Malta Film Week. Masterclass con Roland Joffé

Sediamo a Fort St Angelo (Birgu) per una masterclass di Roland Joffè, tra le punte di diamante del programma della Malta Film Week (24-30 gennaio). Il regista inglese – 2 candidature per Miglior Film agli Academy Award per The Killing Fields (1984) e Mission (1986), Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1986 – è attualmente in trattativa con il governo maltese per l’istituzione della sua scuola di cinema, che prenderà il nome di The Malta Film Academy.

Presenza calma e aplomb britannico, inizia la discussione ricordando le sue radici.

“Ricordo che sedevo sul patio della casa di mia nonna, bevevo vino bianco. A un certo punto lei è venuta da me e mi ha chiesto, ‘Ti piace il tuo stile di vita?’. Ovviamente le ho risposto di sì. Al che lei ha replicato, ‘Chi pensi pagherà per sostenerlo?’. Lì mi sono accorto che dovevo unirmi alla forza lavoro prima o poi. Per un po’ ho temporeggiato, poi ho trovato impiego come scenografo in un piccolo teatro in Galles. Un giorno il regista dell’opera su cui stavamo lavorando mi ha comunicato che non avevamo il budget per un team di 15 persone e avrebbero fatto dei tagli. Ci siamo ritrovati con un team ristretto e io sono diventato aiutante alla regia”.

La morale?

“Che non c’è una via diretta alla regia. Un’intera carriera può essere costruita sul fatto che la vita è divertente e caotica. Il trucco è semplicemente osservare il mondo così com’è”.

Nel corso di decenni di esperienza, Joffé ha costruito un metodo di regia preciso.

Così, commentando una clip del suo The Forgiven (2017):

“A un certo punto, all’inizio della mia carriera, ho pensato di iniziare a prendere appunti psicologici per costruire i miei personaggi. Ma è un pendio scivoloso: non avevo alcuna conoscenza in materia e troppi appunti risultano fastidiosi. Così ho iniziato a parlare della mia vita, fornendo i miei ricordi come un ponte di collegamento tra me e la troupe, gli attori”.

Nella clip, una donna ha un crollo nervoso mentre confronta faccia a faccia l’agente di polizia razzista che non è intervenuto per impedire l’assassinio di sua figlia. Joffé continua:

“L’emozione è un innesco di sostanze chimiche. Consiglio di non dire agli attori cosa provare. Piuttosto, conviene far scattare in loro dei ricordi. Qui ho fatto sedere la mia attrice con gli occhi chiusi. Le ho raccontato la storia di una figlia inesistente, le battute che si scambiavano. Guardavo i suoi tremori impercettibili, le sue mani, per capire a cosa rispondeva di più. Le ho dato il bagaglio emotivo per generare la scena”. Il modus operandi è quindi quello di creare “un mondo reale in cui l’attore deve abitare. Una volta iniziato questo processo sarà lui o lei a scoprire cosa prova il personaggio”.

E lo stesso peso hanno le comparse:

“Nessuna parte è troppo piccola per avere un mondo. Più le parti più piccole si sentono dentro il mondo, più le parti in primo piano avranno l’ambiente giusto in cui vivere”.

Il regista riassume la sua filosofia con un aneddoto dei tempi di The Mission (1986). Nel film, che racconta la storia di un gruppo di gesuiti spagnoli del XVIII secolo impegnati nel proteggere una tribù indigena del Sud America, il personaggio di Robert De Niro muore sul finale.

“Ricordo che Bob Daly [ai tempi co-presidente della Warner Bros] mi ha fatto sedere e ha detto: ‘Amo il film. Penso abbia il potenziale per vincere un Oscar, ma hai un grosso problema: non uccidere l’eroe. Se lo fai il film potrebbe incassare 25 milioni di dollari. Salva De Niro e saranno 100 milioni di dollari”.

Il regista ha finito per rifiutare la proposta. “Mentre uscivo da lì, ricordo di aver pensato tra me e me ‘Non ce la farò a Hollywood… Ma almeno sono libero'”.

Al momento Joffé è in fase di casting per il suo prossimo film, The Maestro, co-sceneggiato con Gilles Thomas. Le riprese avranno luogo a Malta.

 

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