La nave sepolta

La nave sepolta **1/2

Il secondo film dell’australiano Simon Stone, regista teatrale affermatissimo e arrivato al cinema solo nel 2015 con The Daughter, è tratto dal romanzo di John Preston, che racconta il ritrovamento nel 1939, nei terreni della giovane vedova Edith Pretty nella campagna del Suffolk, della nave funeraria di re Raedwald, sovrano anglosassone dell’Anglia orientale del VII secolo.

Edith, già gravemente malata di cuore e con un figlio ancora piccolo, è affascinata dalle leggende locali, che favoleggiano di un tesoro vichingo, sepolto nelle sue terre: contatta così l’archeologo dilettante e scavatore Basil Brown, per effettuare degli scavi nei terreni di sua proprietà, su cui si ergono dei tumuli, già visitati da ladri di tombe.

Quando Basil trova quindi i resti di una nave funeraria di oltre venticinque metri, il British Museum e il governo londinese si interessano dei ritrovamenti e inviano il famoso archeologo Charles Phillips a guidare i lavori.

I contrasti e le gelosie che nascono con Edith e Basil vengono appianati sul campo, grazie all’entusiasmo per l’eccezionalità delle scoperte quotidiane, e risolti poi in corte.

Nel frattempo le condizioni di salute di Edith si aggravano ulteriormente…

Il progetto nato per Nicole Kidman alla BBC è poi approdato a Netflix, con Carey Mulligan come protagonista.

La sceneggiatura, scritta dalla commediografa Moira Buffini (Tamara Drewe, Jane Eyre, Bizantium), è curiosamente squilibrata: comincia come un minuetto a due personaggi, tutto centrato sul rapporto tra Edith e Basil, per poi trasformarsi in un racconto corale, in cui diventa sempre più centrale la storia d’amore tra Peggy – la moglie dell’archeologo Stuart Piggott, arrivato con Phillips a lavorare allo scavo – e Rory Lomax – il cugino di Edith che si è arruolato nella RAF e sta per partire.

Salvo poi ritornare verso il finale alla coppia iniziale, celebrando nei cartelli prima dei titoli, il contributo di Edith e Basil nella sensazionale scoperta.

La regia di Stone ha un occhio particolarmente affascinato dal paesaggio naturale, che la fotografia di Mike Eley illumina con toni meravigliosamente mutevoli e utilizza, molte volte, la distorsione grandangolare per abbracciarne la parte più ampia.

Anche gli echi dell’imminente entrata in guerra dell’Inghilterra sono gestiti con una certa intelligenza, a contrappuntare l’avanzare dello scavo, soprattutto attraverso il rombo degli aerei che solcano il cielo e poi nella breve parentesi londinese di Edith.

La direzione degli attori è impeccabile e sfrutta intelligentemente un Ralph Fiennes ingrassato e invecchiato, ma capace di trasmettere la testarda determinazione del suo personaggio travolto dalle convenzioni sociali e dalla storia, e una Carey Mulligan, che lo supporta e lo sostiene, sia pure nelle sue fragilità.

Anche il cast di supporto è interessante, con Johnny Flynn e Lily James, a cui il film delega il coté amoroso, nonostante il film giochi con l’età dei veri protagonisti di questa storia e sminuisca troppo il ruolo di Peggy Piggott, che già nel 1939 era un’esperta archeologa, tutt’altro che sprovveduta, e non la giovane sposa di un marito importante.

Gli unici limiti del film sono tutti forse in questa sottotrama romantica, piuttosto modesta e prevedibile, mentre una maggiore fedeltà ai fatti ci avrebbe regalato facilmente un film non solo più autentico, ma anche più interessante e compatto.

Resta in ogni caso una delle cose migliori che possiate trovare su Netflix di questi tempi.

Promettente.

 

 

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