Your Honor: un legal thriller che non scava nel profondo

Your Honor **

Your Honor racconta di come un episodio possa cambiare la vita. In peggio. E’ quello che succede al giudice Michael Desiato (Bryan Cranston) quando il figlio Adam (Hunter Doohan) investe con l’auto un giovane in moto che, dopo una drammatica agonia, muore sul ciglio della strada. I tentativi di Adam di chiamare soccorsi, causa lo shock e i suoi problemi di asma, si risolvono in una sterile telefonata al 911 in cui il ragazzo non riesce nemmeno a parlare. In ogni caso sarebbe inutile: la situazione è disperata. Adam scappa e, tornato a casa, trova la forza di raccontare al padre quello che è successo. Il giudice Desiato non ha dubbi sul fatto che il ragazzo debba andare alla polizia e costituirsi, almeno finché non scopre chi è il padre del giovane morto nell’incidente: Jimmy Baxter (Michael Stuhlbarg), uno dei più temibili malavitosi di New Orleans.

Da questo punto in avanti la vita del giudice Desiato sprofonda in una serie di sotterfugi, inganni e tradimenti, al fine di preservare il segreto sul reato commesso dal figlio: una spirale che porta un integerrimo uomo di legge a macchiarsi di azioni vergognose e, naturalmente, rischiose. Al contempo Adam vive un’esistenza senza tregua: sospeso tra il senso di colpa per quanto successo e l’amore per Fia (Lilli Kay), la sorella di Rocco. La famiglia Baxter svolge un ruolo di primo piano nella vicenda e potrebbe rappresentare un polo narrativo interessante da esplorare, sia nelle sue relazioni interne sia in quelle esterne, ma viene descritta con tratti semplicistici e quasi macchiettistici: è troppo spudorato il riferimento a stilemi narrativi tipici della famiglia mafiosa per essere davvero credibile. In più, l’immagine di Jimmy come cattivo è poco incisiva, sopraffatto nelle decisioni di maggior peso dalla moglie, egli finisce per essere un personaggio irrisolto che vanifica con una bidimensionalità fragile e codificata dagli stereotipi di genere le doti interpretative di un ottimo caratterista come Michael Stuhlbarg.

Ci sono diversi legami affettivi che entrano nella sfera narrativa: l’amicizia tra Michael ed il candidato sindaco di New Orleans, l’afroamericano Charlie (Isiah Whitlock Jr.) disposto a tutto pur di aiutare il giudice, come fosse un fratello; l’amore tra Michael e la moglie Robin, morta da quasi un anno in un incidente/rapina dai contorni poco chiari e che, nel corso dello show, si scopre essere stata in realtà assassinata da un membro della gang dei Desire con cui aveva una relazione; la memoria di Fia per il fratello morto precocemente, vissuta con un profondo senso di inadeguatezza. Volendo potremmo elencare anche il rapporto di affetto sincero ed a tratti toccante tra Michael ed il suo cane, Django

La parte relazionale della narrazione è quindi ricca di spunti, forse perfino in modo eccessivo, dato che queste dinamiche finiscono per essere tratteggiate più che esplorate, lasciando lo spettatore con curiosità inevase e la sensazione di una complessiva fragilità dell’universo narrativo. Ad esempio, com’è nata l’amicizia tra il giudice Desiato e Charlie? Com’era il rapporto tra Michael e la moglie morta: perché lo tradiva? Che tipo di padre era Jimmy Baxter per il figlio Carlo?

La mancanza di approfondimento è ancora più evidente nella parte action della storia. L’intento di proporre un racconto al cardiopalma che lasci lo spettatore sul filo del rasoio ha spinto troppo in là alcune dinamiche narrative, generando situazioni poco credibili (il pranzo a casa Desiato, il ricatto improbabile di un tassista appassionato di barche, l’indagine privata della detective Nancy Costello a distanza di un anno dalla morte di Robin) e coincidenze inverosimili, manifestando evidenti limiti di credibilità e bruciando passaggi che avrebbero potuto essere descritti in modo più preciso. Non mancano singole scene di grande effetto (pensiamo all’incidente d’auto del pilot, alla disperata corsa finale del giudice verso l’Hotel dei Baxter dove teme che suo figlio verrà ucciso o ancora al confronto tra Jimmy e Michael nell’hangar del porto) inserite con sapienza in un meccanismo narrativo che esaspera e crea un senso quasi claustrofobico nello spettatore, riuscendo così, per gran parte della visione, a far dimenticare le molte leggerezze e superficialità della sceneggiatura. L’approdo è un finale dal forte valore simbolico, visivamente affascinante, ma con troppe falle.

Con il ritmo della serialità contemporanea il materiale di questa prima stagione avrebbe potuto e dovuto essere articolato su più archi temporali, consentendo così di dare più respiro alle reazioni affettive e di creare passaggi più ponderati e progressivi nella parte action.

Lo show non sfrutta le sfaccettature di una storia dai mille volti, non sviluppa le potenzialità dell’ambientazione a New Orleans, ridotta a mero sfondo degli eventi e vanifica gli sforzi di un cast interessante, composto da interpreti navigati come Isiah Witlock Jr. (La 25ma ora, BlacKkKlansman) Carmen Ejogo (American Life, True Detective), Margo Martindale (American Crime Story, The Act) Tony Curran (Calibre, Ray Donovan) oltre naturalmente a Cranston (oltre a Breaking Bad, The Stand) ed a Michael Stuhlbarg, uno che di cattivi se ne intende, da Boardwalk Empire a Fargo.

Una leggerezza che sorprende se si pensa che Your Honor è stata ideata e scritta da Peter Moffat, apprezzato dalla critica e dal pubblico per la miniserie The Night Of (2016) ed è un adattamento americano dal dramma israeliano Kvodo (2017-2019, due stagioni).

Alla fine resta, a parte il cardioplama di alcune scene, l’interpello morale allo spettatore che si trova impegnato a decifrare il comportamento dei protagonisti, separando le categorie del bene e del male con un’operazione non semplice, anche e soprattutto per il forte valore emotivo che il tema del rapporto padre/figlio porta con sé.

Un uomo comune che vive una situazione drammatica: ancora una volta Cranston è perfetto nel ruolo, proprio come in Breaking Bad, che ne aveva segnato il successo.

Peccato che stavolta a mancare è l’universo, coerente ed iconico, di Vince Gilligan.

Titolo originale: Your Honor
Durata media episodio: 55 minuti
Numero degli episodi: 10
Distribuzione streaming: Sky, Now TV
Genere: Crime, Drama, Thriller

Consigliato: a quanti amano i racconti tesi e vibranti, con la disponibilità a sacrificare qualcosa alla verosimiglianza ed ai tempi narrativi.

Sconsigliato: a quanti cercano un racconto con i tempi giusti, così da potersi immergere nella vicenda senza resistenze.

Visioni parallele:

Boston Legal (ABC, 2004-2008) è una serie da riscoprire. Spin off di The Practice (1997-2004), lo show creato da David E. Kelley (Ally McBeal) potrebbe essere apprezzato da quanti sono alla ricerca di tematiche legali dal forte sapore morale, da casi complessi dibattuti con battute taglienti ed arringhe infuocate.

Un’immagine: il ricattatore che ha filmato Adam mentre faceva benzina poco dopo aver investito Rocco, vede la barca che il giudice gli ha comprato a rate ed, euforico, si spinge al punto di dirgli che potrebbero uscirci insieme, ogni tanto. Una frase improbabile pronunciata da un ricattatore altrettanto improbabile.

 

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