, nelle immagini di un vecchio videotape.

Tutto il film ruota attorno al vuoto che lascia nella vita dei suoi cari, costretti, in momenti diversi del film a fare i conti con un’assenza che diventa definitiva e che tuttavia non smette di produrre senso nella loro vita.

Dal punto di vista drammatico Khan resta ancorato al punto di vista di Fatima/Mary e sfrutta empaticamente gli spazi della sua agnizione, anche grazie alla sensibilità di Joanna Scanlan, che evita ogni deriva melodrammatica, che lascia trasparire sul volto solo l’iceberg di sentimenti profondissimi e devastanti.

Questo consente poi al film di cambiare prospettiva nel finale, quando anche la controparte francese della storia scoprirà fatti e circostanze, improvvisamente.

Khan intelligentemente inserisce sottotraccia una serie di altri elementi, che rendono il racconto più stratificato, compless e che al contempo raffreddano la temperatura emotiva del dramma.

Mentre Fatima prende quel traghetto che il marito ha condotto per tanti anni, un pezzo del costone delle bianche scogliere si stacca e cade fragorosamente in acqua: sembra quasi un correlativo oggettivo della sua condizione, che l’assenza e la scoperta hanno mandato improvvisamente in frantumi.

Eppure la donna, che si era convertita per amore da ragazza, sembra ora pienamente integrata nella comunità araba e lì trova conforto e serenità.

C’è poi spazio per la scoperta da parte di Fatima dell’omosessualità del figlio di Ahmed, che aggiunge altra tensione, così come la distanza culturale e fisica tra le due donne: l’emancipata insegnate francese, bionda e snella, di fronte alla casalinga musulmana inglese, sovrappeso e impacciata e col velo, scambiata infatti per una domestica, nel loro primo incontro. Anche le loro case raccontano la loro diversità, quella caotica e provvisoria di Geneviève e quella ordinatissima e impeccabile di Fatima, che vediamo alla fine e che ribalta il pregiudizio iniziale, accomunandole al medesimo destino borghese.

Khan costruisce così un film emotivamente complesso, ma sempre a ciglio asciutto, incapace di risolvere questa complessità in un finale accomodante.

Sì ci sarà un riavvicinamento tra le due donne, che passa innanzitutto in un curioso scambio di luoghi e di prospettive, ma che poi lascia la strana famiglia ricomposta sul ciglio di quelle scogliere, nel tentativo di provare ad immaginare una vita diversa senza il fantasma di Ahmed.

In Italia il filma arriva grazie a Teodora. Nelle sale dal 10 febbraio.

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