La candidata ideale

La candidata ideale – The Perfect Candidate **

Il nuovo film della saudita Haifaa Al Mansour, che ha esordito proprio al Lido con il commovente La bicicletta verde nel 2012, segna il suo ritorno in patria dopo aver passato un quinquennio negli Stati Uniti, per girare due film davvero improbabili come Mary Shelley e Dacci un taglio, quest’ultimo disponibile solo su Netflix.

Un tracollo imprevedibile e inaspettato, che questo The Perfect Candidate rende meno ripido e precipitoso, senza arrestarlo del tutto.

La dottoressa Maryam, la figlia più grande di una coppia di musicisti, costretta a suonare ai matrimoni, a dispetto del proprio talento e della propria arte, lavora in un piccolo ospedale di locale, serito da uan strada non asfaltata che diventa costantemente un pantano, costringendo paramedici e infermieri ad uno sforzo impari per consentire alle ambulanze di accedere al pronto soccorso.

Ma non è solo questo che mina le ambizioni di Maryam: i pazienti più anziani si rifiutano di farsi visitare da una donna, i suoi colleghi non sembrano prenderla in considerazione per ruoli di maggiore responsabilità, nelle strutture di Riad.

Quando all’aeroporto, le rifiutano l’imbarco per Dubai, dove dovrebbe partecipare ad un convegno medico, perchè il padre, che ha ancora la potestà su di lei, si è dimenticato di rinnovare un permesso, Maryam chiede aiuto ad un cugino che lavora nella burocrazia locale e finisce del tutto casualmente, per candidarsi alle elezioni locali.

Le sorelle più piccole, inizialmente controvoglia, danno una mano a Maryam come possono, sfruttando sia le nuove tecnologie, che strumenti molto più tradizionali.

Il padre nel frattempo è in tour con il suo gruppo, raccogliendo finalmente quel riconoscimento che ha sempre atteso, per la sua musica.

Il film è pieno di buone intenzioni, di parole giuste e di uno spirito di emancipazione femminile, tanto più necessario, nel contesto a dir poco retrogrado nel quale la protagonista si muove.

Tuttavia The Perfect Candidate è davvero troppo scritto, troppo meccanico nel suo racconto, muovendo la protagonista come un concentrato delle istante progressiste che la regista vorrebbe affermare.

l suo è un film a tesi, chiuso, precostituito, in cui la vita riesce a far capolino solo raramente, soprattutto nei personaggi di contorno, assai meno carichi di questo senso di rivalsa e autoaffermazione che appesantisce il percorso di Maryam.

Le svolte narrative soffrono dello stesso determinismo e della stessa implausibilità sentimentale, in un film complessivamente fiacco, edificante nel senso deteriore, in cui le motivazioni della protagonista non si nutrono di complessità, ma di semplificazioni.

Una buona causa, un brutto film.

Deludente.

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