The Old Guard

The Old Guard **

I nostri eroi crivellati di colpi, riversi a terra.

Una voce off pensosa e grave. Sembra l’anticipo della fine.

E invece poco dopo scopriremo che questa vecchia guardia è composta da quattro immortali che hanno attraversato i secoli – qualcuno i millenni – e la storia di infinite battaglie.

Guidati da Andromaca la più esperta, i quattro hanno cercato di fare del bene in un mondo sempre complesso e preda della violenza e delle armi.

Ora sono stati traditi da Copley, un ex agente CIA, che cercava la prova della loro invicibilità. L’agguato in cui sono caduti era stato studiato per avere le immagini della loro particolarissima condizione.

Copley intende cedere la sensazionale scoperta ad un giovane magnate della farmaceutica, Merrick, che intende studiarli per estrarne l’elisir della vita eterna.

I quattro si mettono sulle tracce di Copley, per impedire di essere scoperti e venduti, ma in sogno avvertono la presenza di una nuova recluta da assoldare nel gruppo, dopo molti secoli, Nile Freeman. Una marine impegnata in Afghanistan, pugnalata alla gola e dichiarata morta, che rinviene miracolosamente destando i sospetti dei suoi superiori.

Per evitare che i militari scoprano il segreto di Nile, Andromaca, che tutti chiamano Andy la porta via con la forza dal medioriente, nonostante le resistenze della ragazza, che non ha ancora ben compreso i suoi poteri.

Trattandosi di un film d’origini, la storia prosegue su due livelli paralleli: l’agnizione e la conquista della nuova identità di Nile e il tentativo di Andy e degli altri di sventare il piano di Copley e Freeman.

Tratto dal fumetto di Leandro Fernández e Greg Rucka, adattato da quest’ultimo per lo schermo, il film si muove prevedibile e risaputo per oltre due ore, in cui Charlize Theron ce la mette tutta per donare al suo personaggio e alla storia la gravitas necessaria, sfruttando tutto il suo campionario espressivo di facce corrucciate, malinconiche, accigliate, desolate.

La sua Andy ha un doppio compito: convincere Nile della bontà delle loro azioni, che prevedono spargimenti di sangue senza tregua, omicidi e vendette a sangue freddo e convincere noi spettatori ad arrivare sino in fondo e magari a vedere anche i prevedibili prossimi sequel delle avventure della sua squadra di invincibili.

Se il primo compito è risolto in sceneggiatura senza particolari sussulti e con un andamento che nella sua prevedibilità cerca di dare conforto ad una regia spenta e anemica, del tutto incapace di donare soffio vitale ad un film cadaverico, il secondo invece resta assai più complicato, lasciando il suo personaggio sempre al limite dell’ironia involontaria.

Meno male che poi quando Andy decide di avanzare imperiosa sparando a tutto e tutti e facendo a botte senza paura, la Theron (o la sua controfigura) sia assolutamente perfetta, memore forse del lavoro fatto in Atomica Bionda o Fast & Furious o Mad Max, qui riciclato con encomiabile professionalità

Sullo sfondo rimane la coppia maschile Marinelli-Kenzari, che sono nel film giusto per farsi rapire e poi salvare, a cui la regista ha voluto regalare un bacio e una dichiarazione d’amore, che fa tanto cinema impegnato a.d.2020.

Ancora più impalpabile il ruolo di Schoenaerts, che tradisce il gruppo e apre a nuove possibilità per il sequel.

Chiwetel Ejofor sembra non credere mai neppure per un secondo in quello che sta facendo, ben contento di incassare l’assegno di Netflix, mentre il villain Harry Melling, è il Dudley di Harry Potter, più inconsistente di una gelatina.

Si salva forse solo Kiki Layne, straordinaria scoperta di Barry Jenkins in Se la strada potesse parlare, qui alle prese con tutt’altro film: il suo tuttavia è il ruolo più rotondo, meglio tratteggiato e lei non sfigura neppure a tirar pugni e menare calci.

Il tema dell’immortalità e la sua condanna a rimanere identici attraverso il tempo, perdendo tutto quello che si ama e lasciandosi alle spalle ogni affetto non è mai mostrata, ma è solo oggetto di continue chiacchiere tra i cinque invincibili, senza nessun vero ingaggio emotivo. Il film spreca così ogni tentativo di andare in profondità, grazie ad una sceneggiatura puerile, nel senso più puro del termine.

La malinconia del guerriero, rotto a mille battaglie, che guarda la storia da una prospettiva diversa, che supera le generazioni è argomento interessante, ma The Old Guard lo spreca in un racconto incapace di qualsiasi introspezione.

Si fatica a comprendere perchè sia stata scelta Gina Prince-Bythewood per dirigere questo film, che sembra davvero girato e montato da un software automatico, secondo una scansione programmata di eventi e inquadrature. Siamo ben oltre l’invisibilità classica della Hollywood dello studio system. Qui non resta davvero nulla, se non il lavoro degli stunt coordinator e della seconda unità.

Peraltro risultano accreditati due direttori della fotografia, Barry Ackroyd, braccio destro di Kathryn Bigelow e Tami Reiker, che aveva lavorato con Prince-Bythewood in Beyond the Lights.

Dagli Stati Uniti e anche da noi, il film è stato accolto per lo più positivamente. Forse la penuria di uscite spinge a essere molto, molto generosi.

Produce la Skydance di David Ellison.

Un pensiero riguardo “The Old Guard”

  1. Anche secondo me potevano approfondire di più certe questioni…poi nessuno si fila manco per il cavolo la poveraccia che rimane in fondo al mare da secoli, nemmeno adesso che una di loro la sogna e potrebbe dare degli indizi. Spero nel secondo capitolo 😅

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