Ennio Morricone: una vita tra musica e cinema

Si è spento questa mattina a 91 anni, Ennio Morricone, tra i più grandi e longevi compositori di musiche da film, vincitore del Polar Music Prize nel 2010, Leone d’oro alla carriera, Premio Oscar alla carriera, Pardo d’Onore a Locarno, vincitore di un Oscar, un Grammy, un European Film Awards, tre Golden Globes, sei BAFTA, nove David di Donatello. Nel sodalizio artistico e personale con Sergio Leone ha trovato immediatamente fama internazionale e successo, fin dalla prima metà degli anni ’60.

Aveva studiato musica al Conservatorio di Santa Cecilia e si era diplomato in tromba, strumentazione per banda e composizione. Alla RCA aveva lavorato come giovane e brillante arrangiatore, prima con Edoardo Vianello, quindi con Gino Paoli nell’epocale, Sapore di sale. E’ tra gli autori di Se telefonando di Mina, uno dei più grandi successi di quegli anni.

Nel 1961 debutta al cinema scrivendo le musiche per Il federale di Luciano Salce, con cui collaborerà ancora molte volte nei suoi primi anni.

Sono sue le musiche de I Basilischi, debutto di Lina Wertmuller, così come quelle di Prima della rivoluzione di Bertolucci.

Chiamato a collaborare con Sergio Leone per il suo primo western, Per un pugno di dollari, aveva utilizzato per lo più musiche già scritte e usate in passato, che erano state riarrangiate per l’occasione anche grazie all’intuizione di Leone di aggiungere un fischio – quello leggendario di Alessandroni – alla linea melodica.

Magicamente la collaborazione funzionò subito, rendendo indissolubili musica e immagini. E proseguì oltre la trilogia del dollaro, fino a comprendere anche la trilogia del tempo in cui spicca il lavoro su Giù la testa, in cui paradossalmente il lavoro di Morricone è rimasto molto più noto e ricordato del film a cui apparteneva.

Il sodalizio continuò sino all’ultimo e controverso C’era una volta in America, in cui la retorica leoniana fatta di rallenty estenuanti e ricerca ossessiva di un afflato epico, per i suoi criminali di strada, si incrocia al flauto e alle ritmiche interrotte di Morricone.

Morricone è però altrettanto straordinario per i western di Corbucci, Navajo Joe, Il mercenario, Il grande silenzio, Vamos a matar, companeros, e accompagnando poi non solo il cinema di genere di quegli altri, ma alcuni dei film più influenti del cinema italiano dalla seconda metà degli anni ’60.

In quegli anni compone anche quindici, venti, fino a venticinque colonne sonore all’anno, frutto di una creatività inarrestabile.

Per Bellocchio compone I pugni in tasca e La cina è vicina, per Pasolini, quasi tutti i film compresi tra Uccellacci uccellini e Salò, sono sue le musiche dei primi tre film di Dario Argento, L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code 4 mosche di velluto grigio e di Novecento di Bertolucci, Indagine su un cittadino e La classe operaia va in paradiso di Petri, Sacco e Vanzetti di Montaldo e Metti una sera a cena di Patroni Griffi.

Ma anche quelle di Milano odia: la polizia non può sparare di Umberto Lenzi e Un sacco bello e Bianco Rosso e Verdone.

Indimenticabile la sua marcia per Allonsanfan dei Taviani, come quella per La battaglia di Algeri di Pontecorvo.

Negli anni ’80 arrivano le commesse americane e straniere, anticipate dalla collaborazione con Terrence Malick per I giorni del cielo, che gli frutta la sua prima nomination agli Oscar. Seguiranno John Carpenter per La cosa, Roman Polanski per Frantic, Pedro Almodovar per Legami!, Warren Beatty per Bugsy e Bullworth, Oliver Stone per U-turn.

Particolarmente felice la collaborazione con Brian De Palma per Gli Intoccabili, Vittime di Guerra e Mission to Mars, con il primo ancora nominato agli Oscar.

A partire da Nuovo Cinema Paradiso trova in Giuseppe Tornare l’ultimo grande sodalizio artistico della sua carriera che passando da L’uomo delle stelle, Malena e La leggenda del pianista sull’Oceano prosegue fino a l’ultimo La corrispondenza del 2016.

Ma certamente chi ha fatto di più per Morricone, nell’ultimo ventennio è stato Quentin Tarantino, che ha usato le sue musiche infinite volte nei suoi film, da Kill Bill a Bastardi senza gloria, sino a coronare il sogno di lavorare assieme in The Hateful Eight nel 2015, con il quale Morricone ha vinto finalmente quel premio Oscar tanto agognato.

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