Francis Coppola: i film della Marvel sono spregevoli!

Ormai è guerra.

I ragazzi terribili della New Hollywood degli anni ’70 hanno trovato un nuovo totem da abbattere. Se cinquant’anni fa contribuirono ad frantumare quello che rimaneva dello studio system e a rifondare il cinema americano, guardando alle avanguardie europee degli anni ’60, ora il bersaglio è altrettanto grande, ma molto più coriaceo: la Marvel cinematografica e alle sue spalle il colosso Disney.

Aveva cominciato Martin Scorsese dichiarando ad Empire abbastanza candidamente di non considerare cinema i film della Marvel, ma qualcosa di più simile ai parchi di divertimento, ovvero prodotti che suonano una nota sola, quella del coinvolgimento emotivo più immediato e superficiale.

Scorsese e De Niro l’hanno ribadito a Londra, durante la conferenza stampa di presentazione di The Irishman, suscitando le risposte un po’impacciate di James Gunn (Guardiani della Galassia), Joss Whedon (The Avengers), Taika Waititi (Thor: Ragnarok), Samuel L.Jackson e quella assai più articolata e intelligente di Robert Downey Jr.

Tutto questo proprio mentre un anti-cinecomic come Joker della DC, pagando un omaggio evidente al cinema di Scorsese, trionfava al box office di mezzo mondo.

Francis Coppola, a Lione per ritirare il Prix Lumiere per il suo contributo al cinema, ha risposto a tono sullo stesso argomento: “When Martin Scorsese says that the Marvel pictures are not cinema, he’s right because we expect to learn something from cinema, we expect to gain something, some enlightenment, some knowledge, some inspiration.”

“I don’t know that anyone gets anything out of seeing the same movie over and over again. Martin was kind when he said it’s not cinema. He didn’t say it’s despicable, which I just say it is.”

Peraltro la questione in altri ambiti sarebbe assolutamente lapalissiana: tanti hanno scritto e continuano a scrivere libri, spesso di grande successo, ma sarebbe difficile considerare letteratura i volumi di Giulia De Lellis o Valentina Dallari, che pure vendono migliaia di copie nel nostro paese in queste settimane.

Nessuno si offende e nessuno si pone neppure il problema.

Il fatto che i film della Marvel invece ambiscano ad una legittimazione, che molti volentieri gli hanno concesso da oltre un lustro, con recensioni embedded e nomination agli Oscar francamente improponibili, ha mosso due vecchi leoni come Coppola e Scorsese a rompere la bolla conformista e canonizzante, che ormai aveva avvolto i film di Kevin Feige.

Ovviamente ogni generalizzazione porta con sè un’approssimazione nemica della verità ed è pur vero che tra i film della Marvel ce ne sono di buoni, meno buoni e pessimi, ma se battaglia culturale deve essere, come non stare dalla parte di chi davvero ha segnato a fuoco la storia del cinema?

Peraltro se l’argomento dei sostenitori della Marvel (date un’occhiata ai profili di Judd Apatow & James Gunn) è quello di considerare i due giganti come una coppia di vecchietti rincoglioniti, che non capiscono il cinema moderno, la cosa diventa francamente surreale.

Non solo perchè i due sono stati e continuano ad essere sperimentatori feroci, anche dal punto di vista tecnologico, ancora al lavoro su nuovi progetti, ma sono anche registi cinefili, produttori e sostenitori di altri colleghi più giovani, pionieri di un’intera generazione di colleghi che hanno affettuosamente rubato e continuano a rubare dai loro capolavori, buon ultimi James Gray e Todd Phillips, con i loro recenti Ad Astra e Joker. 

E’ curioso poi notare che le nouvelle vague cinematografiche del secolo scorso hanno consentito proprio di valorizzare lo statuto autoriale anche e soprattutto attraverso un ripensamento del cinema di genere, che entrambi hanno frequentato sin dagli inizi, debuttando nella factory di Roger Corman e poi provandosi nel musical, nel gangster movie, nel film di guerra, nel biopic, anche sportivo, persino nell’horror.

Ma qui non è forse un genere tout court in discussione – quello dei cinecomics – quanto un marchio specifico, una formula, un modo di raccontare, che mette la sordina ad ogni originalità, in favore di un’uniformità di modi, forme, toni, stile, nell’ottica del grande romanzo a puntate (o della soap opera, se volete), che ha contraddistinto il Marvel Cinematic Universe e che sembra aver stravolto le strategie produttive anche delle altre major, continuamente alla ricorsa della Disney nell’exploitation esclusiva di proprietà intellettuali.

Chissà che da questa contrapposizione aspra non possa comunque nascere una riflessione più meditata e complessa su questi 11 anni di egemonia Marvel/Disney.

Ci prova Raffaele Meale su CinecriticaWeb quando scrive “Più facile, quasi scontato, che si crei una frattura e una distanza sempre più netta e vasta tra chi aderisce al sistema, senza ovviamente metterlo in dubbio, e chi lo combatte nella nicchia dell’indipendenza o dell’arthouse, giocando un gioco impari, autoghettizzandosi per mancanza di possibilità altre.

Un cinema di fatto piccolo (produttivamente, e quindi come risorse) che giustificherà ancora di più la vulgata – pericolosa come l’elogio di chi detiene il potere in forma pressoché egemonica – che vuole inutile vedere i film sul grande schermo, preferendo piattaforme come Netflix.

Da un lato dunque l’omogeneità dello sguardo, l’impossibilità di muoversi fuori dalle coordinate di Disney/Marvel, di ambire a una vastità del racconto che esuli dai patimenti di supereroi e villain (e così addio al western, troppo naturalmente epico per piacere a chi trova soddisfazione solo nell’oggetto digitale), e dall’altro per tutta risposta la contrazione dello sguardo, costretto allo schermo del televisore e del computer o, quando se ne hanno le capacità e gli spazi, a una videoproiezione casalinga”.

Piccola coda: mentre scriviamo questo articolo, Luca Baroncini riporta sui social le parole di Bret Easton Ellis (American Psycho, Glamorama) che era alla Festa del Cinema di Roma, per un incontro con il pubblico. Interrogato sul tema ha risposto: “I film Marvel sono conformisti e conservatori, parlano di miliardari, non rappresentano tutte le persone e chi li dirige non può mostrare troppa personalità, altrimenti viene sostituito”.

Scorsese ha aperto la strada, adesso ciascuno può dire la sua.

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3 pensieri riguardo “Francis Coppola: i film della Marvel sono spregevoli!”

  1. Si chiama INVIDIA. I film Marvel sono film a tema? E allora? Non può essere un nuovo modo di fare cinema? O il cinema è solo quello di Scorsese e Coppola? Nei fumetti il mondo marvel è intrecciato e così anche nei film marvel. Invidiosi perchè non oli hanno chiamati a dirigere un film marvel e si sentono superati? Affari loro!

    1. Ancora non si è capito che il fumetto è Cultura. Gli attori dei film Marvel sono eccelsi come tutti gli altri.
      Sono ottimi film, parlo da fan ed esperto dei fumetti 🐱🐱

    2. Onestamente immaginare che l’autore de Il padrino, La conversazione, Apocalypse Now, Cotton Club, Tucker, Rusty il selvaggio sia invidioso dei film di Joss Whedon, di Taika Waititi, dei fratelli Russo o che sia risentito per non essere stato chiamato a dirigere Captain America, mi pare un argomento molto, molto, molto fragile.

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